giovedì 23 agosto 2007

BENTORNATI !!!

Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». 6Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell`ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.Mentre scendevano dal monte .... (Mc 9,5 – Lc 9,33 )

A tutti gli amici di Jeshua … buon ritorno!
Tutte le cose belle sono destinate a terminare … lodiamo però l’Eterno perché ci ha concesso un periodo di vacanza e volgiamo uno sguardo di misericordia e di amore per chi invece non l’ha potuta godere.
Allora benediciamo Jeshua perché ce l’ha data non perché ce l’ha tolta!
E’ comprensibile, è difficile, traumatizzante innestarsi nuovamente in meccanismi logoranti, dopo aver provato tanta pace e tanta libertà, ma è doveroso. La “nemica” sveglia è stata messa a tacere per lungo tempo, magari qualcuno ne ha approfittato per dormire un po’ in più, altri per impigrirsi nello spirito, altri invece per rinvigorirlo sfruttando il vantaggio di avere più tempo per il Maestro, qualcuno ha letto, altri no…non importa!
Oggi è tempo di riprendersi e riprogrammare la nostra vita facendo tesoro di quello che abbiamo sperimentato in vacanza: «non si può vivere senza Dio!».


E’ l’esperienza di Pietro, Giacomo e Giovanni, chiamati in disparte da Gesù, che l’invita ad una “gita” fuori dalla calca polverosa delle città della Galilea. La necessità di fare un passo verso un livello nello Spirito maggiore spinge gli apostoli a seguire il Maestro all’ascesa al monte Tabor, un po’ per curiosità, un po’ per necessità, sicuramente per ubbidienza. Le attese, lo stupore, l’ansia sono subito placate dal panorama mozzafiato e dal silenzio che regnava sulla cima di quella montagna (600 mt slm).

Che pace anche per Gesù che desiderava appartarsi quasi per nostalgia di cielo, per nostalgia del Padre!
Quindi, Gesù si apparta per pregare, approfittando della “vacanza” strappata agli impegni “pastorali” e si sà quandoGesù prega si squarcia il cielo! Anche gli apostoli approfittano della vacanza per fare una pennichella, sembra che il pregare di Gesù faccia venire sonno ai poveri ex pescatori (vedi orto degli ulivi) ma è più comprensibile che il sonno scendesse sugli apostoli per preservarli dalla visione di quello che poi invece per amore fu concesso vedere ed udire.
In vacanza c’è chi prega e chi dorme, ma tutti prima o poi sono messi di fronte alla Verità che si stà manifestando! Infatti Gesù nello splendore della trasfigurazione riassume per un piccolo tempo la sua natura celeste sfolgorando di Gloria ed illuminando l’intero monte. Si destano gli stanchi apostoli, sfiancati dalla costanza e dalla perseveranza della preghiera del loro instancabile Pastore e Maestro e vedono … e sentono … questa è la ricompensa per chi si è fidato di Gesù e lo ha seguito nel nascondimento e nella quiete di una montagna, viene premiata la fedeltà dalla contemplazione della Gloria sfolgorante di Gesù/Dio e della voce dell’Eterno Padre.
Allora Pietro tremante proclama la frase che tutti noi diciamo mentre ammiriamo la natura, la famiglia, qualcosa di meraviglioso, o i doni di Dio o per i più contemplativi, Dio stesso ! Si Gesù è proprio bello stare con te in vacanza, lontano dalla folla che chiede, parla, dice … è talmente bello che ci fa venire la voglia di vivere nel luogo del tuo silenzio dove con estrema faciltà tu sei esplicitamente manifesto e glorioso, visibilmente Re e eccezionalmente vicino! Facciamo delle tende, vogliamo stare con te, con la nostra famiglia senza fatica, senza lavoro, senza sveglia, senza fretta, senza impegni … con te!
Gesù sembra dirci: «Amico, vedi, questo è il pregustare quelle delizie che ti saranno date pienamente un giorno, per oggi è così, per poco, ma anche questo scorcio di cielo è un premio incommisurabile per coloro che mi cercano, mi anelano e desiderano la mia presenza … io cerco questi adoratori! »
Alla fine di tutto senza neanche discutere, Gesù il giorno dopo, comincia a scendere in città distruggendo i sogni e le speranze degli apostoli che si erano beati di tanta Gloria da non riuscire a parlare d’altro., li riportà alla realtà di quel momento, nel caos, tra la folla, in città!
Il Maestro sembra dirci che il nostro posto è tra i vivi, è nel deserto delle città dove incontrarlo e solo per gli esploratori, veri adoratori, eroi ed impavidi ricercatori delle delizie dell’Eterno. A noi “comuni mortali” però c’incoraggia e c’invita comunque a seguirlo ogni tanto sulle montagne del silenzio con Lui dove è più facile trovarlo, ma ci sprona anche a cercalo soprattutto nel cuore, e tra il “rumore” della nostra vita, nella nostra “stanza della preghiera”, lì c’incontrerà!
Sforzaimoci con tutto il cuore, con tutte le nostre forze, con tutta la mente e con tutta la nostra vita di cercarlo, vedremo che Egli si trasfigurerà nel quotidiano della nostra povertà, in casa nostra, nella nostra chiesa, a lavoro, per strada … ovunque!
L’ha promesso Lui stesso:

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. (MT 7,7 – Lc 11,9)

Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena
. (Gv 16,24)

Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
(Mt 6,4)

Allora buon ritorno e possiate con il cuore e con lo Spirito vivere in una continua contemplazione del Maestro Jeshua che si trasfigura d’amore per noi!

