venerdì 7 settembre 2007

un pensiero per Therese ... non mollare!

Padre mio, io mi abbandono a Te fa di me ciò che ti piace;
qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
ed in tutte le tue creature;
non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo. Ed è per me una esigenza d'amore il donarmi, il rimettermi nelle tue mani, senza misura, con una confidenza infinita, perché tu sei il Padre mio.

(Charles de Foucauld)

Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. (Rm 8,18)

Chi ci separerà dunque dall`amore di Cristo? Forse la tribolazione, l`angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun`altra creatura potrà mai separarci dall`amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
(Rm 8, 35 – 39)

Dicevo: «Non vedrò più il Signore sulla terra dei viventi, non vedrò più nessuno fra gli abitanti di questo mondo. La mia tenda è stata divelta e gettata lontano da me, come una tenda di pastori. Come un tessitore hai arrotolato la mia vita, mi recidi dall`ordito. In un giorno e una notte mi conduci alla fine». Io ho gridato fino al mattino. Come un leone, così egli stritola tutte le mie ossa. Come una rondine io pigolo, gemo come una colomba. Sono stanchi i miei occhi di guardare in alto. Signore, io sono oppresso; proteggimi. Che dirò? Sto in pena poiché è lui che mi ha fatto questo. Il sonno si è allontanato da me per l`amarezza dell`anima mia. Signore, in te spera il mio cuore; si ravvivi il mio spirito. Guariscimi e rendimi la vita. Ecco, la mia infermità si è cambiata in salute! Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati. Poiché non gli inferi ti lodano, né la morte ti canta inni; quanti scendono nella fossa non sperano nella tua fedeltà. Il vivente, il vivente ti rende grazie come io oggi faccio. Il padre farà conoscere ai figli la tua fedeltà. Il Signore si è degnato di aiutarmi; per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra vita, canteremo nel tempio del Signore.
(Is 38, 12-20)

Quando si è arrivati all'umiltà di dire dopo una vita di rinuncie e sofferenze che non si ha più la forza di combattere, che si è delusi, stanchi, abbandonati, che ci sentiamo traditi dal mondo intero, la fede, quella vera che è solo dono di Dio, ci solleva su ali d'aquila. Sono gli altri fratelli che contemplano l'eroicità di una vita semplice ed apparentemente senza gloria e danno lode a Dio di questa testimonianza silenziosa di fedeltà e di umile pazienza perchè:

Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. (Lc 10,21)

E' proprio così, quando non hai nulla da dare che Dio ti ricolma di se, quando non hai nulla da dire che Dio mette le Sue parole in te, quando non hai più forza per fare nulla che Dio ti chiede di andare da Lui a rinfrancarti, quando hai perso ogni cosa che Dio ti dona il tutto che è in Lui ed è solo per te, è quando sei completamente svuotato che Dio anela a riempirti di Se.
Questo blog è nato per dar Gloria al nome di Gesù e far compagnia ad una sorella maggiore in santità ed in forza e che oggi è nella difficoltà e nel dolore ... e tutti gli amici di Jeshua la incoraggiano a non disperare perchè anche se oggi Gesù non si vede, non si sente, tarda, si nasconde, non vuol dire che non è accanto ad ognuno di noi, ma a Therèsé in particolare. Coraggio e non temere DIO è con noi sempre!
tuo Giosuè!







lunedì 3 settembre 2007

JESHUA vi benedica!
... DOPO AVER FATTO UN'ESTATE DI "SILENZIO" ED AVER MEDITATO SU DI ESSO, E' ORA TEMPO D'IMMERGERCI NEL PIENO DEL NOSTRO IMPEGNO VERO E GRADITO A DIO: ADORARLO!
PERTANTO HO PUBBLICATO DUE RIFLESSIONI CHE DA TEMPO SERBAVO PER VOI, QUESTI DUE CAPOLAVORI SPIRITUALI DI CARRETTO E WILKERSON SONO ILLUMINANTI E DI CERTO LI TROVERETE STRAORDINARI PER INTUIZIONE, ESPERIENZA E PROFONDITA'.
MAGARI SONO UN PO' LUNGHI E' VERO, MA NE APPREZZERETE LA BELLEZZA SOLO DOPO LA PAZIENZA DI AVERLI LETTI!
GODETEVELI A PIENO SPIRITO E BUONA CONTEMPLAZIONE ... vostro Giosuè

La preghiera contemplativa (di Carlo Carretto)


Ed eccoci al punto giusto sulla preghiera, alla rivelazione più straordinaria che immaginar si possa, al segreto più profondo del cuore di Dio, alla vera dimensione del nostro "essere cristiani".
Gesù, nella notte in cui fu tradito, disse: "Se mi amate osservate i miei comandamenti, ed Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga sempre con voi, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede né lo conosce; ma voi lo conoscete, perché dimorerà in voi" (Gv 14, 15ss).
Poi aggiunse: "Chi ha i miei comandamenti e li osserva mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio ed io l'amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14, 21).
E per terminare: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola; il Padre mio lo amerà e verremo a lui, e faremo dimora presso di lui" (Gv 14, 23).
Ci sono tre offerte da parte di Dio all'uomo: il suo Spirito, la sua Presenza, la sua Manifestazione. E, per queste tre offerte, una sola condizione: "Se uno mi ama".
L'anima dell'uomo che accetta di amare Dio diviene un "paradiso in terra", con la presenza reale della Trinità in sé, con l'attività folgorante dello Spirito e con la volontà suprema da parte di Dio "di manifestarsi, cioè di farsi conoscere all'uomo".
Queste tre realtà, meritate dal sangue di Cristo, e realizzate in noi dopo la Pentecoste, investono la nostra anima di una tale grandezza, da superare qualsiasi possibile sogno umano.
Naturalmente, e in primo luogo, investono la nostra preghiera come il naturale rapporto tra la creatura e il Creatore, e danno ad essa qualcosa d'infinito; meglio, di divino.

