mercoledì 18 giugno 2008

La preghiera è la luce dell`anima


di Giovanni Crisostomo, Omelia 6 (sulla preghiera)

Il bene supremo è la preghiera, il rapporto intimo di amicizia con Dio: essa è comunione con Dio, e ci rende una sola cosa con lui. Come gli occhi del corpo sono illuminati dalla luce, così l`anima che è tutta tesa verso Dio viene investita e penetrata dalla sua ineffabile luce. La preghiera non è un atteggiamento esteriore, ma viene dai cuore, non è limitata a ore o tempi determinati, ma si attua ininterrottamente di giorno e di notte. Non basta infatti dirigere prontamente il pensiero a Dio solo nei momenti dedicati alla preghiera; ma anche quando si è impegnati in altre occupazioni, come l`assistenza ai poveri o altri doveri e opere che arrechino aiuto alle persone, è necessario mettervi dentro il desiderio e la memoria di Dio, perché queste occupazioni, rese gustose col sale dell`amore di Dio, diventino per il Signore un cibo piacevolissimo.
La preghiera è la luce dell`anima, la vera conoscenza di Dio, la mediatrice tra Dio e gli uomini... Con la preghiera l`anima si innalza verso il cielo e si unisce al Signore con un ineffabile abbraccio: come un bambino chiama piangendo sua madre, essa grida verso Dio bramosa del cibo che viene da lui. Esprime i suoi desideri intimi, e riceve doni infinitamente superiori alla natura. La preghiera, con cui ci presentiamo rispettosamente al Signore, è la gioia del cuore e la pace dell`anima...
Mentre il corpo resta sulla terra, la preghiera conduce l`anima alla sorgente celeste e la disseta con quell`acqua che diverrà in lei una fonte zampillante per la vita eterna (cf. Gv 4,14). Essa ci dà la vera sicurezza dei beni futuri e, nella fede, ci fa conoscere meglio il dono di Dio... Quando dico preghiera, non pensare che si tratti di parole. Essa è desiderio di Dio, amore ineffabile che non viene dagli uomini, ma è operato dalla grazia di Dio. L`apostolo dice infatti: Noi non sappiamo pregare come dovremmo, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti ineffabili (Rm 8,26).
Questa preghiera, quando il Signore la concede a qualcuno, è una ricchezza che nessuno può portar via, è un cibo celeste che sazia l`anima. Colui che l`ha gustata, è posseduto da un desiderio eterno di Dio, simile a un fuoco violento che gli infiamma il cuore. Lascia che si compia in te nella sua pienezza, e, per decorare la tua casa di dolcezza e di umiltà, illuminala con la luce della giustizia, rivestila di buone opere come di una superficie lucente. Al posto dei mosaici, metti la fede e la grandezza d`animo. Per compiere l`edificio, poni ancora la preghiera alla sua sommità. Così la casa che preparerai per il Signore sarà completa: lo potrai dunque accogliere come in una splendida reggia, e ne possederai la gloria, per sua grazia, nel tempio della tua anima.



LA POTENZA DELLA CAMERETTA SEGRETA


di David Wilkerson 29 Marzo 1992


"Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa" (Matteo 6:6).