Giosuè

mercoledì 22 agosto 2007

QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE (di G.Courtois)

DIMORA IN ME E ACCOGLIMI

Io compio la mia opera di pace e di amore nella Chiesa attraverso le anime di orazione, docili alla mia azione. Orazione: pensare a Dio amandolo.

1. Dialogo degli occhi.
2. Dialogo dei cuori.
3. Dialogo dei desideri
con ciascuna delle Persone della Trinità.


PADRE
1. a) Immerso in Gesù, Figlio dell'eterno Padre, con­templare il Padre con disponibilità, azione di gra­zie, amore.
b) Il Padre mi vede nel suo Figlio: vede tutte le anime legate alla mia, nella sintesi del piano di amore, e vede anche tutta la mia miseria.

2. a) Immerso in Gesù, in comunione con i suoi senti­menti, io amo il Padre. Non dico nulla, amo.
b) Il Padre mi ama. Lasciarmi amare dal Padre. Dio ha tanto amato il mondo.
3. a) Desiderio del Padre, in unione con Gesù: dono della salute fisica e morale, intellettuale e apostolica.
b) Che volete che io vi faccia? Sii sereno, sii gioioso, sii fiducioso.

FIGLIO
1. a) Vedere Gesù nei suoi misteri.
b) Egli vede la mia miseria, povertà, indigenza.

2. a) Amare Gesù con tutta la mia anima, con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze. Amore consolatore, ripa­ratore.
b) Lasciarmi amare da lui:

3. a) Ciò che desidero: che Egli faccia di me alter Chri­stus .
b) Lasciarmi dirigere come lui vuole: disponibilità, docilità, adesione.

SPIRITO SANTO
1. a) Contemplare tutto ciò che lo Spirito Santo compie, dona e perdona nel mondo. Tutto ciò che purifica, ispira, illumina, infiamma, fortifica, unisce, feconda.
b) Mostrare la mia miseria. Supplicarlo di smuovere gli ostacoli alla realizzazione del piano del Padre.
2. a) Amare l'Amore.

b) Lasciarmi infiammare da lui.
3. a) Chiedere il dono dell'orazione profonda dell'am­plesso interiore.
b) Lasciarmi invadere da lui. Chiamarlo. Offrirmi. Riempirmi.

È molto utile vivere dei tempi forti durante i quali la mia presenza diventa percettibile alla tua anima.
La prima cosa, è di chiedermi più intensamente di spo­gliarti da tutto ciò che impedisce di ascoltare, intendere, raccogliere, assimilare, mettere in pratica la mia Parola. Infatti io sono in te Colui che ti parla. Ma tu non puoi capirmi se non mi ascolti. Puoi ascoltarmi soltanto se il tuo amore è davvero puro da ogni ripiegamento su te stesso e assume le caratteristiche di un amore oblativo in comunione col mio.
La seconda cosa, è di essere fedele nel consacrarmi in esclusiva alcuni tempi forti nell'intimo di te stesso, lad­dove io sono e vivo con una presenza sempre attuale, sempre operante e amorosa.
La terza, è di sorridermi di più. Lo sai, io amo colui che dona e si dona col sorriso. Sorridimi. Sorridi a tutti. Sorridi a tutto. Nel sorriso è presente, più di quanto tu non lo creda, la grazia espressiva del vero amore fatto del dono di sé, e più tu lo doni, più io in cambio mi dono a te.

Non devi vivere soltanto dinanzi al Signore, ma nel tuo Signore. Più agirai così, sforzandoti di non avere altri sentimenti che i miei, e più prenderai coscienza del me­raviglioso scambio che attraverso di me ti unisce alla Trinità intera, a tutti i santi e a tutti i membri del mio corpo mistico. Tu non sei mai solo. La tua vita è essen­zialmente comunitaria.