Parliamo innanzi tutto di questa "presenza":
Verremo a lui e faremo dimora presso di lui.
È La Trinità che diventa Ospite dell'anima; è la Terra che diventa Cielo.
Perché cercare ancora Iddio al di là delle stelle, quando Lui è così vicino, anzi, dentro di noi?
Il Cielo, questo luogo "celato", non è più una lontananza astronomica, fisica di Lui, nell'universo, ma è una vicinanza amante, intima e così a portata di mano, che ogni luogo diventa buono per parlare con Lui, per stare con Lui, per adorare Lui.
E lo Spirito Santo in noi?
Ecco l'artefice forte e preciso della nostra unione con Dio. È Lui che ci incorpora a Cristo Gesù, Lui che ci insegna che cosa dobbiamo dire al Padre, Lui che ci reca uno Spirito "nuovo", dacché il nostro "vecchio" s'è mostrato incapace e cattivo, Lui che con "gemiti inenarrabili" prega l'Altissimo e dà valore eterno al nostro esile sforzo di bimbi per sollevarci all'altezza di Dio.
Che dire ancora a me stesso: "Chi m'insegnerà a pregare?", quando ho un simile Maestro al centro del mio essere? Che dubitare della potenza della mia preghiera, quando - pur sì povera e balbuziente - è sostenuta nel suo volo dallo stesso Spirito creatore del cosmo?
No; non cercherò più me stesso nella preghiera, non mi ripiegherò sul mio povero io, dacché nella mia fede ho scoperto che lo Spirito di Dio s'è diffuso nel mio cuore.
Ma non basta. La promessa di Gesù parla di una presenza sua, di una attività del suo Spirito, e parla ancora di una "rivelazione".
"Io mi rivelerò a voi".
Rivelarsi l'uno all'altro è il compito dell'amore, che non deve mai finire, nemmeno nell'amore umano, perché sempre deve restare qualche cosa ancora di "misterioso" da scoprire e da conoscere nella persona amata.
Immaginiamo con Dio dove "tutto" è da scoprire! Ma qui, a proposito di Dio, va detto qualcosa di ben preciso.
Dio è inconoscibile all'uomo. Tutto ciò che sappiamo di Lui, non è Lui: è un'immagine, un simbolo, un richiamo; ma non è Dio. Solo Dio conosce se stesso; e la sua conoscenza rimane per noi "mistero".
Ma Dio ha deciso nel suo amore di farsi conoscere dall'uomo, di rivelarsi a lui; e ciò avviene in modo soprannaturale, con un linguaggio intraducibile sulla terra. Colui che è sotto l'azione di questa "rivelazione" non può dire nulla: la vive sperimentalmente, ma non la può ripetere.
Ciò è decisivo a sapersi per chi vuole imparare a pregare.
Troppo tempo io ho perduto, perché tardi ho conosciuto questa verità. Eppure era chiara nel Vangelo.
Io pensavo che nel pregare tutto dipendesse da me, dal mio sforzo, dalla bontà dei libri che avevo tra le mani, dalla bellezza delle parole che sapevo introdurre nel mio colloquio con Dio.
Più grave ancora: pensavo che la conoscenza di Dio che andavo facendo attraverso lo studio e il ragionamento fosse la vera e l'unica e non mi ero ancora accorto che era solo un'immagine, un involucro, un avviamento alla vera, autentica, soprannaturale, sostanzionsa, eterna rivelazione di Dio.
Dio è l'Inconoscibile, e solo Lui può rivelarsi a me attraverso vie tutte sue, parole mai ripetute, concetti al di là di ogni concetto.
Nella vera preghiera, quindi, mi è richiesta più passività che attività; più silenzio che parole, più adorazione che studio, più disponibilità che movimento, più fede che ragione.
Devo capire "a fondo" anche l'autentica preghiera è frutto di un dono del Cielo alla Terra, del Padre a suo Figlio, dello Sposo alla Sposa, di Colui che ha a collui che non ha, del Tutto al nulla.
E più questo Tutto s'avvicina al nulla, più l'inconoscenza si fa senza confini.
È classico il discorso che voi potete fare all'uomo che scende dalla montagna, dopo aver parlato lungamente con Dio.
"Parlaci di Lui"!
E lui ci ripeterà con Angela da Foligno, una delle grandi mistiche italiane:
"Davanti a Dio l'anima è avvolta nelle sue tenebre, e in esse, si fa di Lui una conoscenza più grande di quella ch'io mai avessi immaginato potersi fare; e con tale splendore, tale certezza e con sì profondo abisso, che non c'è cuore che possa poi in alcun modo comprendere né pensare una tal cosa.
"L'anima non può dire assolutamente nulla, perché non c'è parola con cui essa la dica e la esprima. Anzi; non v'è pensiero né intelligenza che possa estendersi a quella cosa, tanto essa sopravanza tutto; come Dio non può essere spiegato per cosa che sia.
"Quando tornai in me, conobbi certissimamente che coloro i quali più sentono Dio meno ne possono parlare. Proprio perché sentono alcunché di quel bene infinito e indicibile, meno ne possono parlare.
"Piaccia al Cielo che quando vai a predicare, tu comprenda. Poiché allora tu non sapresti dire nulla affatto di Dio. E allora qualunque uomo si tacerebbe. Ed io allora verrei vicino a te a dirti: - Fratello, parlami ora un poco di Dio. - E tu non sapresti dire nulla, né pensare nulla di Dio, tanto la bontà infinita ti sorpasserebbe.
"Eppure l'anima non perde conoscenza, né il corpo la perde in alcuno dei suoi sensi. Anzi, la conoscenza è intera in noi.
"Ma tu diresti al popolo con forza: - Andate con la benedizione di Dio, perché io non posso dire nulla!
"Ed io comprendo che tutte le cose che son dette sulle Scritture e da tutti gli uomini dal principio del mondo fino ad oggi, mi sembrano non poter quasi nulle esprimere della midolla, neppure ciò che è un grano di polvere in confronto all'universo" (Le livre de la bienheureuse Angéle de Foligno, Paris p. 173).