Quando Gesù parla di entrare in una cameretta segreta per cercare il Padre, si riferisce a qualcosa di ben più grande di una cameretta in senso letterale.
L'Antico Testamento afferma che Dio divise il Suo popolo in due categorie: "coloro che Lo cercano e coloro che non Lo cercano!" (Esdra 8:22).
Anche oggi Dio ha due tipi di figli: coloro che Lo cercano regolarmente nella loro cameretta segreta della preghiera e coloro che non lo fanno.
Quando Dio si adirò contro Israele per le sua idolatria, Mosè piantò la sua tenda fuori del campo. La Bibbia, afferma che dopo, " chiunque cercava il SIGNORE, usciva verso la tenda di convegno, che era fuori dell'accampamento" (Esodo 33:7).
Nel bel mezzo del dilagare dell'idolatria in Israele, c'erano ancora i figliuoli di Dio che dedicavano tempo ed energia a cercare il Signore con tutto il loro cuore! Questo residuo santo emergeva dai milioni d'idolatri che affollavano il popolo d'Israele. Sapevano di doversi recare fuori del campo o sarebbero caduti anch'essi nell'apostasia che serpeggiava tra il popolo.
Secoli dopo, i sudditi del re Asa, capirono perché Dio li aveva benedetti e fatti prosperare e n'aveva garantito la pace con tutti i loro nemici : " perché abbiamo cercato il SIGNORE, il nostro Dio; noi l'abbiamo cercato, ed egli ci ha dato pace lungo i nostri confini. Essi dunque si misero a costruire, e prosperarono" (2 Cronache 16:6).
A un certo punto del regno di Asa, un esercito di un milione d'Etiopi si mosse contro Israele: " allora Asa invocò il suo Dio, e disse: " Tu sei il SIGNORE nostro Dio; non vinca l'uomo contro di te!". E il SIGNORE sconfisse gli Etiopi davanti ad Asa e gli Etiopi si diedero alla fuga furono fatti a pezzi davanti al SIGNORE " (2 Cronache 14:10-13).
Quando Asa fu attaccato, si prostrò con la faccia in terra e si rivolse a Dio in preghiera, e Dio rispose con la vittoria! Poco dopo quel trionfo, tuttavia, il profeta Azaria raggiunse Asa e gli disse: " il SIGNORE è con voi, quando voi siete con lui; se Lo cercate, Egli si farà trovare da voi; ma, se Lo abbandonate, Egli vi abbandonerà!" (2 Cronache 15:2).
In altre parole: "se smettete di cercare la comunione con Dio, se smettete di desiderarlo ardentemente e di invocare il Suo Nome in tutto quello che fate, Egli vi abbandonerà!".
Azaria sapeva che a motivo delle grandi liberazioni provvedute da Dio, il re sarebbe stato tentato di diventare orgoglioso e di fare affidamento sulla carne. Per la verità, ogni volta che gli Israeliti cercarono Dio dopo di allora, Egli li benedisse: " nella sua angoscia egli (cioè il popolo d'Israele) si è convertito al SIGNORE, Dio d'Israele, l'ha cercato, ed Egli si è lasciato trovare da lui".
Gli Israeliti sapevano da dove gli venivano potenza e vittoria: dall'aver cercato Dio con tutto il cuore!
"Si accordarono in un patto a cercare il SIGNORE, Dio dei loro padri, con tutto il loro cuore e con tutta l'anima loro perché avevano giurato di tutto cuore, avevano cercato il SIGNORE con grande ardore ed egli si era lasciato trovare da loro. E il SIGNORE diede loro pace lungo i confini" (2 Cronache 15:12,15).
Israele assaporava il riposo quando cercava Dio in preghiera! Questo non vuol dire che non avessero problemi ma, siccome si prostravano con la faccia a terra e gridavano a Dio, rivolgendosi a Lui in totale dipendenza, Egli li liberava sempre e dava loro ordine e forza.
Del re Uzzia è scritto: " finché cercò il SIGNORE, Dio lo fece prosperare la sua fama raggiunse paesi lontani, perché egli fu meravigliosamente soccorso, finché divenne potente" (2 Cronache 26:5,15). Poiché Uzzia cercò Dio, il Signore lo rese potente e garantì l'ordine nel suo regno.
Ma, nella sua prosperità, questo re smise di cercare Dio. L'orgoglio s'insinuò e il suo cuore s'insuperbì. Uzzia si affidò alle braccia della carne e divenne lebbroso: fece una fine infamante!
Geremia profetizzò che tutti i pastori che si rifiutano di cercare Dio in preghiera verranno meno allo stesso modo: " perché i pastori sono stati stupidi e non hanno cercato il SIGNORE; perciò non hanno prosperato e tutto il loro gregge è stato disperso" (Geremia 10:21).
Cercare Dio.
In verità, la scena descritta da Geremia è un quadro esatto di quello che si vede oggi nella chiesa di Gesù Cristo. Molti pastori sono diventati pigri e negligenti. Vedono la loro vocazione come un lavoro, come un assegno! Si affidano alle braccia della propria carne, si rivolgono a libri e commentari per preparare i propri sermoni anziché cercare di conoscere il cuore di Dio mediante la preghiera. Hanno perduto ogni potere di nutrire il gregge e di tenerlo in ordine e perciò le pecore vengono disperse!
L'unità che un tempo manteneva le chiese forti sta andando in pezzi. I cristiani sono affamati dell'Evangelo e corrono da un posto all'altro solo per trovare qualche briciola che soddisfi la brama del loro cuore.
Geremia, ai suoi tempi, affermò: " le mie tende sono guaste, tutto il mio cordame è rotto " (Geremia 10:20a). il cordame a cui si riferiva, la potenza vincolante di Dio che manteneva l'unità del popolo, era stato distrutto.
"I Miei figli sono andati lontano da Me e non sono più " (Geremia 10:20b).
Il gregge era andato via, disperso!
"Non c'è più nessuno che stenda la Mia tenda, che innalzi i Miei teli " (Geremia 10:20c)
C'era una tale impurità tra i sacerdoti che nessuno di loro osava avvicinarsi alle cose sacre di Dio. Nessun sacerdote era degno di toccare i sacri teli!
Forse avete il tipo di pastore descritto da Geremia. Probabilmente all'inizio era fermo, dedito alla preghiera e Dio lo benediceva e lo faceva prosperare. C'era unità nella chiesa, poiché la preghiera crea unità. Ora è tutto in rovina. Dio ha dovuto volgere altrove il Suo volto, perché ha dovuto dire di tutti i pastori e i cristiani pigri: "NON MI CERCANO PIU'!".
Il Signore opera una netta distinzione tra questo tipo di credenti e coloro che Lo cercano in preghiera.
Desidero rivolgermi, ora, a coloro che cercano Dio.
Avere Una Cameretta Segreta!
Avete una cameretta per pregare?
Non mi riferisco ad una cameretta apposita, che farebbe comunque al caso, ma, piuttosto, all'abitudine di appartarsi con Dio. Lo fate?
Avere una "cameretta segreta" significa semplicemente appartarsi con Dio in qualsiasi luogo, in qualunque momento, dedicando un periodo di tempo scelto, di qualità, al desiderio del Signore, alla ricerca di Dio, all'invocazione del Suo Nome.
"Cameretta di preghiera" significa "abitudine a pregare".
Osservate la pratica quotidiana di appartarvi con Dio? Si tratta di questo quando si parla di cameretta di preghiera: PRATICA.
Vuol dire imporsi di andare davanti a Dio, di rispondere quando lo Spirito vi chiama. Significa avere un cuore che dice: "devo stare da solo con Dio. Devo parlare con mio Padre, oggi!".
A volte la mia cameretta segreta è l'automobile, quando sono solo; spesso è il mio studio in casa ma, è anche una stradina di campagna in Pennsylvania, dove a volte mi ritiro per stare col Signore.
È anche camminare per le strade di New York. Alcune settimane fa, era una spiaggia della Florida sulla quale ho camminato per ore, appartato con Dio.
Il tipo di preghiera di cui parlo, ha a che fare con l'intimità con Dio, con l'essere soli con Lui!
Gesù ci mise in guardia contro l'ipocrisia nella preghiera. Operò una drammatica distinzione tra coloro che cercano Dio nella cameretta segreta e coloro che pregano per essere considerati santi dagli altri!
Gli ipocriti sono attori, persone che si atteggiano da sante per ricevere le lodi degli altri. Gesù affermò che ci sono molti di questi attori nella Sua chiesa: " quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno " (Matteo 6:5).
La nostra carne ama applausi e complimenti ma, Dio non può usare la nostra carne, cioè la nostra natura peccaminosa, perché la nostra carne non può essere rimodellata o santificata. Quando nasciamo di nuovo, Dio elimina la nostra carne e ci rende nuove creature nel Suo Spirito. La nostra carne deve essere ripudiata e messa a morte!
Tuttavia possiamo vedere la carne all'opera in noi quando compiamo qualcosa per Dio ma non riusciamo a capire perché gli altri non l'apprezzano. La nostra carne vuole che si cantino le nostre lodi!
"Essi", cioè gli ipocriti, "amano pregare" (Matteo 6:5), o almeno è questo quel che vogliono che crediate. Pregano in chiesa, frequentano gli incontri di preghiera, ma non hanno l'abitudine di pregare! Non si appartano da soli con il Padre per pregare.
Ricordo d'aver sentito parlare della reputazione di un uomo di preghiera, di un pastore; mi dicevano: "prega otto ore al giorno". Pensavo: "perbacco! Chissà che predicatore! Vorrei incontrarlo".
Lo incontrai e non notai nulla di particolare in lui; poi capii: se avesse trascorso otto ore al giorno in preghiera, gli altri se ne sarebbero accorti semplicemente dai cambiamenti nel suo carattere. Ma in quest'uomo non c'erano cambiamenti! Gli altri sapevano di quelle sue lunghe veglie, solo perché lui lo aveva riferito. Aveva cantato le proprie lodi!
Avere Potenza!
Carissimi, Dio non ascolta nemmeno una delle parole delle preghiere degli ipocriti, perché quelle preghiere non sono mai state pensate per Lui; e Gesù afferma che non avranno nessuna ricompensa dal Padre (Matteo 6:5c) !
Tuttavia, in questo messaggio non intendo parlare solo degli ipocriti, ma anche dei cristiani buoni, onesti e credenti. Mi ha davvero scosso costatare che solo pochissimi cristiani praticano la meravigliosa comunione quotidiana col Signore. La grande maggioranza prega solo in chiesa e ai pasti e in più, dice forse poche veloci parole prima di andare a letto. Non hanno l'abitudine di pregare; cioè non ce l'hanno finché non sono colpiti da una crisi: allora sì che fanno in fretta a chinare il capo!
Non posso fare a meno di sentirmi crescere dentro una santa indignazione quando qualcuno mi dice: "fratello David, tu devi pregare perché è il tuo mestiere. è la tua vocazione di predicatore che lo richiede. Ma io non sono nel ministerio. Non ho questa vocazione".
No! L'abitudine di accostarsi a Dio quotidianamente è necessaria ad ognuno di noi! Il motivo per cui così tanti cristiani mancano di potenza nella propria vita, è che non hanno una vita di preghiera. Pregano forse una volta alla settimana, o quando ne hanno voglia.
Carissimi, la preghiera casuale, ad intermittenza, non ha assolutamente potenza.
"Il Padre tuo vede nel segreto" (Matteo 6:6).
Dio vede nel segreto, nel profondo del nostro cuore!
Vede quanto tempo dedicate a cose che credete necessarie, agli amici, alla televisione (di fronte alla quale sprecate ore e ore) e vede che andate a Lui per una riflessione tardiva, o solo per convinzione di peccato o per un sentimento d'autocondanna.
La cameretta segreta è qualsiasi posto in cui un figlio di Dio chiude fuori il mondo e si chiude dentro da solo con Dio per cercarLo e per pregare!
Gesù affermò chiaramente: " quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo " (Matteo 6:6). In altre parole, quando entrate nella vostra cameretta, non iniziate a pregare prima d'aver chiuso la porta!
Questo significa che non dovete parlare al Padre vostro con una mente ingombra. Chiudete fuori tutti i pensieri che vi fanno allontanare da Lui. Siate svegli, concentrati non sprecate parole, non pensate a qualcos'altro. Potete lasciar vagare la mente quando parlate con amici o quando siete al lavoro o a scuola ma, quando andate alla presenza del Re, la Bibbia afferma: "vede nel segreto" !
Molte persone pregano per lunghe ore eppure sono senza potenza nel loro cammino quotidiano. Si chiedono perché non arrivano le risposte, perché non sono vittoriose. è perché pregano con la porta della cameretta aperta. Lasciano aperta la porta alle distrazioni e Dio non risponde a preghiere apatiche e prive di sincerità!
Vi recate nella vostra cameretta segreta per ore, senza mai formulare preghiere ponderate, senza mai colpire il bersaglio dell'orecchio di Dio, perché non sapete che cosa volete o di che avete bisogno?
Non v'ingannate: ci vuole uno sforzo di concentrazione per pregare!
Quando vi recate nella vostra cameretta segreta, chiudete la porta e staccate il telefono.
Ogni figlio di Dio che dispone il proprio cuore alla ricerca del Padre, dovrà affrontare quelle che io chiamo le "interruzioni sataniche". Il diavolo verrà ad interrompervi per indirizzare la vostra mente verso qualsiasi cosa che non sia il vostro Padre celeste.
Carissimi, questa disciplina è assolutamente imperativa.
Se dobbiamo incontrarci con Dio ed essere ascoltati da Lui, allora dobbiamo trovarci dove Lui si trova: nel segreto!
"E il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa " (Matteo 6:6).
Dio vi ha invitati a presentarvi con piena fiducia davanti al Suo trono di grazia che si trova dietro porte chiuse.
La stanza del Trono di Dio non è come la sede del tribunale di Manhattan. Sono andato in quel tribunale, una volta, e mi sono chiesto come facesse il giudice a concentrare la sua mente sul caso. Gli stenografi andavano e venivano, gli avvocati andavano qui e là chiacchierando: a volte sembrava un manicomio. Di tanto in tanto il giudice doveva battere con forza il suo martelletto e gridare: "silenzio!".
Alla presenza di Dio, invece, non c'è una tale calamità. Non ci sono interminabili code di persone in attesa di comparire, né ci sono anime che distraggono andandosene qui e là. Quando entrate nella stanza del trono di Dio e vi chiudete la porta dietro, siete solo voi e il Padre. Siete soli alla Sua presenza. Siete voi il Suo solo interesse.
Devo chiedervi: alla presenza del vostro Padre celeste vi comportate come non osereste mai condurvi davanti al vostro sindaco o governatore o presidente? Supponete di dover chiedere al presidente un'ora del suo tempo. Entrate nel suo ufficio, vi sedete, ma la vostra mente è altrove, forse concentrata su qualcuno che gioca a tennis al di là della finestra. Quanto pensate che durereste alla sua presenza?
Quando andate a cercare il Padre vostro in preghiera, chiudete la porta in modo tale che niente e nessuno possa entrare, né orgoglio, né distrazioni! Chiudete letteralmente la porta e chiudetela anche spiritualmente, " facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo " (2 Corinzi 10:5).
Tempo di Qualità!
Nell'Antico Testamento le persone non si potevano accostare all'altare con un agnello che fosse macchiato o cieco o zoppo. Dovevano portare al Signore il meglio che avevano.
Vi chiedo: che tipo di tempo portate nella vostra cameretta? È il vostro tempo migliore, quando siete perfettamente svegli? O piuttosto andate al Signore stanchi e affaticati, trascinandovi alla Sua presenza con pesanti occhiaie? Se la vostra mente comincia a vagare perché siete stanchi, ammettetelo semplicemente. Dite: "Gesù, questa sera sono troppo stanco per pregare. Andrò a letto e quando mi sveglierò ti dedicherò un'ora migliore".
Andate a Lui al mattino, per pregare su tante cose, ma la vostra mente pensa all'automobile che deve essere lavata in giornata?
Carissimi, mente e cuore devono essere dove sono le labbra! Isaia parlò del tipo di " olocausti e sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa sarà chiamata una casa di preghiera " (Isaia 56:7).
Coloro che offrono sacrifici accettabili, Dio dice, sono coloro " che si saranno uniti al SIGNORE per servirlo, per amare il nome del SIGNORE" (Isaia 56:6).
Cari santi, questo è il solo sacrificio accettabile che possiamo offrire sull'altare di Dio! Non è un sacrificio zoppo, apatico, sonnolento, un'offerta obbligatoria dell'ultimo minuto. No. Sgorga da un cuore che si consuma d'amore per Gesù, che gli grida in continuazione: "Dio, vengo a te oggi per conoscerTi. Voglio essere guidato, corretto e istruito da Te. Voglio imparare l'ubbidienza, comprendere le Tue vie. Ti voglio sempre più!".
Riferendosi a coloro che portano tali sacrifici, Dio dice in Iasia 56:7:" Io li condurrò sul Mio monte santo e li rallegrerò nella Mia casa di preghiera".
Dio ascolterà le nostre preghiere e ci porterà in un luogo di santità, di gioia e di potenza.
Un Luogo in Cui Entriamo Con Tutto il Nostro Cuore!
"Beati quelli che osservano i suoi insegnamenti, che lo cercano con tutto il cuore" (Salmo 119:2).
Una volta acquistata l'abitudine della cameretta di preghiera, e aver chiuso fuori ogni distrazione, Dio desidera che Lo cerchiate con tutto il vostro cuore: " ma di là cercherai il SIGNORE, il tuo Dio, e Lo troverai, se Lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua" (Deuteronomio 4:29).
Queste furono le parole che Mosè rivolse ad Israele in punto di morte. Sapeva che il popolo avrebbe dovuto affrontare grandi prove e tribolazioni e voleva da loro la chiave per la vittoria: " nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al SIGNORE, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il SIGNORE, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri" (Deuteronomio 4:30,31).
Mosè avvertì: " qualsiasi cosa dovrete affrontare, non brontolate, non lamentatevi. Non rivolgetevi all'uomo o alla carne. Volgetevi al Signore e cercateLo in preghiera! Dio promette che se Lo cercherete con tutto il vostro cuore, Egli vi aiuterà".
Essere nella cameretta significa presentarsi davanti a Dio con un solo scopo: riversarsi fuori! Ossia, che ogni cosa in voi tende verso Dio; tutto il vostro cuore, la vostra anima, la vostra mente e la vostra forza. A volte potete farlo senza una parola. Quello che interessa al vostro Padre celeste è che andiate a Lui con tutto voi stessi!
Gesù Promise Una Ricompensa: Ordine Nella Vostra Vita!
Gesù affermò che quando ci rechiamo nella nostra cameretta segreta, chiudendo fuori tutte le distrazioni e aprendoci totalmente a Dio, il Padre nostro ci ricompenserà.
"Il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa " (Matteo 6:6).
Sono molte le ricompense che ci provengono dalla cameretta segreta ma, ce n'è una in particolare che lo Spirito santo mi ha rivelato: voglio che sappiate qual è.
La Bibbia afferma che Giosafat: " cercava il SIGNORE con tutto il suo cuore " (2 Cronache 22:9). Poiché cercava Dio, il suo regno godette di venticinque anni di ordine. Aveva potenza con Dio e potenza su tutti i nemici d'Israele; anche quando fu attaccato da ogni lato, Dio frustrò rapidamente i piani dei nemici perché il popolo aveva cominciato immediatamente a cercare il Signore. C'era sempre ordine, mai caos né confusione. Perché? Perché cercavano il Signore!
Salì poi al potere il figlio di Giosafat, Acazia, e lui non cercava il Signore.
Acazia fu ucciso da Ieu e " nella casa di Acazia non rimase più nessuno che fosse capace di regnare " (2 Cronache 22:9). Acazia non aveva la potenza che aveva avuto suo padre per mantenere l'ordine, perché non pregava.
Cari santi, il vostro regno è la vostra casa; se non avete una cameretta di preghiera, l'abitudine quotidiana di cercare Dio, allora vi manca la potenza per portare ordine nel vostro focolare. Il diavolo può portare caos nella vostra casa, nel vostro lavoro, nella vostra famiglia, nei vostri rapporti con gli altri!
Vedete, la potenza della cameretta segreta è potenza sulla confusione e sul disordine nella vostra vita, nella vostra famiglia, nel vostro lavoro, nella vostra chiesa!
Una Buona Parola Per Tutti!
Dio promette che se Lo cercherete in continuazione con tutto il vostro cuore, avrete sempre cibo spirituale in abbondanza: " Saron sarà un recinto di greggi, la valle d'Acor, un luogo di riposo alle mandrie, per il mio popolo che mi avrà cercato" (Isaia 65:10).
Ma quelli che non cercano Dio saranno vuoti, affamati, aridi e vagheranno in cerca di un pastore, assetati e mai appagati.
La Bibbia di loro dice: "ma voi avrete fame avrete sete ma voi sarete delusi" (Isaia 65:13).
Invece: "i miei servi mangeranno berranno gioiranno canteranno per la gioia del loro cuore " (Iasia 65:13,14).
Coloro che si appartano con Dio, che riversano la loro anima su di Lui e Lo cercano per ogni cosa, avranno potenza, autorità, forza spirituale, cibo per l'anima e per la mente. Saranno guidati da Dio in un luogo di riposo spirituale e di pienezza!
Si, c'è potenza spirituale nel cercare Dio, potenza per comprendere tutto ciò che accade nella vostra vita.
"Quelli che cercano il SIGNORE comprendono ogni cosa" (Proverbi 28:5).
Continuate a cercare, a pregare, e Dio vi darà la comprensione di ciò che state affrontando!
"Per voi che cercate DIO, si ravvivi il vostro cuore" (Salmo 69:32 - nuova Diodati).
Trionfare!
Il Salmo 91 è per molti credenti il brano preferito di tutta la Bibbia. Che grandi promesse vi si trovano!
L'intero Salmo è una rivelazione della potenza liberatrice e preservatrice che deriva dal vivere in un atteggiamento di ricerca di Dio.
La persona che vive in questa abitazione di preghiera avrà potere su tutte le insidie del nemico, su tutte le paure, su ogni piaga e su ogni malattia; avrà la potenza per trionfare e ottenere l'esaudimento delle preghiere!
Ma c'è una condizione per tutto questo, e la troviamo nel primo versetto del Salmo: " Chi abita al riparo dell'Altissimo riposa all'ombra dell'Onnipotente" (Salmo 91:1).
ABITARE sta per VIVERE. Vivete nella vostra cameretta di preghiera, al riparo dell'Altissimo? È la vostra casa in ogni momento del giorno?
Potreste chiedervi: "vuol dire che devo stare chiuso con Dio tutto il tempo?". In un certo senso, si!
L'apostolo Paolo ci esortò a non cessare mai di pregare (1 Tessalonicesi 5:17). E Davide affermò: " Cercate il SIGNORE e la Sua forza, cercate sempre il Suo volto!" ( 1 Cronache 16:11).
Cari santi, in ogni vostra ora di veglia, concentrate la vostra mente su Dio.
Siate in comunione con Lui. DesiderateLo ardentemente in ogni momento. Per tutta la giornata, in ogni cosa, invocateLo nel vostro spirito. Allora conoscerete la Sua potenza e il Suo ordine ad ogni passo!
Amen!