Pensa, prega, agisci in me. Io in te, tu in me. Lo sai, è questo il mio desiderio di intimità con te. Io sto di conti­nuo alla porta della tua anima e busso. Se ascolti la mia voce e mi spalanchi la porta, allora entro in casa tua e ceniamo insieme. Non preoccuparti del menù. Ogni vol­ta provvedo io al banchetto e la mia gioia sta nel vederlo assaporare in modo da essere sempre più idoneo a do­narmi ai tuoi fratelli. Pensa a loro pensando a me. Racco­glili nella tua preghiera, dandoti a me. Assumili lascian­doti assorbire in me.
Vivi con me come con l'Amico che mai si abbandona. Non mi lasciare con la volontà, non mi lasciare col cuore, cerca di lasciarmi il meno possibile anche con la tua mente.
Sii attento alla mia Presenza, al mio Sguardo, al mio Amore, alla mia Parola.
Alla mia Presenza. Sai bene che sono presente vicino a te, in te e negli altri. Ma altro è saperlo, altro è provarlo. Chiedimi spesso questa grazia. Essa non sarà rifiutata alla tua preghiera umile e perseverante. Essa è l'espressione più concreta di una fede viva e di una carità ardente.
Al mio Sguardo. Sai bene che i miei occhi non si di­stolgono da te. Se potessi vedere questo mio sguardo pieno di bontà, di tenerezza, di desiderio, attento alle tue scelte profonde, sempre benevolo, incoraggiante, pronto a sostenerti e ad aiutarti! Ma ecco: tu lo devi incontrare nella fede, desiderarlo nella speranza, predi­ligerlo nell'amore.
Al mio Amore. Sai bene che sono l'Amore, ma lo sono ancor di più di quanto tu lo sappia. Adora e abbi fiducia. Le sorprese che ti riservo sono molto più belle di quanto tu possa immaginare. Il tempo del dopo-morte sarà quello della vittoria del mio Amore su tutti i limiti umani, purché non siano stati deliberatamente voluti come osta­colo contro di esso. Sin da oggi, chiedimi la grazia di una percezione più acuta, più intuitiva di tutte le delicatezze del mio immenso Amore verso di te.
Alla mia Parola. Tu sai che io stesso sono in te colui che parla, colui del quale la Parola è Spirito e Vita. Ma a che serve parlare e manifestare le ricchezze del Padre, se l'orecchio del tuo cuore non è attento ad ascoltare, in modo da accoglierle e assimilarle? Tu conosci il mio modo di parlare, attraverso le idee che faccio sbocciare nel tuo spirito sotto l'influsso del mio. In partenza devi essere fedele al mio Spirito. All'arrivo, devi essere attento a raccoglierne la divina rugiada. Allora la tua vita sarà feconda.

Il tempo che passi a esporre la tua anima alle divine radiazioni della mia presenza ti vale di più dei lavori eseguiti feb­brilmente al di fuori di me. Io sono nell'Eucarestia ... adorami!

È dall'interno che io governo il mondo, grazie alle anime fedeli nell'ascoltarmi e nel rispondermi. Ce ne sono molte migliaia sparse nel mondo. Esse mi procura­no grande gioia, ma sono ancora troppo poco numerose. Il bisogno di cristificazione dell'umanità è immenso e gli operai poco numerosi.

Quanto sarebbe al tempo stesso più semplice e più feconda la tua vita, se tu mi lasciassi nel tuo spirito e nel tuo cuore tutto il posto che io desidero occupare! Tu brami la mia venuta, la mia crescita, la mia presa di pos­sesso, ma bisogna che tutto ciò non rimanga un desiderio astratto.
Anzitutto, renditi conto che non sei nulla e non puoi nulla da te stesso per aumentare di un solo grado l'intimi­tà della mia presenza in te. Me la devi chiedere umilmen­te.

Poi, secondo tutta la misura della grazia che ti è con­cessa, non perdere nessuna occasione per unirti esplici­tamente a me, per nasconderti in me. Penetra in me con fiducia e poi lasciami agire attraverso di te.

Non è per scherzo che ho affermato: « Voglio che si senta la mia Vita palpitare di te. Voglio che si senta il mio amore bruciare nel tuo cuore ». E stamattina aggiungo: « Voglio che la gente veda brillare nel tuo spirito la mia luce ». Ma ciò presuppone che il tuo io si eclissi quanto più è possibile.

Il mio sguardo su di te è verace, lucido, profondo. Non sfuggirlo, ricercalo. Ti aiuterà a scoprire quanto attacca­mento e quanta ricerca personale rimangono in te. Ti stimolerà a dimenticarti sempre di più per gli altri.

Bisognerebbe che tu non sapessi fare a meno di me in modo che io riesca a passare attraverso di te tanto quanto il mio cuore desidera. Ma la natura umana è fatta così che, se non è stimolata di continuo, rallenta il suo sforzo e disperde la sua attenzione. Questo spiega la necessità di una continua ripresa di contatto con me. Finché sei su questa terra, non c'è mai nulla di acquisito, bisogna con­tinuamente ricominciare. Ma ogni nuovo slancio è come una rinascita e un crescere nell'amore.

Desiderami. Non sono io Colui che risponde piena­mente alle aspirazioni che io stesso ho posto nel tuo cuore?
Desiderami. Verrò in te. Crescerò in te. Eserciterò il mio dominio su di te secondo il tuo desiderio. Desiderami. Perché volere altra cosa che non sia vivere in intimo scambio con me? Quanto sono futili e dispersi­vi tutti i desideri che non convergono in me!
Desiderami. Sì, in tutte le tue occupazioni, dall'alba al tramonto, nella preghiera e nel lavoro, nel cibo, nel ripo­so, fammi sentire ora fortemente, ora in modo sfumato, l'intensità del tuo desiderio.
Desiderami. Che il tuo petto mi aspiri, che il tuo cuore mi cerchi, che tutto il tuo essere mi brami.
Desiderami per te, poiché senza di me non puoi fare nulla di efficace e di utile sul piano dello spirito. Desiderami per gli altri, poiché mi comunicherai con le tue parole, i tuoi esempi, i tuoi scritti solo nella misura in cui sarò io ad agire attraverso di te.

Vivi in me: tu vivrai per me, agirai effettivamente per me, e i tuoi ultimi anni serviranno efficacemente alla mia Chiesa.