Così per Angela da Foligno; così per tutti. Se sente che la conoscenza di Dio aumenta in noi man mano aumenta per Lui il nostro amore; e di questa conoscenza non sappiamo dir nulla. Sappiamo che è una conoscenza sapida, misteriosa, personale, oscura di Lui; ma non sapremmo aggiungere sillaba.
"Io mi rivelerò a voi".
Questa "rivelazione" che Dio fa di se stesso all'uomo è l'anima, il frutto, il respiro della preghiera così detta "contemplativa"; ed è un'autentica anticipazione della vita eterna. La definizione l'ha data Gesù stesso: "Questa è la vita eterna: che conoscano Te, Padre, e Colui che hai mandato, il Cristo" (Gv 17, 3).
Signore, il mio cuore non s'è inorgoglito né i miei occhi fatti alteri. Non ho cercato un cammino di grandezza o prodigi inopportuni. No, ho tenuto la mia anima in pace e in silenzio come un bambino contro sua madre. La mia anima è in me come un bimbo svezzato.
(Salmo 130)
Questo è il salmo della preghiera contemplativa. L'uomo nel cammino verso la radice del suo essere, verso il suo fine, verso il suo Creatore, dopo aver superato i primi gradi della preghiera, dopo averla purificata nella sofferenza e nell'aridità dal gusto umano e dall'egocentrismo, si trova come sulla soglia dell'infinito; là, dove le sue forze a nulla possono, dove la meditazione stessa diventa impossibile e la parola, una volta così fluente, non sa se non ripetere qualche monosillabo di amore o di lamento.
Nessuna immagine riassuntiva di tutto ciò è così esatta come l'immagine del bimbo svezzato sul grembo della madre. Ed è ancora Gesù che ci dice: "Se non vi farete piccoli, non entrerete nel Regno dei Cieli" (Mt 18, 3). Ma l'anima ormai si è fatta piccola e ha capito che deve tutto ricevere e che l'unico suo potere è quello di amare.
No; c'è anche l'altro potere: quello di conoscere. Ma... a che cosa gli serve in tali momenti?
Dice l'anonimo autore del libro sulla preghiera "La nube dell'inconoscenza": "Ogni creatura intelligente, angelo o uomo, ha in se stesso due facoltà principali: l'una chiamata la facoltà di conoscere, l'altra chiamata la facoltà di amare. Di entrambe Dio è il Creatore: ma se Egli resta sempre incomprensibile per la prima, è ivece attingibile alla seconda, secondo il grado differente per ciascuno. Talché soltanto l'anima che ama può, per virtù del suo amore, attingere Colui che pienamente basta a saziare tutte le anime e tutti gli Angeli della creazione".
Questa è l'infinita meraviglia, questo il miracolo dell'amore: L'esercizio non ne sarà mai interrotto, perché Dio lo rinnovella senza posa.
E perché? Perché Egli può essere amato, non pensato: l'amore può coglierlo e tenerlo; il pensiero no..., mai!
Parrebbe strano, a prima vista; ma nulla dà il senso dell'universalità di Dio, della giustizia di Dio, più di questa verità. Se Dio fosse raggiungibile con l'intelligenza, quanto sarebbe ingiusto!
Avrebbe facilitato il compito ai saggi, ai grandi di questo mondo; e si sarebbe reso incomprensibile ai piccoli, ai poveri, agli ignoranti. Invece, no: ha trovato Lui stesso la regola per essere uguale con tutti: la rivelazione sua avviene nell'amore, proprio in quella facoltà in cui siamo tutti uguali.
Ama la regina come ama la contadina, ama l'uomo sapiente come ama l'ignorante. "Ti ringrazio, Padre, che hai nascoste queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11, 25).
"Rimanete nel mio amore".
Ma che cosa divengono i concetti? Essi non sono soppressi; ciò sarebbe contrario alla natura stessa della nostra intelligenza. Dunque, essi sussistono sempre. Ma tutti i concetti distinti tacciono, dormono come gli apostoli sul monte.
Ecco ciò che si chiama contemplazione infusa o conoscenza mistica.
Essa si nutre di silenzio.
Essa non ricorre all'uso attuale dei concetti come mezzo proprio di conoscenza.
Essa diventa negativa in un senso nuovo e assoluto.
Dice la Hadewijk, la Beghina: "La verità una e nuda abolisce ogni ragione, mi tiene in questa vacuità, mi adatta alla semplice vita dell'Eterno. Qui cessa ogni discorso. Chi non ha mai compreso la Parola di Dio vorrebbe invano spiegare ciò ch'io ho trovato senza mezzo, senza velo, più su d'ogni ragione".
S'io qualcosa desidero, lo ignoro, perché son prigioniero stabilmente dell'abissale ignoranza. Chi crede poter dire ciò che sta nel profondo, tradisce l'inesperienza sua.
Ma Dio, quale avventura non intendere più, non più vedere... Se altra volta avevamo "qualche cosa", l'amore adesso ci ha ridotti al nulla. (Poémes spirituels, "Nova et Vetera"1938, n. 4, pp. 362, 367).

Sì; l'amore ci ha ridotti al nulla. Ci ha tolto ogni presunzione di sapere, di essere; ci ha ridotti alla vera infanzia spirituale.
Ho tenuto la mia anima in pace e in silenzio come un bambino contro sua madre.
Ecco lo stato più alto della preghiera: essere bimbi nelle braccia di Dio: tacere, amare, godere.
E se, per questa benedetta voglia di dir qualcosa, di far qualcosa, proprio ti è necessario aprir la bocca, allora fa' così: scegli una parola, una piccola frase che esprima bene il tuo amore per Lui; e poi ripetila, ripetila con pace, senza cercare di formulare pensieri, senza muoverti, ridotto ad un piccolo punto amante dinanzi a Dio Amore.
E, trasformata questa parola o questa frase in un dardo d'acciaio, simbolo del tuo amore, batti, batti contro la spessa nube dell'inconoscenza di Dio.
Non distrarti, qualunque cosa avvenga. Caccia via anche i buoni pensieri; non servono a nulla.
Il grado superiore della contemplazione, qual si può ottenere in questa vita, risiede tutto intero in questa oscurità e nube d'inconoscenza e con uno slancio di amore e uno sguardo cieco si portano sull'essere nudo di Dio, in Lui stesso e di Dio solo.
Un cieco slancio d'amore che si porta su Dio, considerato in Lui stesso, e che preme segretamente sulla nube dell'inconoscenza è più profittevole alla tua anima, più nobile di qualsiasi altro esercizio.
Esso veramente piace a Dio, ai Santi e agli Angeli del Cielo; ed è veramente utile a tutti coloro che tu ami d'un'amicizia spirituale o naturale, vivi o morti.(Le nuage de l'inconnaissance, p. 38 ss).
Questo, fratello, è il mio augurio, sintesi di tutti i doni che il deserto mi ha fatto.
Fratel Carlo

Il ministero del contemplare il suo volto (di David Wilkerson 17 Marzo 2003)