FORSE NON MOLTI SANNO CHE ...


Da poche settimane ho pubblicato dei video di you-tube di Paul Wilbur (Worship Leader Ebrei Messianici) per meglio chiarire e far conosce a chi non ha avuto il dono della loro amicizia il movimento che lo Spirito Santo già da un pò di tempo sta facendo all'nterno del Giudaismo più ortodosso. Molti Ebrei infatti si avvicinano al Signore Gesù da Ebrei e non da Cristiani ripristinando la perfetta condizione degli inizi della chiesa. Evangelizati dai "gentili" si sono giustamente riappropriati con orgoglio e dignità della "primogenitura" vivendo un "cristianesimo" messianico. Nulla è immutato, riti, musica, tradizioni, abiti, tutto uguale se non l'adorazione a Gesù Messia, in sintesi non lo attendono più ma hanno accolto l'annuncio della resurrezione dell'unico e solo Messia: Jeshua. Buona lettura!


Il Giudaismo Messianico / יהודים משיחים è un movimento basato sulla Bibbia di persone giudee che credono in Yeshua (Gesù) come loro Messia. In questa convinzione, hanno scelto di adorare l'Iddio di Abrahamo, Isacco e Giacobbe secondo le usanze e le tradizioni della nazione giudea. Per alcuni il concetto di essere ebreo e di credere in Yeshua sembra un ossimoro. Essi credono che gli ebrei e Gesù siano mutuamente esclusivi.
Comunque, quando consideriamo chi è una persona giudea secondo la Scrittura, il concetto di rimanere giudeo e di credere in Yeshua non è né un ossimoro né un'esclusività reciproca. Il nome Giudeo deriva dalla quarta tribù di Israele, "Giuda", che significa in ebraico "Che loda Dio". Perciò prima di tutto un Giudeo è colui che adora Dio. La maggior parte delle persone credono erroneamente che essere Giudei vuol dire far parte di una istituzione religiosa oppure credono si tratti di un diritto di nascita.
I Giudei oggi si associano alla religione giudaica, proprio come i cattolici si associano alla religione cattolica. Ma non è questo che Dio voleva che fosse un "Giudeo". Permettetemi prima di tutto di partire spiegando come si è evoluta la religione giudaica. Tutto è partito da Esdra. Con il suo ritorno a Gerusalemme dopo l'esilio in Babilonia, Esdra comprese che i problemi di Israele erano legati alla loro disubbidienza alla Torah (i cinque libri di Mosè).
Per far sì che una tragedia del genere non avvenisse più, egli stabilì il concetto di costruire dei paletti attorno agli originali 613 decreti di legge. Una legge-difesa è una legge costruita attorno ad un'altra legge.
Prendete per esempio la legge che dichiara: Shemot / Esodo 23:19 "...Non farai cuocere il capretto nel latte di sua madre". La difesa attorno a questa legge è che i Giudei non possono mangiare la carne e contemporaneamente bere il latte. Perciò, perché un Giudeo infranga una delle 613 leggi bibliche, dovrebbe prima infrangere la legge di difesa.
Esdra credeva che così facendo avrebbe protetto la nazione giudea da un futuro esilio. Nel corso dei secoli furono aggiunte altre leggi di difesa, che si evolsero al punto in cui sono oggi; dalle originali 613 leggi, ci sono circa 300.000-500.000 leggi di difesa. Con tutte queste leggi, non ci voleva molto perché la gente cadesse nella trappola di servire la legge invece che Dio. L'intento originale di Dio, cioè avere un rapporto personale con il popolo del suo patto, divenne un peso, ovvero una religione orientata sulle opere. Dio prese prima di tutto un uomo di nome Abramo, un adoratore di idoli, dai Caldei e fece un patto con lui. Si trattava di un patto incondizionato: Abramo non aveva alcun obbligo. Dio, nella Sua infinita saggezza, scelse arbitrariamente Abramo, gli cambiò il nome in Abrahamo e gli promise un paese, una nazione, delle benedizioni e che sarebbe lui stesso diventato una benedizione. Nel corso della storia e dietro la guida e le circostanze divine, Dio iniziò a compiere la Sua promessa.
La promessa non era che i discendenti di Abrahamo sarebbero diventati una grande religione, ma che sarebbero stati una grande nazione. Ora, per poter separare questa nazione dall'adorazione degli idoli pagani delle altre nazioni, Dio diede alla Sua nazione delle usanze, delle leggi e delle tradizioni particolari, che Egli tracciò nella Torah. Queste usanze, le leggi Mosaiche e le tradizioni avevano il compito di distinguere i Figli d'Israele da tutte le altre nazioni, come nazione e non come religione.
Vedete, essere Giudeo è una nazionalità e non è mai stato, né ha mai inteso essere, una religione organizzata. I "Giudei - Adoratori di Dio", avrebbero dovuto avere un rapporto personale con il loro creatore, che desiderava abitare in mezzo a loro continuamente. La religione non viene da Dio, ma la relazione sì! Considerando quindi quanto detto finora, un Giudeo che crede in Yeshua come Messia, diventa Cristiano? Si converte? Bene, noi sappiamo che anche essere cristiani non significa appartenere ad una religione. Il termine cristiano significa "seguace degli insegnamenti di Cristo". Cristo significa "l'Unto" o "Messia". Dio, nella Sua infinita saggezza, sapeva dall'inizio che Israele si sarebbe sviato e che alla fine avrebbe sviluppato una religione da sostituire alla Sua presenza dipartita, la Sua "Shechinah". Yechezekiel / Ezechiele 11:22-23. "Poi i cherubini spiegarono le loro ali, e le ruote si mossero accanto a loro; la gloria di Dio d'Israele stava su di loro, in alto. La gloria del Signore s'innalzò in mezzo alla città e si fermò sul monte situato a oriente della città". Ezechiele stava descrivendo la gloria del Signore che lasciava il Tempio, che lasciava la presenza del Suo popolo apostata. Questo è ciò che è il Fariseismo. Significa sostituire la gloria shekinah di Dio con regole, regolamenti e leggi fatte dall'uomo.
Yeshua è venuto per chiarire il rapporto dell'uomo con Dio, per riportarli a Sé in modo che lo Spirito di Dio potesse dimorare, non con loro ma in loro. Questo è il nuovo patto di cui parla Geremia. Yermiyahu / Geremia 31:31-33. "Ecco, i giorni vengono, dice il Signore, in cui io farò un nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d'Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore, dice il Signore; ma questo è il patto che farò con la casa d'Israele, dopo quei giorni, dice il Signore: Io metterò la mia legge nell'intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo."
Yeshua adempì questo nuovo patto offrendo, sia a quelli della nazione Giudea che alle nazioni pagane, l'opportunità di riconciliarsi con il loro creatore, attraverso il Suo sacrificio espiatorio. Vedendo che un uomo non può scontare la pena del peccato di un altro uomo, Yeshua fu Dio incarnato. Dio stesso soddisfò il Suo requisito per la giustizia, cioè la morte. Ciò che avviene quando un Giudeo accetta Yeshua come suo Messia, è che entra nella pienezza della sua relazione personale con Dio, il rapporto originale che Dio intendeva per loro, quando scelse Abrahamo. E poiché il Giudaismo rappresenta una nazionalità, un Giudeo può diventare seguace degli insegnamenti del Messia, pur rimanendo un Giudeo.