Abita in me come nella tua dimora preferita. Ricòrdati: Colui che dimora in me... porta molto frutto.
Abita la mia preghiera. Penetra nel flusso incessante dei desideri, delle lodi, dell'azione di grazie che emana dal mio Cuore.
Abita la mia volontà. Unisciti alla mia volontà su di te e a tutti i miei disegni d'amore.
Abita le mie piaghe. Esse sono sempre vive fino a quando il mondo non sarà interamente riconciliato in me. Attingi in esse la forza del sacrificio e delle scelte dolorose in nome dei tuoi fratelli. Le tue decisioni posso­no essere decisive per molte anime.
Abita il mio cuore. Lasciati infiammare dal suo calore di carità. Ah, se davvero tu potessi diventare incande­scente!

IL VALORE DEL SILENZIO


Introduzione
L'anima che cerca Dio è chiamata a fare il salto vero di uscire fuori da se stessa, solo così si ritroverà.
L'esitazione è una grande nemica, perché spesso non è frutto di prudenza ma di poco amore e di poca fiducia.
Dio ci attende con slancio generoso; Egli ha dato tutto e chiede tutto, quel tutto che noi possiamo.
Se ti tenta l'abisso, domanda al Signore di circondarti di solitudine, di immergerti nel silenzio da Lui abitato, colmato, dove Egli si manifesta. Da parte tua, cerca di vivere così.
Per quanto possibile, nella puntuale obbedienza e nella carità perfetta, cercherai di evitare quattro cose, che sono il maggior ostacolo al silenzio interiore e che impediscono l'abituale contemplazione: il mormorare interiore; le critiche interne; le ossessioni/fantasmi; la preoccupazione di te sé.
Superati questi ostacoli, la Cristificazione è più radicale.
1 - Soffocare il mormorio interiore
L'anima creata e ricreata con il Battesimo è stata avvolta da un silenzio che è pudore e creazione.
Il Silenzio è musica, è danza estetica in cui Dio colma l'anima vergine della Sua presenza.
Man mano il mondo vi irrompe con il suo "rumore" e con il suo mormorio cercando di soffocare la voce di Dio. Ecco perché urge un ritorno al Silenzio Battesimale.
La disciplina del Silenzio compie, congiuntamente alla Grazia, quello che i sedimenti del tempo hanno accumulato sulla nostra anima confusa, disturbata dal rumore esterno ed interno.
Porre le condizioni esterne del Silenzio sono le prime condizioni per un silenzio interno che spegne la fuga da sé e fa ritornare alla consapevolezza battesimale con un cuore da adulti e da bambini allo stesso tempo. Ecco perché Gesù ci dice "se non ritornerete come bambini.." non parla di ritornare infantili, ma bambini.
a. Il Mormorio dei ricordi.
Il peccato originale ci ha ferito al punto tale da cristallizzarci sul ricordo del male. Non solo ciò è controproducente ai fini di una crescita ma ci fa perdere una quantità smisurata di tempo ed energia.
Il male è un "nulla": perché ricordarsene? Occorre pensare solo alla grazia che ci ha salvato, alla Sua eterna giovinezza e fioritura. Dio ha distrutto tutto: Lui non fa collezione di "nulla"!
Serbare per Lui un cuore finalmente contrito, pacifico e tenero: questa è la compunzione.
Altro aspetto significativo è la dipendenza dai ricordi. Siamo ancorati come amebe ai ricordi, mentre essi vanno totalmente ridimensionati in Dio. Quel tale ci ha fatto così... mio padre era inesistente.. mia madre mi ha abbandonato.. quel compagno/a mi ha tradito... quei compagni di scuola mi hanno preso in giro... lo stato mi ha tolto tutto...
I ricordi pian piano diventano idolatria, un culto costante delle nostre paure e ansie.. però così facendo dimentichiamo che tutto può essere cambiato dalla Grazia e che, solo se noi viviamo nella Grazia, possiamo cambiare il passato in un futuro fecondo. C'è una forma sottile di lussuria nel coltivare i ricordi, una sensualità disordinata che ci impedisce di aderire al reale e ci incatena per il futuro.
Fa silenzio, Taci, dobbiamo dire a questi ricordi, taci nel nome di Cristo. Come Egli, il maestro diceva a satana. Questo è lavoro e fatica, ma è prima ancora scelta, scelta di essere liberi e di fissarci solo in Dio. Come S. Paolo, non guardare a quanto ti sta dietro, ma a ciò che hai davanti: Gesù Cristo.
Fuggi - nei limiti del possibile - i contatti vivi con quanto ti fa presente ciò che hai lasciato: visite, conversazioni, lettere che ti ravvivano l'immagine di un mondo che si fa tanta fatica a dimenticare! Per quanto l'obbedienza e la carità vere lo permettono riduci i rapporti orali ed epistolari con l'esterno. La memoria è un accumulatore terribile; conserva tesori per future distrazioni. Quanto più il tuo spirito sarà libero da immagini mondane, tanto più risplenderà in te la luce del volto di Dio.
Consegnare nella tenerezza ogni relazione terrena nel cuore di Dio, anche quella significativa, è l'unico modo di amare con passione e rispetto. Amare tutti e ciascuno in Lui. E' un amore infinitamente più profondo e più efficace. Augura ai tuoi amici l'amore di Dio: è l'unico vero bene. Glielo otterrà la fedeltà alla tua sequela di Cristo; il compromesso invece impedirà a Dio di donarsi a coloro che ami. Gesù per salvarci ha abbandonato sua madre. Di fatto, separandosene se l'è unita più strettamente. Si stava bene presso il focolare di Nazaret, e l'andarsene ha spezzato i cuori e fatto scorrere le lacrime. La morte del cuore di Cristo che lascia la propria famiglia per servire il Regno è il continuum scelto e necessario che il Verbo del Padre ha cominciato con l'incarnazione (Fil. 2).. non c'è incarnazione senza depurazione, non c'è depurazione senza silenzio, non c'è peso esatto dei ricordi senza amore.