Ogni cristiano è chiamato al ministero. La Bibbia lo dice chiaramente. Paolo scrive: "Noi [tutti] abbiamo questo ministero" (2 Corinzi 4:1). Questo ministero non richiede dei doni o dei talenti particolari. Piuttosto, deve essere intrapreso da tutti quelli che sono nati di nuovo, sia ministri che gente comune. Infatti, questo ministero è la prima chiamata di ogni credente. Tutto il resto deve procedere da questa. Nessun ministero può piacere a Dio, se non è nato da questa chiamata.
Sto parlando del ministero del contemplare il volto di Cristo. Paolo dice: "Noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore" (2 Corinzi 3:18).
Cosa significa contemplare la gloria del Signore? Paolo sta parlando qui di un'adorazione devota, concentrata. È il tempo che passiamo con Dio, semplicemente contemplandoLo. E l'apostolo aggiunge subito: "Avendo perciò questo ministero.." (4:1). Paolo precisa che il contemplare il volto di Cristo è un ministero a cui tutti dobbiamo dedicarci.
Il termine greco per "contemplare" in questo verso contiene un'espressione molto forte. Indica non solo lanciare uno sguardo, ma "fissare gli occhi". Significa decidere: "Io non mi muoverò da questa posizione. Prima di fare qualunque altra cosa, prima di cercare di andare altrove, io voglio stare alla presenza di Dio".
Molti cristiani interpretano male la frase "contemplare come in uno specchio" (3:18). Pensano ad uno specchio in cui vi sia riflesso il volto di Gesù. Ma Paolo non stava dicendo questo. Stava parlando di guardare intensamente qualcosa, cercando di scrutarne i contorni come in uno specchio, per vederli più chiaramente. Dobbiamo "fissare i nostri occhi" in questo modo, determinati a vedere la gloria di Dio nel volto di Cristo. Dovremmo chiuderci nel luogo santissimo, con un'ossessione: osservare così intensamente, aver comunione con tale devozione, da esserne cambiati.
Paolo dice che la persona che si chiude con Cristo, che Lo contempla, viene trasfigurata.
Cosa avviene quando un credente contempla il volto di Cristo? Paolo scrive: "E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore" (2 Corinzi 3:18).
Il vocabolo greco per "trasformati" qui è "metamorfosi", che significa cambiamento, trasformazione, trasfigurazione. Chiunque entra nel luogo santissimo e fissa intensamente il suo sguardo su Cristo, riceve una metamorfosi. Avviene in lui o in lei una trasfigurazione. Quella persona viene continuamente trasformata ad immagine e nel carattere di Gesù.
Forse tu entri spesso alla presenza del Signore. Eppure forse non ti senti trasformato, quando spendi del tempo insieme a Lui. Ti dico: non è possibile che in te non avvenga una metamorfosi. Qualcosa avviene di sicuro, perché nessuno può contemplare continuamente la gloria di Cristo senza esserne trasformato.
Notate l'ultima frase dell'affermazione di Paolo: "Noi tutti... siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore" (3:18). Lo Spirito Santo compie l'opera della trasfigurazione in noi. Ora notate il verso precedente: "Or il Signore è lo Spirito, e dove c'è lo Spirito del Signore, c'è libertà" (3:17).
Riuscite a capire cosa sta dicendo qui Paolo? Sta affermando: "Quando voi contemplate il volto di Cristo, riceve libertà per essere trasformati". Rimanendo nella Sua presenza, noi diamo allo Spirito la libertà di governare le nostre vite, di fare in noi ciò che a Lui piace. È un atto di sottomissione che dice: "Signore, la mia volontà è tua. Qualunque cosa accadrà, trasformami ad immagine di Gesù".
La prima cosa che vediamo quando contempliamo il Signore è quanto siamo dissimili a Cristo. Non importa quanto pensiamo di essere giusti. Lo Spirito ci mostra quanto siamo lontani dalla gloria di Dio, quanto siamo egoisti, quanto ancora c'è della nostra carne.
Eppure, mentre contempliamo Cristo, inizia in noi un'opera spontanea. Ci rendiamo conto che Lui ha compiuto ogni giustizia per noi. E noi non dobbiamo lottare o sudare o faticare per essere santi. Al contrario, veniamo trasformati - non per quello che facciamo, ma per l'opera dello Spirito. Lo Spirito Santo ha iniziato in noi il glorioso processo della trasfigurazione.
Ora tutto è compiuto "tramite il patto, per mezzo del Suo Spirito". Il nostro compito è semplicemente quello di recarci spesso alla Sua presenza, fissando il nostro sguardo su di Lui e rimanendo alla Sua presenza. E dobbiamo mettere la nostra fiducia in Lui, che è il capo e compitore della nostra fede. Per mezzo del suo Spirito, Lui ci trasformerà continuamente ad immagine di Cristo.
Molti cristiani professano di essere ripieni di Spirito Santo. Ma credo che ci sia un esame che dimostra se lo Spirito Santo sta governando o meno la nostra vita. L'esame è questo: c'è una crescita progressiva del carattere di Cristo in noi.
Se lo Spirito ha il pieno controllo, questa crescita non si attenua. Non ci saranno allontanamenti o distacchi dalla Sua presenza. Al contrario, vedrai un cambiamento continuo. E la crescita non ci sarà solo nelle prove o nelle tribolazioni. Sarà una crescita continua, perché il cambiamento compiuto dallo Spirito di Dio è continuo. Non esiste una crescita stagnante nell'opera dello Spirito.
Ma la trasfigurazione avviene soprattutto attraverso le prove e le sofferenze. Paolo dice: "Abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi" (2 Corinzi 4:7). Forse ti chiederai: ma come fanno i nostri vasi di terra così fragili a contenere e manifestare continuamente la gloria del carattere di Cristo? E specialmente quando siamo nelle prove?
Non sta a noi sapere in che modo lo Spirito ci trasforma. Non sappiamo quali metodi sceglierà di usare nelle nostre vite. Ma sappiamo questo: ogni sofferenza ed ogni difficoltà porta una trasformazione.
Quando io e Gwen venimmo a sapere che la nostra nipotina Tiffany aveva un cancro terminale al cervello, pensammo che nostra figlia Debbie sarebbe stata un fragile vaso di terra. Ci chiedevamo: "Come farà a sopportare una cosa del genere? Lei è così fragile". Ma Debbie si è dimostrata una roccia in tutta questa situazione. Ognuno nella nostra famiglia ha visto la potenza di Dio manifestata in lei.
Dove ha trovato la sua forza? Per mesi, ella ha contemplato il volto di Gesù attraverso i sacri scritti di Madame Guyon e di Amy Carmichael. Quando iniziò a leggerli, Debbie mi disse: "Papà, voglio conoscere di più Gesù".
Per mesi lei rimase appartata con il Signore, contemplando il Suo volto. E lo Spirito Santo ha operato un cambiamento che ha sconvolto il mondo. L'ha trasfigurata. Tutti noi abbiamo visto la stessa forza in suo marito Roger. La loro fede, la loro fiducia e il riposo in Gesù è stato un ministero potente durante quella prova terribile.

giovedì 23 agosto 2007

BENTORNATI !!!

Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». 6Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell`ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.Mentre scendevano dal monte .... (Mc 9,5 – Lc 9,33 )

A tutti gli amici di Jeshua … buon ritorno!
Tutte le cose belle sono destinate a terminare … lodiamo però l’Eterno perché ci ha concesso un periodo di vacanza e volgiamo uno sguardo di misericordia e di amore per chi invece non l’ha potuta godere.
Allora benediciamo Jeshua perché ce l’ha data non perché ce l’ha tolta!
E’ comprensibile, è difficile, traumatizzante innestarsi nuovamente in meccanismi logoranti, dopo aver provato tanta pace e tanta libertà, ma è doveroso. La “nemica” sveglia è stata messa a tacere per lungo tempo, magari qualcuno ne ha approfittato per dormire un po’ in più, altri per impigrirsi nello spirito, altri invece per rinvigorirlo sfruttando il vantaggio di avere più tempo per il Maestro, qualcuno ha letto, altri no…non importa!
Oggi è tempo di riprendersi e riprogrammare la nostra vita facendo tesoro di quello che abbiamo sperimentato in vacanza: «non si può vivere senza Dio!».


E’ l’esperienza di Pietro, Giacomo e Giovanni, chiamati in disparte da Gesù, che l’invita ad una “gita” fuori dalla calca polverosa delle città della Galilea. La necessità di fare un passo verso un livello nello Spirito maggiore spinge gli apostoli a seguire il Maestro all’ascesa al monte Tabor, un po’ per curiosità, un po’ per necessità, sicuramente per ubbidienza. Le attese, lo stupore, l’ansia sono subito placate dal panorama mozzafiato e dal silenzio che regnava sulla cima di quella montagna (600 mt slm).

Che pace anche per Gesù che desiderava appartarsi quasi per nostalgia di cielo, per nostalgia del Padre!
Quindi, Gesù si apparta per pregare, approfittando della “vacanza” strappata agli impegni “pastorali” e si sà quandoGesù prega si squarcia il cielo! Anche gli apostoli approfittano della vacanza per fare una pennichella, sembra che il pregare di Gesù faccia venire sonno ai poveri ex pescatori (vedi orto degli ulivi) ma è più comprensibile che il sonno scendesse sugli apostoli per preservarli dalla visione di quello che poi invece per amore fu concesso vedere ed udire.
In vacanza c’è chi prega e chi dorme, ma tutti prima o poi sono messi di fronte alla Verità che si stà manifestando! Infatti Gesù nello splendore della trasfigurazione riassume per un piccolo tempo la sua natura celeste sfolgorando di Gloria ed illuminando l’intero monte. Si destano gli stanchi apostoli, sfiancati dalla costanza e dalla perseveranza della preghiera del loro instancabile Pastore e Maestro e vedono … e sentono … questa è la ricompensa per chi si è fidato di Gesù e lo ha seguito nel nascondimento e nella quiete di una montagna, viene premiata la fedeltà dalla contemplazione della Gloria sfolgorante di Gesù/Dio e della voce dell’Eterno Padre.
Allora Pietro tremante proclama la frase che tutti noi diciamo mentre ammiriamo la natura, la famiglia, qualcosa di meraviglioso, o i doni di Dio o per i più contemplativi, Dio stesso ! Si Gesù è proprio bello stare con te in vacanza, lontano dalla folla che chiede, parla, dice … è talmente bello che ci fa venire la voglia di vivere nel luogo del tuo silenzio dove con estrema faciltà tu sei esplicitamente manifesto e glorioso, visibilmente Re e eccezionalmente vicino! Facciamo delle tende, vogliamo stare con te, con la nostra famiglia senza fatica, senza lavoro, senza sveglia, senza fretta, senza impegni … con te!
Gesù sembra dirci: «Amico, vedi, questo è il pregustare quelle delizie che ti saranno date pienamente un giorno, per oggi è così, per poco, ma anche questo scorcio di cielo è un premio incommisurabile per coloro che mi cercano, mi anelano e desiderano la mia presenza … io cerco questi adoratori! »
Alla fine di tutto senza neanche discutere, Gesù il giorno dopo, comincia a scendere in città distruggendo i sogni e le speranze degli apostoli che si erano beati di tanta Gloria da non riuscire a parlare d’altro., li riportà alla realtà di quel momento, nel caos, tra la folla, in città!
Il Maestro sembra dirci che il nostro posto è tra i vivi, è nel deserto delle città dove incontrarlo e solo per gli esploratori, veri adoratori, eroi ed impavidi ricercatori delle delizie dell’Eterno. A noi “comuni mortali” però c’incoraggia e c’invita comunque a seguirlo ogni tanto sulle montagne del silenzio con Lui dove è più facile trovarlo, ma ci sprona anche a cercalo soprattutto nel cuore, e tra il “rumore” della nostra vita, nella nostra “stanza della preghiera”, lì c’incontrerà!
Sforzaimoci con tutto il cuore, con tutte le nostre forze, con tutta la mente e con tutta la nostra vita di cercarlo, vedremo che Egli si trasfigurerà nel quotidiano della nostra povertà, in casa nostra, nella nostra chiesa, a lavoro, per strada … ovunque!
L’ha promesso Lui stesso:

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. (MT 7,7 – Lc 11,9)

Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena
. (Gv 16,24)

Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
(Mt 6,4)

Allora buon ritorno e possiate con il cuore e con lo Spirito vivere in una continua contemplazione del Maestro Jeshua che si trasfigura d’amore per noi!