IL CANTO E LA MUSICA


Il canto e la musica al culto
La musica non è:
Un modo di radunare la gente prima del culto, cosi smettono di chiacchierare.
Uno stacco fra le diverse parti del culto
Un modo per sgranchirsi le gambe, quando si canta in piedi, di sgranchirsi le gambe e le braccia dopo una predica noiosa.
Un modo per interessate ed intrattenere i giovani, che se no non verrebbero neanche in Chiesa.
La musica è:
Un linguaggio che Dio ha scelto ed incoraggia, per comunicare con il cuore dell’uomo; vedi i Salmi 33:1, 92:1, 147:1 e, soprattutto, il Salmo 22:3, dove dice che Dio dimora nelle lodi del Suo popolo. Per chi avesse dubbi che la parola "lode" non implichi la musica, si fa notare che la parola tehillal usata nel 33, 147 e 22, vuol dire "salmo, o canto di lode", e quella usata nel 92, zamar, e il verbo "dare lode, o cantare lodi"
Un linguaggio che parla a tutte e tre le sfere umane: corpo, anima e spirito. Guarda caso, anche la musica viene suddivisa spesso in ritmo, melodia ed armonia;
Un linguaggio di carattere profetico, perché ha la capacità, come la profezia (I Co.14:3), di "edificare, esortare e consolare" ; non a caso Asaf, Jeduthun ed Heman erano profeti, chiamati anche i "veggenti del re", ed erano i tre responsabili designati da Davide per tutto ciò che riguardava la lode nel tempio (1 Cr. 15:16 e segg.); edificare, perché nella musica c’è un ruolo di insegnamento, che ad esempio seppe usare molto bene Lutero, nei primi anni della Riforma, o che vediamo nei testi dei Gospel, che erano vere e proprie predicazioni cantate per un popolo che non sapeva leggere; esortare, quando nel testo c’è un chiaro riferimento ad andare avanti nelle battaglie spirituali e nelle prove; consolare, quando un canto sa curare le ferite del cuore usando la Parola di Dio (quindi non stiamo parlando solo di musica, ma di musica connessa strettamente ad un testo: la musica "usa la parola" come Dio "usa la Parola" per creare e per salvare); un buon gruppo di lode porta la congregazione da qualche parte, cioè ubbidisce a "ciò che lo Spirito dice alla Chiesa" (Ap. 3:6).
Un linguaggio di carattere divino, perché la musica era già con Dio quando Lui creava l’universo (Giobbe 38:7), nel tempo e fuori del tempo (vedi per esempio alla nascita di Gesù nel tempo, Luca 2:13, e fuori del tempo quando l’Agnello siede sul trono, Apoc. 5:8-9).
Il curioso ruolo di Lucifero
Quando Dio crea Lucifero (questa l’interpretazione data da molti studiosi che si basano sui testi di Isaia 14:9-15 ed Ezechiele 28:11-19), mette al suo servizio "flauti e tamburi"; ripeto, al suo servizio, quindi Dio dà a Lucifero il ruolo di "responsabile della lode e dell’adorazione". Cosa succede allora quando Lucifero cade, trascinandosi dietro un terzo degli angeli? Che il posto del responsabile della lode rimane vacante: possiamo immaginare che in cielo, per un tempo, vi sia stato silenzio... e qui si inserisce la Chiesa, cioè noi. La Chiesa prende il posto di Lucifero, ed in questo diviene un pubblico spettacolo di fronte a principati e podestà, ed agli angeli perplessi, che "vorrebbero guardare dentro a questa situazione" che non riescono a capire (1 Pi. 1:12). Dalla polvere, Dio si trae un popolo che Lo loda, Egli che "chiama le cose che non sono" e le fa essere! (Salmo 102:18-22 e Isaia 43:21). E questa creazione fatta dal fango della terra fa "mangiare la polvere" a Satana (Ge. 3:14, Is. 65:25). Capite ora il ruolo della musica? Dio vuole che ci sia musica nel Suo popolo. E’ un linguaggio che Dio ha scelto, e che Lui vuole che noi usiamo.
La consapevolezza del nostro ruolo
Una delle più grandi macchinazioni di Satana è stata il cercare di togliere la gioia dal popolo di Dio. Lo fa con Davide, quando danzò davanti all’arca del patto, lo fa nelle persecuzioni e nelle deportazioni, dove la tristezza prende il posto della gioia (Salmo 137). Lo fa ancora adesso, quando cerca di convincerci a rimanere ancorati a "vecchi modelli" per tanti motivi:
Tradizione: "si sono sempre cantati questi cantici, perché abbandonarli?" (Cantate all’Eterno un cantico nuovo - Salmo 98:1...)
Immobilismo: "Dio non guarda alla bravura, ma al cuore; che bisogno c’è di impegnarsi troppo? Mica saremo presuntuosi?" (Suonate maestrevolmente con giubilo - Salmo 33:3)
Paura di scandalizzare: "non c’è bisogno di fare tutto questo strepito... il Signore non è mica sordo!" (dimenticandoci che la parola hallal , da cui viene "alleluia", vuol dire "fare rumore festoso", e che in I°Cronache 15:16 Davide ordina ai Leviti musicisti di "suonare in modo vigoroso"; vedi anche Salmo 95:1, 100 e 118:15)
Ma allora, qual è l’atteggiamento giusto per cantare a Dio? Tenetevi, perchè questa è forte!!!
COME DEI CONDANNATI A MORTE...
...RESI LIBERI PER GRAZIA...
...E PROCLAMATI SACERDOTI E RE!
Fate vostra questa realtà, e come canterete ora all’Eterno? con la faccia mogia mogia? Se eravamo condannati a morte e siamo stati liberati, già questo sarebbe sufficiente per cantare con gioia e strepitare, ma... siamo stati fatti sacerdoti e re! Chi vi può fermare ora? Come canterete da oggi in poi? Ecco la consapevolezza del nostro ruolo nella musica; quando acquistiamo questa, tutto il nostro atteggiamento verso il canto cambia, ed anche i risultati della nostra adorazione: quando impariamo a lodare ed adorare, noi vediamo "il volto di Dio"!!! (Salmo 89:15 "Beato il popolo che conosce il grido di giubilo; esso cammina, o Eterno, alla luce del Tuo volto; festeggia del continuo nel Tuo nome, ed è esaltato dalla Tua giustizia...").

martedì 10 giugno 2008

3020
Non mi piace essere autocelebrativo né enfatizzare più di tanto o più del dovuto un qualsiasi evento, ma consentitemi di stupirmi e meravigliarmi continuamente per quello che ogni giorno vedo nel contatore del blog, in soli tre mesi più di mille visite.
Ora che è abbondantemente superata quota 3000 mi è d'obbligo benedirvi e ringraziarvi nel Suo Santissimo Nome.
Io non uso testi o articoli miei non mi permetterei mai anche perchè sono estremamente consapevole dei miei limiti, raccolgo quanto di prezioso possa essere per la mia vita di adoratore nel web e lo sottopongo prima a me stesso e poi lo condivido con voi. Questa formula permette non di raccontare le mie esperienze ma di condividere gli immensi tesori che i grandi testimoni cristiani del passato o di oggi condividono con il popolo di Dio:la Chiesa.
Comprendo quindi che Jeshua benedice quest'opera "poverella" che è di innalzare il Suo Nome sopra ogni cosa e forgiare, scaturire, aiutare, sostenere, incoraggiare e radunare tutti gli adoratori, quell'armata che un giorno si leverà al suono del grande shofar, pronta con la lampada accesa, cinti i fianchi e con le lodi di Dio (adorazione) sulla bocca e la spada (parola) a due tagli nelle mani.
Grazie a tutti nel nome di Jeshua per questo affetto e per le vostre 3020 visite!
Molti di voi li conosco perchè si "postano", molti so che frequentano il blog in "anonimato", molti non ho il dono di conoscerli, ma sono sicuro che tutti abbiamo il cuore per Jeshua ed in Lui tutti siamo una sola cosa, ovunque siamo, comunque la pensiamo.
Con amore in Jeshua il Re
Joshua

LA VITA CONTEMPLATIVA di Antonio da Padova

Fratelli, ho scovato questa "perla" e permettetemi di dirvi che nella mia piccola esperienza e grandissima ignoranza non ho mai letto e mai ascoltato nessun discernere il tema della contemplazione con la poesia, la dolcezza,l'attualità e la forza di Antonio da Padova. Consentitemi di consigliarvi una lettura più pacata e lenta del solito, simile ad una meditazione, questo per assorbirne la bellezza e la profondità, inoltre sono certo lo troverete utilissimo anche per la vostra vita di adoratori! Joshua