lunedì 23 luglio 2007

LETTERE DAL DESERTO di Fratel Carlo Carretto







I tempi della preghiera

La preghiera è innanzitutto parola, recitazione, canto.
China, o Signore, il tuo orecchio
e ascoltami,
perché misero e povero io sono.
Guidami, o Signore, per la tua via;
ch'io cammini nella Tua verità.
Si rallegri il mio cuore
a temere il tuo nome
. (Sal 85)
Sovente racchiude un grido, un pianto, un lamento d'angoscia:
O Signore, Dio della mia salvezza, di giorno e di notte io grido dinanzi a Te.
Giunga al Tuo cospetto la mia preghiera, perché satura di mali è l'anima mia e la mia vita è vicino all'averno.
Son contato tra quei che scendono nella fossa.
Son diventato come un uomo senza soccorso.
Tra i morti sono, benché libero e vivo ancora.
Come gli uccisi che dormono nei sepolcri dei quali più non ti ricordi e alla tua mano sono stati strappati. (
Sal 87)
Qualche volta un'esplosione di felicità:
Io t'amo, mio Dio, mia forza.
Il Signore è il nio sostegno.
Il mio Dio è l'aiuto in cui spero
. (Sal 17)
Un'ammirazione estatica delle sue opere:
I cieli narrano la gloria di Dio,
e le opere delle sue mani
annunzia il firmamento
. (Sal 18)
La lode appassionata della Sua Provvidenza:
Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca.
In erbosi pascoli mi fa posare.
Presso refrigeranti acque mi nutre,
ristora l'anima mia.
Mi guida per retti sentieri a motivo del suo nome.
Quand'anche camminassi nell'ombra della morte,
non temerei sciagure, poiché Tu sei con me.
(Sal 22)

Questa maniera di parlare con Dio è di tutte le epoche, e di tutti i luoghi. Dall'inizio della vita spirituale al termine, l'uomo si servirà di questo mezzo - la parola - per esprimere i suoi sentimenti col suo Creatore.
Ma anche qui è come nell'amore: le parole abbondano al principio, poi si fanno più rare e più profonde, finché si riducono a qualche monosillabo che racchiude però tutto.
Normalmente un'anima parla molto al tempo della sua conversione, nel periodo del suo noviziato, nei primi anni della sua scoperta di Dio. È il periodo più facile per l'anima, anche perché tutto concorre a rivestire la preghiera: novità, sentimento, fantasia, arte, passione.
E Dio, in più, mette la sua parte di consolazione. E tutto fluisce come ai primi tempi di un matrimonio felice.
Pronto è il mio cuore, o Dio,
pronto è il mio cuore.
Canterò e inneggerò a Te.
Sorgi, mia gloria, sorgi
arpa e cetra.
Voglio destare l'aurora.
Ti celebrerò fra i popoli,
o Signore.
E inneggerò a Te fra le nazioni;
perché grande, oltre i cieli
è la tua benignità
e sino alle nubi
la tua fedeltà.
(Sal 107)

QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE (G.Courtois)

Permettetemi qualche consiglio utile per leggere queste meditazioni. E' stato il mio primo libro di spiritualità e non va letto come un romanzo, ma assaporato goccia a goccia. Ogni giorno una meditazione, poi spazio alla riflessione al silenzio, alla applicazione pratica e poi ancora la silenzio. Immaginate che sia Gesù in persona a parlvi, ad aiutarvi a correggervi, quale Maestro migliore potrete mai trovare in vita vostra che si possa prendere cura di voi in un modo così profondo e dolce? L'articolo resterà per molto tempo per darvi il modo di copiarlo o di meditarlo a lungo senza fretta ... possa aprirsi il vostro cuore al Maestro ... Giosuè
ASCOLTAMI E PARLAMI

Ascolta. Comprendi. Raccogli. Assimila. Metti in pra­tica. È difficile, lo so, darmi ascolto quando la testa è piena di chiasso. È necessario il silenzio, è necessario il deserto. Si ha terrore dell'arídità e del vuoto. Ma se tu sei fedele, se perseveri, lo sai, il tuo Diletto farà sentire la sua voce, il tuo cuore brucerà e questo ardore interiore ti darà la pace e la fecondità. Allora assaporerai fino a che punto il tuo Signore è soave, fino a che punto il suo peso è leggero.
Più si moltiplicheranno, malgrado gli ostacoli, malgra­do le ripugnanze o le tentazioni di viltà, i momenti in cui mi cerchi e mi trovi per ascoltarmi, più la mia risposta diventerà sensibile, più il mio Spirito ti animerà e ti sug­gerirà non soltanto ciò che ti chiedo di dire, ma ciò che ti offro di fare: davvero, allora, quello che dirai e farai sarà fruttuoso.

La mia Parola e la luce che ne deriva danno il giusto posto a tutte le cose nella sintesi del mio immenso amore, in funzione dell'eternità, ma senza diminuire in nulla il valore di ogni essere e di ogni avvenimento.