Giosuè

mercoledì 22 agosto 2007

QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE (di G.Courtois)

DIMORA IN ME E ACCOGLIMI

Io compio la mia opera di pace e di amore nella Chiesa attraverso le anime di orazione, docili alla mia azione. Orazione: pensare a Dio amandolo.

1. Dialogo degli occhi.
2. Dialogo dei cuori.
3. Dialogo dei desideri
con ciascuna delle Persone della Trinità.


PADRE
1. a) Immerso in Gesù, Figlio dell'eterno Padre, con­templare il Padre con disponibilità, azione di gra­zie, amore.
b) Il Padre mi vede nel suo Figlio: vede tutte le anime legate alla mia, nella sintesi del piano di amore, e vede anche tutta la mia miseria.

2. a) Immerso in Gesù, in comunione con i suoi senti­menti, io amo il Padre. Non dico nulla, amo.
b) Il Padre mi ama. Lasciarmi amare dal Padre. Dio ha tanto amato il mondo.
3. a) Desiderio del Padre, in unione con Gesù: dono della salute fisica e morale, intellettuale e apostolica.
b) Che volete che io vi faccia? Sii sereno, sii gioioso, sii fiducioso.

FIGLIO
1. a) Vedere Gesù nei suoi misteri.
b) Egli vede la mia miseria, povertà, indigenza.

2. a) Amare Gesù con tutta la mia anima, con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze. Amore consolatore, ripa­ratore.
b) Lasciarmi amare da lui:

3. a) Ciò che desidero: che Egli faccia di me alter Chri­stus .
b) Lasciarmi dirigere come lui vuole: disponibilità, docilità, adesione.

SPIRITO SANTO
1. a) Contemplare tutto ciò che lo Spirito Santo compie, dona e perdona nel mondo. Tutto ciò che purifica, ispira, illumina, infiamma, fortifica, unisce, feconda.
b) Mostrare la mia miseria. Supplicarlo di smuovere gli ostacoli alla realizzazione del piano del Padre.
2. a) Amare l'Amore.

b) Lasciarmi infiammare da lui.
3. a) Chiedere il dono dell'orazione profonda dell'am­plesso interiore.
b) Lasciarmi invadere da lui. Chiamarlo. Offrirmi. Riempirmi.

È molto utile vivere dei tempi forti durante i quali la mia presenza diventa percettibile alla tua anima.
La prima cosa, è di chiedermi più intensamente di spo­gliarti da tutto ciò che impedisce di ascoltare, intendere, raccogliere, assimilare, mettere in pratica la mia Parola. Infatti io sono in te Colui che ti parla. Ma tu non puoi capirmi se non mi ascolti. Puoi ascoltarmi soltanto se il tuo amore è davvero puro da ogni ripiegamento su te stesso e assume le caratteristiche di un amore oblativo in comunione col mio.
La seconda cosa, è di essere fedele nel consacrarmi in esclusiva alcuni tempi forti nell'intimo di te stesso, lad­dove io sono e vivo con una presenza sempre attuale, sempre operante e amorosa.
La terza, è di sorridermi di più. Lo sai, io amo colui che dona e si dona col sorriso. Sorridimi. Sorridi a tutti. Sorridi a tutto. Nel sorriso è presente, più di quanto tu non lo creda, la grazia espressiva del vero amore fatto del dono di sé, e più tu lo doni, più io in cambio mi dono a te.

Non devi vivere soltanto dinanzi al Signore, ma nel tuo Signore. Più agirai così, sforzandoti di non avere altri sentimenti che i miei, e più prenderai coscienza del me­raviglioso scambio che attraverso di me ti unisce alla Trinità intera, a tutti i santi e a tutti i membri del mio corpo mistico. Tu non sei mai solo. La tua vita è essen­zialmente comunitaria.

Pensa, prega, agisci in me. Io in te, tu in me. Lo sai, è questo il mio desiderio di intimità con te. Io sto di conti­nuo alla porta della tua anima e busso. Se ascolti la mia voce e mi spalanchi la porta, allora entro in casa tua e ceniamo insieme. Non preoccuparti del menù. Ogni vol­ta provvedo io al banchetto e la mia gioia sta nel vederlo assaporare in modo da essere sempre più idoneo a do­narmi ai tuoi fratelli. Pensa a loro pensando a me. Racco­glili nella tua preghiera, dandoti a me. Assumili lascian­doti assorbire in me.
Vivi con me come con l'Amico che mai si abbandona. Non mi lasciare con la volontà, non mi lasciare col cuore, cerca di lasciarmi il meno possibile anche con la tua mente.
Sii attento alla mia Presenza, al mio Sguardo, al mio Amore, alla mia Parola.
Alla mia Presenza. Sai bene che sono presente vicino a te, in te e negli altri. Ma altro è saperlo, altro è provarlo. Chiedimi spesso questa grazia. Essa non sarà rifiutata alla tua preghiera umile e perseverante. Essa è l'espressione più concreta di una fede viva e di una carità ardente.
Al mio Sguardo. Sai bene che i miei occhi non si di­stolgono da te. Se potessi vedere questo mio sguardo pieno di bontà, di tenerezza, di desiderio, attento alle tue scelte profonde, sempre benevolo, incoraggiante, pronto a sostenerti e ad aiutarti! Ma ecco: tu lo devi incontrare nella fede, desiderarlo nella speranza, predi­ligerlo nell'amore.
Al mio Amore. Sai bene che sono l'Amore, ma lo sono ancor di più di quanto tu lo sappia. Adora e abbi fiducia. Le sorprese che ti riservo sono molto più belle di quanto tu possa immaginare. Il tempo del dopo-morte sarà quello della vittoria del mio Amore su tutti i limiti umani, purché non siano stati deliberatamente voluti come osta­colo contro di esso. Sin da oggi, chiedimi la grazia di una percezione più acuta, più intuitiva di tutte le delicatezze del mio immenso Amore verso di te.
Alla mia Parola. Tu sai che io stesso sono in te colui che parla, colui del quale la Parola è Spirito e Vita. Ma a che serve parlare e manifestare le ricchezze del Padre, se l'orecchio del tuo cuore non è attento ad ascoltare, in modo da accoglierle e assimilarle? Tu conosci il mio modo di parlare, attraverso le idee che faccio sbocciare nel tuo spirito sotto l'influsso del mio. In partenza devi essere fedele al mio Spirito. All'arrivo, devi essere attento a raccoglierne la divina rugiada. Allora la tua vita sarà feconda.