L’uomo che vive la vita attiva percorre i sentieri del mondo in cerca di bisognosi da soccorrere, come il pesce scorre le vie del mare. Il contemplativo invece assomiglia all’uccello e si solleva sulle ali della preghiera...E in quel modo l’uccello dal petto largo fende più difficilmente l’aria dell’uccello che ha invece il petto sottile e ristretto, così l’anima del contemplativo che si distrae e si dilata in molti pensieri ritarda il suo volo; colui invece che, nel suo volo, incentra in un punto solo il suo sforzo, si eleva con slancio verso il cielo e si riempie del gaudio della contemplazione.
La soavità della vita contemplativa è più preziosa di tutta le opere, e tutto ciò che si possa desiderare non può essere paragonato a questa. La soavità della vita contemplativa conserva l’anima nella gioventù della grazia. Onde è scritto: La tua giovinezza si rinnoverà come quella dell’aquila.
La vita contemplativa, che consiste nella compunzione dell’anima, è posta in opposizione alla vita attiva perché, con l’orazione, con la compunzione delle lacrime, temperi il fervore del lavoro, il calore della tentazione, la quale deve vincersi con l’umiltà del cuore.
L’uomo spirituale, allontanandosi dalla sollecitudine delle cose temporali, dall’inquietudine dei pensieri mondani, ed entrando nel sacrario della coscienza, chiusa la porta dei cinque sensi, riposa con la sapienza, assorto con la divina contemplazione, nella quale gusta la quiete nella superna dolcezza. Giacchè la conversazione dei sapienti non ha amaritudine, cioè la dilettazione del peccato, non apporta nessun veleno al palato a cui si avvicina, e il suo convito non produce tedio. Le delizio dello spirito gustate accrescono sempre più il desiderio di goderle e di amarle, trovandosi in esse letizia e godimento.
La nostra conversazione è nei cieli, dice l’apostolo. Nota bene che l’apostolo dice non nel cielo, ma nei cieli. Questi cieli sono tre: la sottile speculazione della verità, l’amore della giustizia, la pienezza dell’eterna beatitudine. Se la luce della verità ti circonfulge, sei nel primo cielo; se ti incendia la fiamma dell’amore, sei nel secondo; se provi il gusto dell’interiore soavità, sei ammesso al terzo. Tale gusto è l’unione della sposa con lo sposo, dell’anima cioè con Dio.
L’uomo contemplativo, quando è attratto dalle cose superiori, non sa più quale via seguire, perché la contemplazione non sta nell’arbitrio del contemplatore, ma nel volere di colui che è contemplato, il quale infonde dolcezze in chi vuole, quando vuole e come vuole.
Vuoi tu possedere sempre Dio nella tua mente? Abbi sempre te dinanzi a te: dov’è l’occhio ivi è la mente. Tieni sempre l’occhio sopra di te. Ti propongo, dunque, tre cose: occhio, mente e te. Dio è nella tua mente, la mente negli occhi, gli occhi in te. Se dunque, tieni gli occhi sopra di te, hai Dio in te. Vuoi sempre ritenere Dio nella tua mente? Conservati quale egli ti creò. Non voler andare in cerca di un altro diverso da te. Non desiderare di trasformarti da quello che ti fece Iddio. Ama te come ti fece colui che ti amò. Odiati quale ti sei trasfigurato da te stesso. Sostieni la tua parte superiore, conculca la parte inferiore!
Chi desidera alzarsi a volo fino al cielo si accinga così: distacchi, in primo luogo, l’animo suo dalla terra; poi tenga in afflizione il suo corpo, quindi incominci a pregare costantemente e a versar lacrime di penitenza, giacchè la preghiera lenisce Dio, la lacrima lo spinge a dare ciò che gli si domanda.
Il Signore ama riposare in un’anima umile, che si eleva dalle cose terrene in una contemplazione delle cose eterne. Allora le sedi dei cinque sensi si riempiono della divina maestà, l’uomo riposa in pace quando ha il Signore nella sua mente. Quando il Signore è nella mente, le nostre operazioni sanno di Dio, perché sono operazioni di umiltà che edificano il prossimo.
I santi sono simili agli uccelli: essi si librano nell’aria sulle ali della contemplazione. Vengono, in questo modo, alienati dal mondo, in guisa che non si curano più della terra, non si affannano più per le cose temporali, ma vivono solo delle cose celesti.
In un’acqua torbida e agitata non si riesce più a scorgere il volto di chi vi si specchia. Se tu vuoi che nel tuo cuore appaia il volto di Cristo che ti sta a guardare, raccogliti in silenzio, come gli apostoli nel Cenacolo; chiudi le porte dell’anima al tumulto delle cose esteriori.
Quando tu ti spendi per il prossimo, fallo pure di tutta lena; ma quando volgi l’anima a Dio, ritira dalle ,creature i tuoi affetti per poter volare a lui in libertà. Deponi, pregando, il pensiero di uffici e prestazioni che hai dato o stai per dare ai fratelli, perché queste immaginazioni, che sogliono presentarsi durante l’orazione, la ostacolano assai.
La discrezione è necessaria nella contemplazione, affinché non vogliamo assaporare della celeste sapienza più di quanto è necessario... Sia, dunque, la discrezione come una sentinella tra l’occhio della fede e il gusto della contemplazione, affinché la faccia dell’anima nostra risplenda come il sole... in modo che quello che si ritiene per fede si manifesti con le opere, e il bene che discerniamo al di dentro, per virtù della discrezione, si estrinsechi nella purità dell’opera, e ciò che si gusta di Dio nella contemplazione si manifesti pieno di fervore nell’amore del prossimo, e così la nostra faccia risplenderà come il sole.
Come la madre volendo sopportare il suo pargoletto, unge il petto di assenzio, e quegli, cercando il dolce, trova l’amaro, per cui viene tolto dal suo dolcissimo cibo; così lo Spirito Santo sparge di tribolazioni le soavità delle sue grazie affinché l’uomo non si affezioni alle dolcezze più che alle amarezze, ma vada in cerca solo di quel dolce che è vero, perché eternamente dura.