La tua missione non consiste soltanto nel cercare di inserirmi in ogni realtà umana, ma di facilitarmi l'assun­zione di ogni realtà umana affinché la consacri alla gloria del Padre mio.

Guardami. Parlami. Ascoltami.
Io non sono soltanto testimone di verità, ma la Verità. Io non sono soltanto canale di vita, ma la stessa Vita. Io non sono soltanto raggio di luce, ma la stessa Luce. Chi comunica a me comunica alla Verità. Chi riceve me riceve la Vita. Chi segue me cammina su una strada di luce, e la luce che sono lo cresce in lui.

Sì, parlami spontaneamente di tutto ciò che ti preoc­cupa. Io lascio un largo spazio alla tua iniziativa. Non credere che ciò che ti riguarda mi possa lasciare indiffe­rente poiché tu sei qualcosa di me. L'essenziale per te sta nel non dimenticarmi, nel rivolgerti a me con tutto l'amo­re e con tutta la fiducia di cui sei attualmente capace.

Io ti parlo nell'intimo dell'anima, in quelle regioni in cui la tua mentalità si arricchisce comunicando alla mia. Non è necessario che tu distingua subito e con chiarezza quello che ti dico. L'importante è che il tuo pensiero si impregni del mio. Dopo potrai tradurre ed esprimere.

Sono da compiangere coloro che non mi capiscono mai e inaridiscono miserevolmente. Ah! se si avvicinasse­ro a me con un'anima di fanciullo! Ti rendo grazie, o Padre, poiché hai nascosto queste cose ai superbi e le hai rivelate ai piccoli e agli umili. Se qualcuno si sente picco­lo, venga a me e beva. Sì; beva il latte del mio pensiero.

Sii maggiormente in ascolto. Soltanto io posso darti quella luce di cui hai un così urgente bisogno. Nella mia luce il tuo spirito si fortificherà, i tuoi pensieri si chiari­ranno, i problemi si avvieranno a soluzione.

Vorrei servirmi di te in modo più pieno. Per questo, orienta continuamente la tua volontà verso di me. Spo­gliati di te stesso. Fatti una mentalità di membro che ha soltanto me come ragione e scopo della vita.

Chiamami in aiuto, con dolcezza, con calma, con amo­re. Non credere che io rimanga insensibile alle delicatezze dell'affetto. Tu mi ami, certamente; ma provamelo di più.

Raccontami la tua giornata. Certo io già la conosco, ma mi piace sentirtela narrare, come alla madre piace il chiacchierio del suo bambino al ritorno da scuola. Espo­nimi i tuoi desideri, i tuoi progetti, i tuoi fastidi, le tue difficoltà. Forse che non sono in grado di aiutarti a supe­rarli?

Parlami di tutti coloro che soffrono nel loro spirito, nella loro carne, nel loro cuore, nella loro dignità. Parla­mi di tutti coloro che muoiono in questo momento, di quelli che stanno per morire e lo sanno e ne sono terro­rizzati, oppure sono sereni, e di tutti coloro che stanno per morire e non lo sanno.

Hai delle domande da farmi? Non esitare. Io sono la chiave di tutti i problemi. Non ti darò la risposta imme­diatamente, ma se la tua domanda parte da un cuore che ama, la risposta verrà nei giorni successivi, sia per l'inter­vento del mio Spirito, sia attraverso gli avvenimenti.

Hai qualche desiderio da formulare, per te, per gli altri, per me stesso? Non temere di chiedermi troppo.

Così facendo affretterai in una certa misura, seppure in­visibile, l'ora dell'assunzione in me di tutta l'umanità e farai elevare il livello dell'amore e della mia presenza nel cuore degli uomini.

Come per Maria Maddalena al mattino di Pasqua, il mio cuore ti chiama continuamente per nome; sono in ansia per la tua risposta. Io dico il tuo nome sottovoce e aspetto il tuo : « eccomi », in testimonianza della tua attenzione e della tua disponibilità.

Ho ancora molte cose da farti capire e su questa terra non ne conoscerai se non una piccola parte. Ma per capire tali verità, per quanto limitate, è necessario che tu mi venga maggiormente incontro. Se ti rendessi più ac­cogliente ti parlerei di più. Essere accogliente significa essere anzitutto umile, considerarsi come un ignorante che ha molto da imparare. Significa rendersi disponibile per venire ai piedi del Maestro e soprattutto vicino al suo cuore, dove si capisce tutto senza bisogno di formu­le. Significa essere attenti ai movimenti della grazia, ai segni dello Spirito Santo, al soffio misterioso del mio pensiero.

Continua a conversare con me anche dopo i nostri incontri in cappella. Pensa che sono presente vicino a te, con te, in te: pur svolgendo le tue mansioni, getta di tanto in tanto uno sguardo carico d'amore verso di me. Non è certo questo, lo sai bene, che disturberà la tua attività e il tuo apostolato. Non è forse nella misura in cui sarò nel tuo spirito che vedrai i tuoi fratelli con i miei occhi e li amerai con il mio cuore?

Che la tua vita sia una conversazione senza interruzioni con me. Oggi si parla molto di dialogo. Perché non dia­logare con me? Non sono forse presente dentro di te, vigile ai movimenti del tuo cuore, attento ai tuoi pensieri, interessato ai tuoi desideri? Parlami con molta semplicità, senza badare a costruire le frasi. Io apprezzo molto di più quello che vuoi esprimere che non le parole adopera­te per farlo.