Il tempo che passi a esporre la tua anima alle divine radiazioni della mia presenza ti vale di più dei lavori eseguiti feb­brilmente al di fuori di me. Io sono nell'Eucarestia ... adorami!

È dall'interno che io governo il mondo, grazie alle anime fedeli nell'ascoltarmi e nel rispondermi. Ce ne sono molte migliaia sparse nel mondo. Esse mi procura­no grande gioia, ma sono ancora troppo poco numerose. Il bisogno di cristificazione dell'umanità è immenso e gli operai poco numerosi.

Quanto sarebbe al tempo stesso più semplice e più feconda la tua vita, se tu mi lasciassi nel tuo spirito e nel tuo cuore tutto il posto che io desidero occupare! Tu brami la mia venuta, la mia crescita, la mia presa di pos­sesso, ma bisogna che tutto ciò non rimanga un desiderio astratto.
Anzitutto, renditi conto che non sei nulla e non puoi nulla da te stesso per aumentare di un solo grado l'intimi­tà della mia presenza in te. Me la devi chiedere umilmen­te.

Poi, secondo tutta la misura della grazia che ti è con­cessa, non perdere nessuna occasione per unirti esplici­tamente a me, per nasconderti in me. Penetra in me con fiducia e poi lasciami agire attraverso di te.

Non è per scherzo che ho affermato: « Voglio che si senta la mia Vita palpitare di te. Voglio che si senta il mio amore bruciare nel tuo cuore ». E stamattina aggiungo: « Voglio che la gente veda brillare nel tuo spirito la mia luce ». Ma ciò presuppone che il tuo io si eclissi quanto più è possibile.

Il mio sguardo su di te è verace, lucido, profondo. Non sfuggirlo, ricercalo. Ti aiuterà a scoprire quanto attacca­mento e quanta ricerca personale rimangono in te. Ti stimolerà a dimenticarti sempre di più per gli altri.

Bisognerebbe che tu non sapessi fare a meno di me in modo che io riesca a passare attraverso di te tanto quanto il mio cuore desidera. Ma la natura umana è fatta così che, se non è stimolata di continuo, rallenta il suo sforzo e disperde la sua attenzione. Questo spiega la necessità di una continua ripresa di contatto con me. Finché sei su questa terra, non c'è mai nulla di acquisito, bisogna con­tinuamente ricominciare. Ma ogni nuovo slancio è come una rinascita e un crescere nell'amore.

Desiderami. Non sono io Colui che risponde piena­mente alle aspirazioni che io stesso ho posto nel tuo cuore?
Desiderami. Verrò in te. Crescerò in te. Eserciterò il mio dominio su di te secondo il tuo desiderio. Desiderami. Perché volere altra cosa che non sia vivere in intimo scambio con me? Quanto sono futili e dispersi­vi tutti i desideri che non convergono in me!
Desiderami. Sì, in tutte le tue occupazioni, dall'alba al tramonto, nella preghiera e nel lavoro, nel cibo, nel ripo­so, fammi sentire ora fortemente, ora in modo sfumato, l'intensità del tuo desiderio.
Desiderami. Che il tuo petto mi aspiri, che il tuo cuore mi cerchi, che tutto il tuo essere mi brami.
Desiderami per te, poiché senza di me non puoi fare nulla di efficace e di utile sul piano dello spirito. Desiderami per gli altri, poiché mi comunicherai con le tue parole, i tuoi esempi, i tuoi scritti solo nella misura in cui sarò io ad agire attraverso di te.

Vivi in me: tu vivrai per me, agirai effettivamente per me, e i tuoi ultimi anni serviranno efficacemente alla mia Chiesa.

Abita in me come nella tua dimora preferita. Ricòrdati: Colui che dimora in me... porta molto frutto.
Abita la mia preghiera. Penetra nel flusso incessante dei desideri, delle lodi, dell'azione di grazie che emana dal mio Cuore.
Abita la mia volontà. Unisciti alla mia volontà su di te e a tutti i miei disegni d'amore.
Abita le mie piaghe. Esse sono sempre vive fino a quando il mondo non sarà interamente riconciliato in me. Attingi in esse la forza del sacrificio e delle scelte dolorose in nome dei tuoi fratelli. Le tue decisioni posso­no essere decisive per molte anime.
Abita il mio cuore. Lasciati infiammare dal suo calore di carità. Ah, se davvero tu potessi diventare incande­scente!