UNA DIMORA PER DIO



di David Wilkerson 4 Settembre 2000


"In lui voi pure entrate a far parte dell'edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito." (Efesini 2:22). Una dimora è un luogo dove si risiede. La parola greca per dimora in questo verso significa "una residenza stabile".
Qualunque cristiano sa che Dio non abita in templi fatti da mano d'uomo. Infatti il nostro Signore ha scelto di vivere in sembianze umane - cioè nel cuore e nell'anima del Suo popolo. Chiunque sia in Cristo fa del suo corpo un tempio - la Sua dimora , la Sua residenza stabile. Ogni credente può vantarsi con sicurezza: "Dio vive in me".
Dio non ha altre residenze fisiche - nessuna nazione, nessuna capitale (neanche Gerusalemme), nessuna vetta di montagna. Egli non abita nelle nuvole o nel cielo, nell'oscurità o nella luce, nel sole, nella luna o le stelle. Senza dubbio il Signore è ovunque, la Sua presenza riempie ogni cosa. Ma secondo la Sua parola, Dio fa del Suo popolo la Sua dimora. Un cuore nettato dal sangue di Gesù è la sua residenza permanente.
Ma quando Dio ha cominciato ad abitare in noi? Lo ha fatto da quando noi abbiamo dato il nostro cuore a Gesù. In quel momento la presenza di Cristo ha riempito la nostra esistenza. Ma ancora oltre, Gesù ci ha portato alla pienezza della deità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Egli testimonia: "In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio.... Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui." (Giovanni 14:20-23).
Proverbi 8 rivela gloriosamente il patto tra Dio ed il Suo Figlioloriguardante la loro dimora nel genere umano
Molto prima che il mondo fosse creato, il Padre celeste ed il Suo Figliolo convenirono che il genere umano fosse la loro dimora. Fecero un patto secondo il quale Gesù sarebbe venuto sulla terra per abitare nei cuori e nei corpi delle persone prescelte. Vediamolo attraverso le Scritture.
L'apostolo Paolo si riferisce a Cristo come Colui che è sapienza: "Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, ossia giustizia, santificazione e redenzione" (1 Corinzi 1:30).
Proverbi 8 ci parla anche di sapienza, in un modo che puo essere riferito soltanto a Gesù. Nel verso 30 la sapienza dice: "Io ero presso di lui come un artefice; ero sempre esuberante di gioia giorno dopo giorno, mi rallegravo in ogni tempo in sua presenza". Come facciamo a sapere che questo verso si riferisce a Gesù? Egli soltanto era la delizia del Padre. Dio non si deliziava nella sapienza, ma nel Suo Figliolo.
Sappiamo che Cristo era con Dio prima ancora che la terra fosse creata: "Il SIGNORE mi ebbe con sé al principio dei suoi atti, prima di fare alcuna delle sue opere più antiche. Fui stabilita fin dall'eternità, dal principio, prima che la terra fosse." (Proverbi 8:22-23). Potete immaginare il piacere provato reciprocamente sia dal Padre che dal Figlio? Erano insieme nella gloria dei cieli, nella felicità perfetta.
Ricordate: questo accadeva prima che Gesù conoscesse qualcosa della tristezza umana. Ancora non era entrato in un corpo di carne, con tutto il suo fardello e le sue prove. Non era ancora stato toccato da alcuna infermità umana - non era stato rigettato, disprezzato, schernito, sputato addosso, oppresso dai peccati umani. E doveva ancora andare sulla croce. Doveva ancora provare l'esperienza del Proprio Padre celeste che nascondeva la faccia da Lui. E non aveva ancora gustato la morte.
A questo punto si inserisce il piano del Nuovo Patto. In questo, Dio - avendo creato l'uomo in modo tale che potesse avere libera volontà - vide che l'uomo peccatore aveva bisogno di un redentore. Quindi il Padre chiese al Figlio di fare da mediatore nel Nuovo Patto. Il Signore chiese: "Vuoi prendere un corpo umano e diventare il sacrificio che redima l'intera umanità? Vuoi prendere su di te tutti i loro peccati, per liberarli dal diritto che il male ha acquisito sulle loro vite?"
Gesù comprese pienamente la terribile prospettiva. Antivedeva le battiture, la corona di spine, l'odio ed il rifiuto da parte del popolo di Dio. Ed egli vedeva la croce che veniva innalzata per Lui. Ma la Scrittura dice che Gesù era felice di dare la Sua vita per noi. Egli calcolò il costo e rispose: "Dio mio, desidero fare la tua volontà, la tua legge è dentro il mio cuore" (Salmo 40:8).
Il Figlio pronunciò anche queste incredibile parole: "Mi rallegravo nella parte abitabile della sua terra, trovavo la mia gioia tra i figli degli uomini" (Proverbi 8:31). Vi rendete conto di quello che Cristo sta dicendo? Tra tutte le meravigliose galassie ancora non scoperte dall'uomo, tra tutti i pianeti senza numero, Dio ha scelto di dimorare su questa piccola sfera chiamata terra. E ha scelto l'uomo come il luogo nel quale desiderava abitare. Noi eravamo la "parte abitabile della sua terra".
Questa è la chiave del mio messaggio: Gesù sapeva che non avrebbe più gioito della beata comunione che aveva con il Padre. Ma Egli fu deliziato della prospettiva di venire ad abitare in noi: "trovavo la mia gioia tra i figli degli uomini" (Proverbi 8:31). Stava dicendo: "Sto per portare un popolo nel mio cuore. E sto per essere uno con loro, per gioire della loro amicizia". Egli fu deliziato al pensiero della dolce comunione con noi!
Perchè Gesù si rallegrò alla prospettiva che l'uomodivenisse un tempio nel quale poteva dimorare?
Io credo nell'assoluta preveggenza di Dio. E credo che il nostro Signore conoscesse, molto prima che noi esistessimo, quanto chiunque di noi fosse pronto ad accettare l'evangelo. Ora, io non credo ad una limitata riconciliazione; Dio non ha scelto di dannare alcune persone e salvarne altre. Gesù morì per tutti e chiunque viene a Lui può essere salvato. Il nostro Signore non vuole che alcuno perisca (vedi Giovanni 3:15-17, 2 Pietro 3:9). Ma se Egli preconosceva i nostri nomi, Egli conosceva anche se noi avremmo accettato o rigettato il Suo sacrificio.
Essendo intimamente in contatto con Dio, Cristo condivideva questa preconoscenza. E credo che egli vedesse in anticipo qualunque persona che lo avesse ricevuto come Re e Signore nel proprio cuore. Egli conosceva ognuno di noi, sia che viviamo in Cina, Russia, America, nelle nazioni africane o qualunque altra nazione. Ed egli gioiva alla prospettiva di venire a dimorare in noi.
Vi ricordate il giorno in cui foste salvati? Potete rivivere i sentimenti che avete sperimentato - le promesse che avete fatto a Gesù, promettendo di perdonare gli altri e seguirlo? Gesù lo vedeva accadere, eoni prima nell'eternità - ed Egli era deliziato in te. Sapeva che lo avresti ricevuto, molto prima che tu fossi formato nel grembo di tua madre.
Davide scrisse: "Sì, tu m'hai tratto dal seno materno; m'hai fatto riposar fiducioso sulle mammelle di mia madre. A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal seno di mia madre." (Salmo 22:9-10). "I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d'essi era sorto ancora." (Salmo 139:16).
Quando non eri neanche un seme, Dio stava prendendo nota di tutte le membra del tuo corpo nel Suo libro. Sapeva ogni cosa di te. Ed il Suo Figliolo, Gesù, era deliziato nel sapere che saresti cresciuto per essere la Sua dimora.
Vi offro tre ragioni per le quali Gesù èdeliziato che voi siate la Sua dimora
1. Gesù gioì per voi come vostro sposo. Pregustava di avere intimità e comunione con la Sua sposa.
La Bibbia offre numerose descrizione della nostra identità in Cristo. Siamo chiamati il Suo corpo, la Sua pecora, vergini, igli, servitori, amici. Ma il più intimo di tutte queste descrizioni è questa: noi siamo la sposa di Cristo. "Come la sposa è la gioia dello sposo, così tu sarai la gioia del tuo Dio." (Isaia 62:5).
Se sei sposato, ricorderai il tempo quando tu e la tua amata eravate fidanzati. Avevate perso la testa l'uno per l'altra. E contavate i giorni che vi separavano da essere una sola carne, in una perfetta unione con la vostra consorte.
Così è Gesù. Egli non vedeva l'ora di essere con te, acconsentì di lasciare la perfetta comunione che aveva con il padre. Guardava al giorno quando tu finalmente saresti stato la sua sposa. Ed ai suoi occhi sarebbe un matrimonio d'amore. Egli sarebbe stato la pupilla dei tuoi occhi, e tu saresti stato tutto per Lui. Questo era il motivo della Sua gioia.
Il tuo promesso sposo pregusta l'ora quando vai a Lui ogni giorno nella stanzetta segreta, gioendo in Lui. Potete passare ore insieme - tagliati fuori dal mondo, condividendo il vostro amore, gioendo della dolce comunione. Ed Egli sarà felice di darti le Sue cure, rallegrandosi con te: "Egli si rallegrerà con gran gioia per causa tua; si acqueterà nel suo amore, esulterà, per causa tua, con grida di gioia" (Sofonia 3:17).
Adesso ripensate al tempo quando avete amato per la prima volta Gesù. Lo cercavate con tutto il vostro cuore. Eravate eccitati all'idea di andare alla casa di Dio per amarlo ed adorarlo.
Agli occhi di Gesù, ogni giorno trascorso con voi è come fosse un giorno di nozze. Egli ha dichiarato: "qui è dove costruirò la mia casa. Io abiterò in chiunque mi vuole più di ogni casa al mondo."
Mia moglie Gwen ed io abbiamo avuto questo tipo di amore nel nostro matrimonio. Se eravamo lontani per sole ventiquattro ore, finivamo per chiamarci almeno tre volte al giorno. Questo è durato per cinquant'anni di matrimonio. Potete immaginare che tipo di amore Gesù si aspetta di avere con voi?
2. Gesù gioisce al pensiero di condividere con voi i Suoi più reconditi segreti.
Una delle più grandi espressioni del vero amore è di condividere i più intimi segreti con la persona che amate - cose che nessun altro può conoscere. Come qualunque promesso sposo, Cristo ha preannunciato di condividere con voi i Suoi segreti. E ha già pregustato che voi vogliate condividere i segreti del vostro cuore con Lui.
Ciò è quello che fanno gli innamorati, anche in una normale relazione carnale. Sebbene Sansone avesse un diletto carnale verso Dalila, non le nascose nulla (vedi Giudici 16:4). Il suo amore per lei lo convinse a rivelarle il segreto della sua forza - costandogli la propria vita.
Rallegrandosi per te Gesù pregustava che non saresti stato solo la Sua sposa ma anche il Suo amico del cuore. Egli ti antivedeva nella tua cameretta segreta a pregare, completamente consacrato a Lui. E rallegrandosi al pensiero di aprire la sua parola verso te, rivelando cose che altri credenti non potranno vedere o udire. "... ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio." (Giovanni 15:15).
Egli prevedeva di condividere con voi i più nascosti segreti della sua natura divina. La Sua parola dice: "ma la sua amicizia è per gli uomini retti." (Proverbi 3:32). Ed ancora il Signore non compie alcuna delle sue più grandi opere senza prima dirlo a coloro che Lo amano. Amos scrive: "Poiché il Signore, DIO, non fa nulla senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti." (Amos 3:7).
Gesù vuole dirvi le intime rivelazioni della mente di Dio: ciò che desidera realizzare, nel mondo e nella tua vita ... la magnificenza del Nuovo Patto e del Suo santo Nome ... la beltà del Suo sacrificio. Successivamente egli ha pregustato il fatto che tu voglia condividere con Lui ogni tuo bisogno e problema, ferita e sconfitta, speranza e desiderio, sogno ed incubo. Egli vorrebbe essere colui sul quale alleggerisci il tuo cuore.
3. Gesù gioì nel fatto che la Sua sposa volesse deliziarsi nella Sua Parola.
"Beato l'uomo che mi ascolta, che veglia ogni giorno alle mie porte, che vigila alla soglia della mia casa!" (Proverbi 8:34). Cristo sta dicendoci: "Questa è la persona nel quale vivo e dimoro - qualcuno che ascolta con attenzione ogni Mia parola. Ogni giorno, la mia amata attende alle mie porte, solo per ricevere una parola da Me. Ansiosamente attende la mia voce. E gioisce in quello che gli dico".
Come Sua sposa rispondiamo a queste parole dicendo: "Mia colomba, che stai nelle fessure delle rocce, nel nascondiglio delle balze, mostrami il tuo viso, fammi udire la tua voce; poiché la tua voce è soave, e il tuo viso è bello." (Cantico dei Cantici 2:14).
Davide era uno di questi credenti che attendeva ogni giorno di ricevere la parola di Dio. Ed egli gioiva in quella che aveva ricevuto. Testimoniava: "Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola." (Salmo 119:16). "Le tue testimonianze sono la mia gioia; esse sono i miei consiglieri." (Salmo 119:24). "Troverò gioia nei tuoi comandamenti, perché li amo." (Salmo 119:47). "Venga su di me la tua compassione, e vivrò; perché la tua legge è la mia gioia." (Salmo 119:77). In ebraico la traduzione letterale di quest'ultimo verso è: "Io gioisco nella tua parola."
Vorrei ora focalizzarmi su due frasi dal verso che abbiamo menzionato prima, cioè Proverbi 8:34: "che veglia ogni giorno alle mie porte," e "che vigila alla soglia della mia casa". Prima domanda: a cosa sono riferite qui le porte?
Il salmista ci indica una risposta: "Apritemi le porte della giustizia; io vi entrerò, e celebrerò il SIGNORE." (Salmo 118:19). Credo che queste "porte di giustizia" sono anche le "porte strette" di cui Gesù ci parla. Si riferiscono a chiunque giorno dopo giorno si rivolge a Dio per imparare la Sua giustizia.
Questo tipo di credente è determinato a camminare dritto davanti al Signore. È eccitato ad ogni rivelazione che lo pone sul sentiero di una cammino santo. Dice a se stesso: "Voglio verità nel mio uomo interiore. Non voglio ottenerla solo ascoltando delle predicazioni registrate o leggendo dei libri. Attenderò pazientemente il Signore, fino a che aprirà le Sue porte per me".
Fedelmente, il Santo Spirito di Dio viene ad incontrare ogni giorno questi credenti. E li invita, sussurrando: "Benvenuti, amici. Lasciate che vi mostri qualcosa di nuovo sulla giustizia di Dio".
Secondo, cosa significa: "che vigila alla soglia della mia casa"? Ciò si riferisce a qualunque credente che trema alla parola di Dio. La frase proviene da Isaia 6, quando il profeta vigilava alla soglia del tempio, bramando di udire la voce di Dio.
Mentre Isaia era in attesa, udì i serafini cantare: "Santo, santo," il cielo era ripieno delle loro lodi. Quindi subitamente, una potente voce venne fuori dal cielo. Questa era forte e chiara, scuotendo ogni cosa: "Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo" (Isaia 6:4).
Questa gran voce scosse Isaia fino alle interiora. Lo stimolò a sentirsi peccatore al punto tale che gridò: "Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure" (Isaia 6:5). Il profeta tremò sentendo la voce di Dio.
Isaia è un esempio di qualcuno che "vigila alla soglia della mia casa". Questo credente desidera ardentemente ascoltare la parola di Dio. E quando la parola viene, egli ammette di essere perduto nella sua anima. La parola di Dio ci dice di queste persone: "Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola." (66:2).
Abbiamo già visto come Gesù abbia gioito per noi prima della fondazione del mondo. Egli vide in anticipo la Sua venuta ad abitare in noi eleggendoci a sua dimora. Ed egli gioì sapendo che ci saremmo stretti a Lui, dimenticandoci di tutti gli altri. Vorremmo vederlo ogni giorno e trascorrere del buon tempo insieme a Lui. Vorremmo gioire nelle Sue vie, cercando nella Sua parola per la rivelazione della Sua giustizia. E tremeremmo alle rivelazioni che la Sua parola ci dona.
Come può la tua vita essere all'altezza di questa descrizione?
La Bibbia dichiara esplicitamente cosa Gesù si aspetta di trovare in noi, la Sua dimora. Quindi stai soddisfacendo le Sue attese? Egli ha previsto di trascorrere una vita con te. La tua intimità con Lui sta crescendo? Oppure lo stai trascurando da troppi giorni?
Il tuo promesso sposo ha in mente di stringerti più vicino a Lui. Vuole aprire il Suo cuore a te, per avere una più dolce amicizia con te ogni giorno. Brama di mostrarti molte cose, cose che nessun altro ha mai visto. Egli desidera modellare la tua vita, per far crescere il frutto dello Spirito in te. E vuole portare via la tua debolezza, le tue paure, i tuoi sentimenti di insufficienza.
Ora tu sarai la delizia del Suo cuore, per le tue lacrime, la tua intimità, la tua stringente devozione. Le tue parole verso di Lui devono essere quelle di una sposa: "Io desidero sedermi alla sua ombra, il suo frutto è dolce al mio palato." (Cantico dei Cantici 2:3). "Fammi udire la tua voce; poiché la tua voce è soave, e il tuo viso è bello." (2:14).
Il solo pensiero verso questa relazione, ha fatto gioire Cristo, molto prima che il mondo fosse creato. Ma ora che il tempo di gioire per questa relazione è giunto, tu stai trascurando ed ignorando il Signore. Trovi il tempo di guardare la TV, di fare acquisti, navigare in internet, curare il tuo giardino - ma non hai tempo per Gesù. Ti chiedo: credi che Egli abiterebbe nel luogo dove c'è una sposa che è annoiata di Lui? Perché continuerebbe ad abitare in qualcuno che non ha tempo per stare con Lui, parlarGli ed ascoltarLo?
Questo è un solenne avviso: Gesù non vuole dimorare in coloro che Lo trascurano ed ignorano. Potreste obiettare: "Ma io amo il mio Signore. Non L'ho trattato con indifferenza". Il fatto è che se avete trascurato la preghiera e la Sua parola per settimane - se non avete una privata, intima relazione con Lui - avete proprio commesso il fatto. È come se aveste dichiarato: "le mie azioni testimoniano che io non provo un amore appassionato per Gesù. La mia famiglia, la carriera ed i miei personali desideri vengono prima".
Attenzione a non essere abbandonati al sale
La parola di Dio avverte chiaramente: "Come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza?" (Ebrei 2:3). C'è un gran prezzo da pagare se ingoriamo Cristo. La bibbia avvisa che se trascuriamo il Suo dono della salvezza saremo trasformati in sale. Lasciate che vi spieghi.
Ezechiele 47 racconta di un fiume di vita che sgorga dal trono di Dio. Questo fiume è composto di acqua santa che guarisce. Come essa scorre attraverso il deserto, porta vita a qualunque cosa tocchi. Si espande sempre più largo e profondo fino ad esserci abbastanza acqua da poterci nuotare dentro.
"Egli mi disse: "Queste acque si dirigono verso la regione orientale, scenderanno nella pianura ed entreranno nel mare; quando saranno entrate nel mare, le acque del mare saranno rese sane. Avverrà che ogni essere vivente che si muove, dovunque giungerà il torrente ingrossato, vivrà, e ci sarà grande abbondanza di pesce; poiché queste acque entreranno là; quelle del mare saranno risanate, e tutto vivrà dovunque arriverà il torrente." (Ezechiele 47:8-9).
Questo fiume di vita rappresenta la predicazione del Vangelo. La buona novella di Cristo inizia come una goccia d'acqua, attraverso la predicazione dei Suoi dodici discepoli. Quindi la parola si diffonde. Fu predicata estesamente dall'apostolo Paolo, e dopo da coloro che si erano convertiti. Prestamente si diffonde in tutto il mondo. Oggigiorno migliaia di migliaia di servitori di Dio predicano il Suo evangelo in tutta la terra. Perciò ora ci sono dei fiumi dove poter nuotare. "E tutto vivrà dovunque arriverà il torrente." (47:9).
Questo fiume sta scorrendo dal Calvario. Oggi milioni di persone che ascoltano e ricevono la parola di Dio sono guariti. La verità di Cristo li risveglia dalla trascuratezza, pigrizia ed apatia. Adesso i loro occhi sono completamente aperti e gioiscono in Gesù. Lo cercano ogni giorno, amano la Sua parola, assaporano l'intimità insieme a Lui. Stanno imparano cose nello Spirito che non avrebbero nemmeno immaginato. Gli vengono rivelati i segreti del cuore di Dio - e vengono guariti.
Cosa sta accadendo a te? Stai nuotando nelle acque di guarigione di Dio? Oppure stai permettendo che ti passi vicino senza sfiorarti? Badate a cosa accade nella pianura dove queste acque non scorrono: "Ma le sue paludi e le sue lagune non saranno rese sane; saranno abbandonate al sale." (Ezechiele 47:11).
Forse sei colpevole di ignorare Gesù. Sei stato senza pregare per molto tempo, disobbediente, negligente verso la Sua parola. Hai ascoltato sermoni convincenti ed hai permesso che risvegliassero qualcosa dentro di te, ma continuamente vi siete voltati verso la vostra compiacenza. Ed ora la vostra negligenza è diventata un modo di vivere. In verità avete mandato in fallimento tutte le aspettative che Gesù aveva avuto per voi.
Che cosa vuol dire essere "abbandonati al sale", come dice Ezechiele? Significa totale sterilità .... Infruttuosità, vacuità, aridità, solitudine. Immaginate il Mar Morto in Israele. È una massa d'acqua totalmente satura di sale. Nessun pesce potrebbe sopravviverci. Nessuna pianta può crescerci dentro o nelle vicinanze. È completamente sterile.
Sei diventato come questa specie di pantano - una isolata, prosciugata palude? La tua vita è sterile o porta frutto a Dio? La tua vita di ogni giorno è vuota, arida, solitaria? Forse sei stato abbandonato al sale? Tutto intorno a te, altri portano frutto e crescono in Cristo? Loro sono stati guariti dalle sante acque di Dio. Ma tu non possiedi alcuna delle loro risorse. Sei diventato un Cristiano soltanto di nome.
Se questo messaggio sta risvegliando qualcosa in voi oppure vi sta convincendo di peccato, ho buone notizie per voi:
Non è mai troppo tardi per ricominciare. Quando il fiumedi guarigione di Dio scorre, guarisce ogni infermità.
Quando il Nuovo Patto fu scritto, il Padre celeste ed il Suo Figliolo antividero che molti avrebbero trascurato Cristo. Queste persone sarebbero cresciute tiepide o fredde, ed alla fine sarebbero cadute. Perciò il Padre ed il Figlio fecero questo accordo: se qualche pecora si fosse perduta fuori dalla retta via, Gesù l'avrebbe seguita per riportarla nelle Sue braccia.
La verità è: l'umanità morta può essere riportata alla vita da una fresca ondata delle acque di guarigione. "Queste acque .... entreranno nel mare; quando saranno entrate nel mare, le acque del mare saranno rese sane" (Ezechiele 47:8). Quando le acque di guarigione di Dio cominciano a scorrere, le piante cominciano a crescere ovunque - un ciuffo d'erba qui, una piccola pianta là. E presto un intero giardino fiorisce.
Cari santi, Dio ancora vi desidera. Ed ha ancora dei piani per voi. Infatti la vostra vita può cominciare oggi stesso. Egli ha promesso di restaurare qualunque cosa che sia stata devastata e rovinata nella vostra vita, senza preoccuparsi di quanto tempo sia durata la vostra rovina. "Vi compenserò delle annate divorate dal grillo, dalla cavalletta, dalla locusta e dal bruco" (Gioele 2:25).
Potete ancora essere la Sua dimora - imparare ancora i Suoi segreti e ricevere le Sue rivelazioni. Questa è la via per tornare a Lui: riconoscete di averLo trascurato. Ammettete che siete stati occupati per ogni cosa ma non per Lui. Confessate che non avete ascoltato quando vi ha chiamato. "Risvégliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce" (Efesini 5:14).
Gridate a Lui ora: "O Dio guariscimi. Risveglia la mia anima. Scuotimi da questo sonno. Voglio cambiare. Io so che hai compiuto un lavoro in me, Signore. Io bramo di nuovo il tuo tocco".
Geremia ci mostra il cuore di Dio verso un popolo che Lo ha trascurato e dimenticato: "Torna, o infedele Israele...io non vi mostrerò un viso accigliato, poiché io sono misericordioso", dice il SIGNORE...Soltanto riconosci la tua iniquità....Tornate, o figli traviati", dice il SIGNORE, poiché io sono il vostro Signore... Tornate, figli traviati, io vi guarirò dei vostri traviamenti" (Geremia 3:12-14,22).
Isaia aggiunge questa rassicurazione: "Infatti così parla Colui che è l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e che si chiama il Santo. "Io dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi. Io infatti non voglio contendere per sempre né serbare l'ira in eterno....Io metterò la lode sulle sue labbra. Pace, pace a chi è lontano... io lo guarirò!" (Isaia 57:15-19).
Dio ti sta dicendo: "Figliolo mio, per un tempo sono stato adirato con te. Ho permesso che ci fosse in te più che vuoto e solitudine. Ma ora io sto per restaurare ogni cosa che il diavolo ha distrutto".
La tua vita può essere di nuovo un giardino. Non è ancora tardi per ricominciare, lascia che il Signore stabilisca questo come il primo giorno di un nuovo inizio per te.