Io sono il Verbo. Colui che è, di continuo e nel silen­zio, in stato di Parola. Se si sapesse davvero fare atten­zione, si riconoscerebbe la mia Voce nelle cose più umili della natura come nelle più grandi, attraverso gli esseri più diversi, attraverso le circostanze più normali. E' que­stione di fede, e questa fede me la devi chiedere per tutti gli uomini tuoi fratelli che non ne hanno ricevuto il dono, o che l'hanno perduto. È soprattutto questione di amore. Se viveste maggiormente per me, che non per voi stessi, verreste attratti dal leggero sussurro della mia Voce interiore e l'intimità con me potrebbe stabilirsi più facilmente.

Invocami come la Luce che può illuminare il tuo spiri­to, come il Fuoco che può infiammare il tuo cuore, come la Forza che può espandere le tue energie. Chiamami soprattutto come l'Amico che desidera condividere con te tutta la tua vita, come il Salvatore che desidera purifi­care l'anima tua dall'egoismo, come il tuo Dio che aspira ad assumerti in Sé fin da quaggiù, in attesa di accoglierti nella pienezza della luce dell'Eternità.

Chiamami. Amami. Lasciati invadere dalla certezza di essere amato con passione, così come sei, con tutti i tuoi limiti e le tue debolezze, per diventare quale io ti desidero, brace incandescente di carità divina. Allora penserai istintivamente a me e agli altri più che a te, vivrai naturalmente per me e per gli altri prima di vive­re per te, nell'ora delle piccole decisioni quotidiane sceglierai per me e per gli altri invece che per te: vivrai in comunione divina con me e in comunione universale con gli altri... identificato con me e al tempo stesso con gli altri. Allora mi consentirai di svolgere in modo mi­gliore il collegamento tra il Padre dei cieli e i fratelli della terra.

Parla a me prima di parlare di me. Parlami con sempli­cità, con familiarità e con il sorriso sulle labbra: Hilarem datorem diligit Deus. Quelli che parlano di me senza che sia io a parlare in loro, che cosa possono dire di me? Si hanno di me tante idee false, persino tra i cristiani, quan­to più tra coloro che dicono di non credere in me.

Non sono un carnefice, né un essere spietato. Ah! se si agisse con me come con una persona viva, intima e aman­te! Vorrei essere l'amico di tutti, ma quanto pochi sono, coloro che mi trattano da Amico! Mi giudicano e mi condannano senza conoscermi! Sono espulso dai loro orizzonti. Per essi, nella realtà non esisto, eppure sono presente e non tralascio di colmarli di ogni sorta di bene­fici senza che se lo immaginino. Tutto ciò che essi sono, tutto ciò che essi hanno, tutto ciò che fanno di bene lo devono a me.
Soltanto coloro che hanno fatto il silenzio in se stessi mi ascoltano.

Silenzio dei demoni interiori che si chiamano l'orgo­glio, l'istinto di potenza, lo spirito di dominio, lo spirito di aggressività, l'erotismo sotto qualsiasi forma che oscu­ra lo spirito e indurisce il cuore.
Silenzio delle preoccupazioni secondarie, degli affanni indebiti, delle evasioni sterili.
Silenzio delle dispersioni inutili, della ricerca di se stes­so, dei giudizi temerari.
Ma questo non basta. Devi anche desiderare che il mio pensiero penetri il tuo spirito e si imponga con soavità alla tua intelligenza.
Soprattutto, né impazienza, né agitazione, ma molta concentrazione e disponibilità, con la piena buona volon­tà di custodire la mia Parola e di attuarla. Essa è semente di verità, di luce, di felicità. Essa è semente di eternità che trasfigura le cose e i gesti più umili della terra.
Quando è stata assimilata, assaporata, gustata profon­damente, non se ne può più dimenticare il valore e il gusto: se ne capisce il prezzo e si è pronti a sacrificarle molte cose che sembravano necessarie.

giovedì 21 giugno 2007

LA VOCE DEL SILENZIO di Mario Russotto (vescovo)