IL VALORE DEL SILENZIO


Introduzione
L'anima che cerca Dio è chiamata a fare il salto vero di uscire fuori da se stessa, solo così si ritroverà.
L'esitazione è una grande nemica, perché spesso non è frutto di prudenza ma di poco amore e di poca fiducia.
Dio ci attende con slancio generoso; Egli ha dato tutto e chiede tutto, quel tutto che noi possiamo.
Se ti tenta l'abisso, domanda al Signore di circondarti di solitudine, di immergerti nel silenzio da Lui abitato, colmato, dove Egli si manifesta. Da parte tua, cerca di vivere così.
Per quanto possibile, nella puntuale obbedienza e nella carità perfetta, cercherai di evitare quattro cose, che sono il maggior ostacolo al silenzio interiore e che impediscono l'abituale contemplazione: il mormorare interiore; le critiche interne; le ossessioni/fantasmi; la preoccupazione di te sé.
Superati questi ostacoli, la Cristificazione è più radicale.
1 - Soffocare il mormorio interiore
L'anima creata e ricreata con il Battesimo è stata avvolta da un silenzio che è pudore e creazione.
Il Silenzio è musica, è danza estetica in cui Dio colma l'anima vergine della Sua presenza.
Man mano il mondo vi irrompe con il suo "rumore" e con il suo mormorio cercando di soffocare la voce di Dio. Ecco perché urge un ritorno al Silenzio Battesimale.
La disciplina del Silenzio compie, congiuntamente alla Grazia, quello che i sedimenti del tempo hanno accumulato sulla nostra anima confusa, disturbata dal rumore esterno ed interno.
Porre le condizioni esterne del Silenzio sono le prime condizioni per un silenzio interno che spegne la fuga da sé e fa ritornare alla consapevolezza battesimale con un cuore da adulti e da bambini allo stesso tempo. Ecco perché Gesù ci dice "se non ritornerete come bambini.." non parla di ritornare infantili, ma bambini.
a. Il Mormorio dei ricordi.
Il peccato originale ci ha ferito al punto tale da cristallizzarci sul ricordo del male. Non solo ciò è controproducente ai fini di una crescita ma ci fa perdere una quantità smisurata di tempo ed energia.
Il male è un "nulla": perché ricordarsene? Occorre pensare solo alla grazia che ci ha salvato, alla Sua eterna giovinezza e fioritura. Dio ha distrutto tutto: Lui non fa collezione di "nulla"!
Serbare per Lui un cuore finalmente contrito, pacifico e tenero: questa è la compunzione.
Altro aspetto significativo è la dipendenza dai ricordi. Siamo ancorati come amebe ai ricordi, mentre essi vanno totalmente ridimensionati in Dio. Quel tale ci ha fatto così... mio padre era inesistente.. mia madre mi ha abbandonato.. quel compagno/a mi ha tradito... quei compagni di scuola mi hanno preso in giro... lo stato mi ha tolto tutto...
I ricordi pian piano diventano idolatria, un culto costante delle nostre paure e ansie.. però così facendo dimentichiamo che tutto può essere cambiato dalla Grazia e che, solo se noi viviamo nella Grazia, possiamo cambiare il passato in un futuro fecondo. C'è una forma sottile di lussuria nel coltivare i ricordi, una sensualità disordinata che ci impedisce di aderire al reale e ci incatena per il futuro.
Fa silenzio, Taci, dobbiamo dire a questi ricordi, taci nel nome di Cristo. Come Egli, il maestro diceva a satana. Questo è lavoro e fatica, ma è prima ancora scelta, scelta di essere liberi e di fissarci solo in Dio. Come S. Paolo, non guardare a quanto ti sta dietro, ma a ciò che hai davanti: Gesù Cristo.
Fuggi - nei limiti del possibile - i contatti vivi con quanto ti fa presente ciò che hai lasciato: visite, conversazioni, lettere che ti ravvivano l'immagine di un mondo che si fa tanta fatica a dimenticare! Per quanto l'obbedienza e la carità vere lo permettono riduci i rapporti orali ed epistolari con l'esterno. La memoria è un accumulatore terribile; conserva tesori per future distrazioni. Quanto più il tuo spirito sarà libero da immagini mondane, tanto più risplenderà in te la luce del volto di Dio.
Consegnare nella tenerezza ogni relazione terrena nel cuore di Dio, anche quella significativa, è l'unico modo di amare con passione e rispetto. Amare tutti e ciascuno in Lui. E' un amore infinitamente più profondo e più efficace. Augura ai tuoi amici l'amore di Dio: è l'unico vero bene. Glielo otterrà la fedeltà alla tua sequela di Cristo; il compromesso invece impedirà a Dio di donarsi a coloro che ami. Gesù per salvarci ha abbandonato sua madre. Di fatto, separandosene se l'è unita più strettamente. Si stava bene presso il focolare di Nazaret, e l'andarsene ha spezzato i cuori e fatto scorrere le lacrime. La morte del cuore di Cristo che lascia la propria famiglia per servire il Regno è il continuum scelto e necessario che il Verbo del Padre ha cominciato con l'incarnazione (Fil. 2).. non c'è incarnazione senza depurazione, non c'è depurazione senza silenzio, non c'è peso esatto dei ricordi senza amore.

lunedì 23 luglio 2007

LETTERE DAL DESERTO di Fratel Carlo Carretto







I tempi della preghiera

La preghiera è innanzitutto parola, recitazione, canto.
China, o Signore, il tuo orecchio
e ascoltami,
perché misero e povero io sono.
Guidami, o Signore, per la tua via;
ch'io cammini nella Tua verità.
Si rallegri il mio cuore
a temere il tuo nome
. (Sal 85)
Sovente racchiude un grido, un pianto, un lamento d'angoscia:
O Signore, Dio della mia salvezza, di giorno e di notte io grido dinanzi a Te.
Giunga al Tuo cospetto la mia preghiera, perché satura di mali è l'anima mia e la mia vita è vicino all'averno.
Son contato tra quei che scendono nella fossa.
Son diventato come un uomo senza soccorso.
Tra i morti sono, benché libero e vivo ancora.
Come gli uccisi che dormono nei sepolcri dei quali più non ti ricordi e alla tua mano sono stati strappati. (
Sal 87)
Qualche volta un'esplosione di felicità:
Io t'amo, mio Dio, mia forza.
Il Signore è il nio sostegno.
Il mio Dio è l'aiuto in cui spero
. (Sal 17)
Un'ammirazione estatica delle sue opere:
I cieli narrano la gloria di Dio,
e le opere delle sue mani
annunzia il firmamento
. (Sal 18)
La lode appassionata della Sua Provvidenza:
Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca.
In erbosi pascoli mi fa posare.
Presso refrigeranti acque mi nutre,
ristora l'anima mia.
Mi guida per retti sentieri a motivo del suo nome.
Quand'anche camminassi nell'ombra della morte,
non temerei sciagure, poiché Tu sei con me.
(Sal 22)

Questa maniera di parlare con Dio è di tutte le epoche, e di tutti i luoghi. Dall'inizio della vita spirituale al termine, l'uomo si servirà di questo mezzo - la parola - per esprimere i suoi sentimenti col suo Creatore.
Ma anche qui è come nell'amore: le parole abbondano al principio, poi si fanno più rare e più profonde, finché si riducono a qualche monosillabo che racchiude però tutto.
Normalmente un'anima parla molto al tempo della sua conversione, nel periodo del suo noviziato, nei primi anni della sua scoperta di Dio. È il periodo più facile per l'anima, anche perché tutto concorre a rivestire la preghiera: novità, sentimento, fantasia, arte, passione.
E Dio, in più, mette la sua parte di consolazione. E tutto fluisce come ai primi tempi di un matrimonio felice.
Pronto è il mio cuore, o Dio,
pronto è il mio cuore.
Canterò e inneggerò a Te.
Sorgi, mia gloria, sorgi
arpa e cetra.
Voglio destare l'aurora.
Ti celebrerò fra i popoli,
o Signore.
E inneggerò a Te fra le nazioni;
perché grande, oltre i cieli
è la tua benignità
e sino alle nubi
la tua fedeltà.
(Sal 107)