GESU' E LA SAMARITANA

Meravigliosa analisi sull'episodio evangelico a noi tutti noto ma con uno sguardo approfondito sul cuore del messaggio:l'adorazione a Dio!

I farisei avevano sentito dire che Gesù battezzava e faceva più discepoli di Giovanni. Quando Gesù lo seppe, lasciò il territorio della Giudea e se ne andò verso la Galilea. Per andare in Galilea, Gesù doveva attraversare la Samaria. Così arrivò alla città di Sicar. Lì vicino c'era il campo che anticamente Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe, e c'era anche il pozzo di Giacobbe. Gesù era stanco di camminare, e si fermò seduto sul pozzo. Era circa mezzogiorno.I discepoli entrarono in città per comperare qualcosa da mangiare. Intanto una donna della Samaria viene al pozzo a prendere l'acqua. Gesù le dice: "Dammi un po' d'acqua da bere".Risponde la donna: "Perché tu che vieni dalla Giudea chiedi da bere a me che sono samaritana?" (Si sa che i Giudei non hanno buoni rapporti con i samaritani).Gesù le dice: "Tu non sai chi è che ti ha chiesto da bere e non sai che cosa Dio può darti per mezzo di lui. Se tu sapessi, saresti tu a chiederglielo, ed egli ti darebbe acqua viva".La donna osserva: "Signore, tu non hai un secchio, e il pozzo è profondo. Dove la prendi, l'acqua viva? Non sei mica più grande di Giacobbe, nostro padre, che usò questo pozzo per sé, per i suoi figli e per le sue bestie, e poi lo lasciò a noi!"Gesù risponde alla donna: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete. Invece, se uno beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; l'acqua che io darò diventerà per lui sorgente per l'eternità".La donna dice a Gesù: "Signore, dammela quest'acqua, così non avrò più sete e non dovrò più venire qui a prendere acqua".Gesù dice alla donna: "Và a chiamare tuo marito e torna qui".La donna gli risponde: "Non ho marito".Gesù le fa: "Giusto. E' vero che non hai marito: Ne hai avuti cinque, di mariti, e l'uomo che hai ora non è tuo marito".La donna esclama: "Signore, vedo che sei un profeta! I nostri padri, samaritani, adoravano Dio su questo monte; voi in Giudea, dite che il posto per adorare Dio è a Gerusalemme":Gesù le dice: "Voi samaritani adorate Dio senza conoscerlo; noi in Giudea lo adoriamo e lo conosciamo, perché Dio salva gli uomini cominciando dal nostro popolo. Ma credimi: viene il momento in cui l'adorazione di Dio non sarà più legata a questo monte o a Gerusalemme, viene un'ora, anzi è già venuta, in cui gli uomini adoreranno il Padre guidati dallo Spirito e dalla verità di Dio. Dio è spirito. Chi lo adora deve lasciarsi guidare dallo Spirito e dalla verità di Dio".La donna gli risponde: "So che deve venire un Messia, cioè il Cristo, l'inviato di Dio. Quando verrà, ci spiegherà ogni cosa".E Gesù: "Sono io il Messia, io che parlo con te". (….)Molti samaritani di quella città cedettero in lui per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto". E quando i samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più cedettero per la sua parola e dicevano alla donna: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo". (Gv.4,1-42).

L'episodio della Samaritana è il più lungo dialogo riportato tra tutti i Vangeli. Anzi, questo quadro della vita di Gesù, comprende, in realtà, due grandi dialoghi, inquadrati da alcuni versetti narrativi. E' importante che ha parlare con Gesù sia una donna, e che l'interlocutrice riunisca in sé una triplice irregolarità: è donna, poi è samaritana, quindi malvista; la sia vita, infine, non è stata irreprensibile.
I dialoghi si sviluppano secondo lo schema letterario dell'evangelista Giovanni: l'alternanza delle rivelazioni di Gesù e l'incomprensione degli uomini. Il colloquio è tutto un gioco che mette in luce la fatica intellettiva e del cuore dell'uomo di fronte al mistero di Dio, e la pazienza di Dio che non solo soddisfa le attese dell'uomo, ma le suscita.Infatti, lo spazio relativamente ampio occupato dalla donna non deve ingannare: psicologia e vicende personali della samaritana che Gesù incontra non hanno un interesse autonomo per l'evangelista Giovanni, il quale intende invece rilevare la missione di Gesù e la sua rivelazione. Tuttavia, ciò non toglie che il ruolo evangelico della samaritana (e per tutti noi) sia importante e, ancora una volta, sotto molteplici aspetti dirompente e trasgressivo.
Non dobbiamo dimenticare che tra Ebrei e samaritani non correva buon sangue da quando questi ultimi si erano formati un regno ed un culto autonomo. Erano degli scismatici, e per di più mescolati con coloni stranieri (assiri) praticanti culti pagani. I rapporti erano improntati ad ostilità: condannati quelli personali, evitato persino l'attraversamento della regione, situata tra Giudea e Galilea, seguendo un percorso ben più lungo, pur di evitarli. I Samaritani al Tempio di Gerusalemme contrapponevano il loro sul monte Garizim. E' chiaro che per i Giudei questo rappresentava un fatto gravissimo, poiché essi consideravano essenziale l'unicità del Tempio, segno della presenza di Jahvé in mezzo al popolo.
L'episodio narrato è ambientato al pozzo di Giacobbe: infatti, tutto il racconto prende le mosse dall'A.T. (Rebecca e l'incontro con Isacco, Genesi 24, 10-67). Dopo una breve introduzione, il dialogo tocca tre temi: il tema dell'acqua, quello del marito della donna, e quello del culto. Ma il cammino per entrare nel mistero di Gesù non è facile per la donna (con Gesù è sempre così: non riusciamo mai ad uscire dalla nostra cecità).L'incontro è veramente un dialogo pieno, attraversato dall'affettività come dalla ricerca del senso del vivere, della morale e dalla spiritualità, in cui tutte le dimensioni della donna emergono e trovano un'armonia fino allora per lei insperata.
Gesù le dice:"Dammi un po' d'acqua da bere".
La donna si meraviglia che un giudeo le chieda dell'acqua. Come ho già rammentato i Giudei non andavano d'accordo con i samaritani. Per un Giudeo non vi era insulto più grave che essere paragonato ad un samaritano. Dunque la donna si meraviglia di questo Giudeo che non si comporta come gli altri. Ma il paradosso sta altrove. Sta nel fatto che Gesù chiede dell'acqua, mente dovrebbe essere il contrario. E', se ben ci pensiamo, il paradosso di un Dio che si fa bisognoso e mendicante. Cioè il mistero di un Dio che si è fatto uomo, per avere il pretesto di incontrare l'uomo e di donare loro l'acqua che disseta. E' la meraviglia di un Dio che chiede per dare. In tal modo l'accoglienza di una donna samaritana da parte di un giudeo appare segno dell'accoglienza dell'uomo da parte di Dio.
Gesù le dice: "Tu non sai chi è che ti ha chiesto da bere e non sai che cosa Dio può darti per mezzo di lui. Se tu sapessi, saresti tu a chiederglielo, ed egli ti darebbe acqua viva".
La donna ha sentito la domanda di Gesù, ma la sua preoccupazione va a ciò che la separa da lui: essi appartengono a due popoli diversi e antagonisti. Sembra che il dialogo tra loro non sia possibile. Inoltre la donna non sembra minimamente intenzionata a dissetare Gesù, affaticato e senza mezzi per attingere acqua. Eppure i due, poiché si sono scambiate alcune parole, hanno già infranto le barriere. E Gesù continua a farlo; e anche la donna, ribadendo parola su parola. Ad un certo punto Gesù parla di un'altra acqua, e la sua parola fa comprendere alla samaritana di non sapere chi è colui che le parla.
Eppure avrebbe bisogno di conoscerlo e di conoscerlo come il dono di Dio o come uno che, conosciuto e accolto, può donarle un'acqua viva. Perché è lei, la samaritana, che si trova in una situazione d'assetata ( la vera tentazione d'ogni credente è sempre quella di chiudere il dono di Dio entro la propria attesa; tuttavia Dio non si lascia ridurre a questa pretesa dell'uomo e porta il discorso in altre direzioni).Quando poi la donna scopre che Gesù è profeta, essa tenta di chiedere a Dio la soluzione di un problema (il problema dove adorare Dio). Ma ancora una volta la risposta di Gesù va di là dalla questione, perché Dio non si limita a rispondere all'uomo, ma vuole far crescere l'uomo.
"Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe?"
I versetti che seguono sono giustamente considerati il punto centrale del dialogo. La domanda della donna era una curiosità motivata dal fatto che giudei e samaritani discutevano molto su quel punto.. Sta di fatto che Gesù si serve della domanda per fare una rivelazione più importante. La domanda della donna è racchiusa nel passato, Gesù la costringe a guardare al futuro e a prendere coscienza che nel mondo è arrivata la novità tanto attesa e che questa rinnova il problema dalle fondamenta. Ecco perché la problematica del luogo non ha più senso, perché Gesù afferma l'universalismo, quindi non è questione di adorare Dio qui o là, ma perché addirittura il culto si è compiuto con lui.
Lo Spirito, a questo punto, non è una realtà spirituale che si oppone al corpo, una realtà interiore che si oppone alla realtà esteriore. Perciò il culto dello Spirito non è il culto interiore, spirituale, individuale, in contrapposizione al culto esteriore e pubblico. Lo Spirito è la realtà divina che solleva l'uomo dalla sua impotenza, dalla sua cecità secolare. E la Verità è la rivelazione di Dio manifestatasi nelle parole, nella storia e nella persona di Gesù. Quindi il culto "in spirito e verità" è il culto dell'uomo nuovo che ha gettato l'abito vecchio, colui che ha accolto la Parola ed è stato rinnovato dallo Spirito.
E' importante sottolineare, per quanto detto, che il tema posto dalla donna non è stato tralasciato, ma che la risposta di Gesù tratta del luogo del vero culto, del vero Tempio che è Gesù stesso il nostro tempio che sostituisce da quell'istante il santuario del mente Garizim e quello di Gerusalemme, perché solo lui è la porta attraverso la quale si arriva al Padre celeste.
La donna dice: "So che deve venire il Messia"; e Gesù: "Sono io il Messia, io che parlo con te".
I versetti contengono un'esplicita autorivelazione messianica di Gesù. I samaritani descrivevano il Messia come una figura umana, mortale e pensavano che sarebbe stato sepolto sul monte Garizim. Essi si ispiravano in particolare al Deuteronomio 18,15-18, un passo dove Mosé dice al popolo che il Signore Dio susciterà per essi, tra loro, tra i fratelli un profeta simile a sé medesimo; e che dovevano dargli ascolto. Ecco perché i samaritani attendevano il Messia quale nuovo Mosé, un Mosé redivivo: che come lui sarebbe stato profeta, avrebbe indicato la verità svelando ogni cosa che era nascosta. Inoltre avrebbe insegnato la Legge (ovviamente quella samaritana) ai giudei e a tutto il mondo: vale a dire che sarebbe stato lo strumento che portava al mondo la vera Legge e la restaurazione religiosa e politica in Israele.
Nella prospettiva di questa attesa messianica tipica dei samaritani, comprendiamo meglio le affermazioni disseminate nello svolgersi del dialogo tra Gesù e la donna: il riconoscimento di Gesù come profeta; la proclamazione del nuovo culto, le parole della donna "so che deve venire un Messia chiamato Cristo, quando verrà ci annuncerà ogni cosa".
Con la sua solenne proclamazione messianica: "Sono io, io che ti parlo", Gesù dichiara di essere colui che compie le attese dei samaritani. Egli è il profeta, il rivelatore, il restauratore del vero culto.Come prima dell'arrivo della donna i discepoli si erano recati in città; così ora, al ritorno dei discepoli, è la donna che se ne va. La samaritana va a portare l'annuncio di Gesù ai suoi concittadini.
"Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto". "Che sia egli il Cristo?"
E' rea confessa, se ben ci pensiamo. Nulla è detto di un perdono concessole. Eppure era il pentimento che a Gesù soprattutto interessava. Ma Gesù sa valutare e attendere. Possiamo supporre che quella donna non avesse il senso del peccato; nessun accenno o gesto in merito. Tuttavia il fondo religioso manca, lo si comprende dalla problematica che imposta e dal fatto che al sopraggiungere dei discepoli, mossa dalla rivelazione e dall'inizio del senso di peccato, va a fare "pubblica confessione" ai concittadini, ritenendo che Gesù possa essere il Messia, il rappresentante di Dio e invita a chiarire un aspetto tanto importante.
Certamente non può essere stata lei a guidare a Gesù quanti cedettero alle sue parole. E se costoro lo trattengono per due giorni, indubbiamente Gesù ha annunciato l'avvento del Regno di Dio. E la donna è con loro ad ascoltarlo. Infatti, alla fine dichiarano: "Non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo", è segno che la donna ha sostenuto la parte di protagonista nel condurre a Gesù i concittadini e seguirli. Elementi più che sufficienti per rivoluzionare la vita e ottenere da Gesù segni di grazie, bastevoli per sentirsi rappacificata con Dio.
L'incontro con Cristo si fa contagioso, e l'incontro si fa testimonianza. In questo dialogo Gesù vuole dirci, come del resto in tutti i Vangeli, che la salvezza è per tutti. Le barriere del giudaismo sono crollate. Infatti, questo episodio è prefiguratore dell'universalità della Chiesa per via della conversione dei samaritani. Inoltre si tratta del primo significato missionario e quindi prefiguratore dell'universalismo cristiano. Gesù dice ai suoi che la messe è pronta.
Per dire che l'attesa di Israele è compiuta e la missione è urgente. Per sottolineare che la missione si muove in un contesto di umiltà e gratuità: è Cristo che ha seminato, ma è lo Spirito che ha fatto maturare. Una situazione di grazia che si riflette nella Chiesa: altri è chi semina, altri è chi miete. L'episodio della samaritana termina ricordando la conversione dei samaritani e l'accoglienza fatta a Gesù. Tutto questo è veramente l'anticipo della conversione dei non giudei, di cui la comunità farà in seguito esperienza.
Ma dobbiamo sottolineare il concetto di fede: la fede si fa contagiosa, l'incontro con i testimoni di Cristo è solo il primo passo. La vera fede sorge quando si incontra personalmente il Cristo.
Fratelli e sorelle, come la samaritana, tutti noi dovremmo essere umili e chiedere al Signore il dono dell'acqua che sgorga dal suo cuore e che ha il potere di renderci felici per la vita eterna. Sono certo che nella misura in cui ci impegneremo nella ricerca di quest'acqua, il Signore Gesù ci ricompenserà, anzi, ci darà molto di più di quanto osiamo sperare, come ci ricorda l'apostolo Paolo: "Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi "(Rm.8,18).
Amen,alleluia,amen.