Nel silenzio, l’ascolto

Custodia e memoria del Verbo abbreviato, la Bibbia sollecita la capacità interpretante del lettore credente soprattutto attraverso l’esercizio sapienziale e attento del quotidiano ascolto: « Ascolta Israele … tu amerai …» (Dt 6,4-5). Questa dichiarazione è la sintesi di tutta la religione biblica, che si caratterizza come “religione dell’ascolto”. Per la Bibbia, la fede nasce dall’ascolto. Ascoltare è l’atteggiamento attivo della persona e del popolo dinnanzi a Dio che parla e, nella Parola, si rivela e si comunica. Ascoltare è aprire il cuore e la mente per accogliere il dono e il mistero dell’Alto. L’ascolto richiede fiducia in Colui che parla e attende una risposta. L’ascolto esige un’apertura totale dell’uomo a Dio e una profonda disposizione di amore: «O Signore, io ti amo. Non ho dubbio, sono certo che ti amo. Tu hai percosso il mio cuore con la tua parola e ti ho amato» (S.Agostino) Non esiste ascolto senza amore! Amare Dio e ascoltare la sua voce sono due aspetti dello stesso comandamento fondamentale: «Ascolta … Amerai …».
L’atto fondativi dell’ascolto è il silenzio. Abbiamo bisogno di saper ascoltare. E ascoltare vuol dire innanzitutto tacere. Abbiamo bisogno tutti di silenzio. Di silenzio interiore. Questo primo sforzo di riservare dentro di noi una cella di silenzio, di ascoltazione riflessiva, restituisce al nostro pensiero la libertà di giudicare, di parlare dentro noi stessi con la nostra coscienza, avvertire un vuoto interiore che il frastuono esteriore non riempie e non sazia. Per essere quello che dobbiamo essere, persone vere. E’ la preghiera allora che quasi da se si riaccende nell’intimità di questo monologo del cuore sincero: il bisogno di Dio si pronuncia, umile e forte. E non resta senza immeritata ed insperata risposta. Dio parla nel silenzio interiore e solo nel silenzio può nascere l’ascolto! L’ascolto senza silenzio è semplicemente “ audizione” di parole e di suoni. Ma il silenzio senza ascolto può essere mutismo e solitudine. Il silenzio è l’eccesso, l’ebbrezza, il sacrificio della parola. E il mutismo è insano, come se si mutilasse qualcosa senza sacrificarlo… Zaccaria era muto, anziché silenzioso. Se avesse accettato la rivelazione, forse all’uscita dal tempio non sarebbe stato muto, ma silenzioso.
Condizione indispensabile per conoscere l’altro e stabilire una relazione feconda con lui è l’amore fondato sull’ascolto, che nasce dal silenzio. E’ nel silenzio del deserto che il Signore, come un Sposo , parla “sul” cuore della sposa – Israele: « Perciò ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16). Per questo la rottura dell’Alleanza, il vero dramma di Israele, è il non –ascolto della Parola: Ecco, verranno giorni – dice il Signore – in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore (Am 8,11).

martedì 5 giugno 2007

Il Silenzio di Bruno Forte


«I cieli narrano la gloria di Dio, e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento».Nel Salmo 19, Dio parla attraverso il silenzio delle sue opere. Questa è una prima dimensione del silenzio di Dio. I cieli narrano la gloria di Dio, dunque non c'è bisogno di parole. È ciò che esiste, è questa natura, è questa terra, è questo cielo, che ci parlando, tacendo, del loro Creatore. Ecco un primo aspetto della fenomenologia del silenzio: la silenziosa scrittura dei cieli, quella che ci lascia stupiti di fronte alla bellezza del creato. Quindi è la natura che comunica nel silenzio Dio stesso.
Ma c'è qualcosa di più profondo. Vediamo a proposito Elia e la sua storia (1Re 19). Elia è il profeta del monoteismo. Il suo nome El-ià, significa "solo Dio è Dio". Elia combatte l'idolatria e difende il primato di Dio nel tempo della sconfitta di Dio; laddove la regina Gezabele vuole imporre i Baalim, gli idoli, Elia difende Dio. E scopriamo una cosa paradossale. Elia dopo avere vinto lo scontro con i profeti di Ba'al sul monte Carmelo, viene perseguitato ancora, fugge, è stanco e vuole morire, perché gli sembra che tutto sia inutile. Ma il Signore gli fa mangiare un pane e grazie alla forza che quel pane gli dà, Elia cammina 40 giorni e 40 notti, fino a giungere all'Oreb, il monte santo, e sul monte farà l'esperienza di Dio. «Ecco il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto di fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco». Dunque il Signore non è in nessuno dei segni di potenza, né il fuoco, né il vento, né il terremoto. Dove abita Dio? «Dopo il fuoco ci fu un mormorio di vento leggero». La tradizione letterale è "la voce del silenzio". Elia conosce Dio nella voce del silenzio, anzi nel tenue silenzio.
Che cosa significa questo? Che Dio non parla nei segni della potenza e della grandezza del mondo. Dio parla laddove la tua intelligenza e il tuo cuore non gli danno appuntamento, Dio parla sorprendentemente laddove è il "silenzio a parlarti di Lui, voce del silenzio.
Questa è la seconda grande fenomenologia del Dio del silenzio. Quando non ce la fai, quando vorresti farla finita, quando tutto ti sembra perduto e soltanto un pane, davanti a Dio, ti fa camminare verso il monte santo, Dio non ti parla nella potenza e nella grandezza, ma nella sconfitta. Dio ti parla nel silenzio. La parola di Dio è tutta intrisa del suo silenzio. E se non lo fosse, la Bibbia sarebbe il Capitale di Marx, sarebbe il manifesto di una ideologia, la pretesa di spiegare il mondo con la parola e il concetto; invece la Bibbia è una finestra sull'abisso, sull'infinito. Dio è fuoco divorante, Dio è l'inquietudine, il tormento; Dio è il Signore delle arcate spezzate, che ti lascia nell'attesa.

Silenzio, sussurro di Dio (di Piero Pisarra)




Rumori del traffico. Decibel da discoteca. Musiche da aeroporto. iPod e telefonini. Un rumore di fondo accompagna l’uomo occidentale nelle sue giornate. È come se la modernità fosse nemica del silenzio. O come se di esso si cogliesse soltanto la polarità negativa. Perché c’è un silenzio di morte e uno di vita, il silenzio dei cimiteri e quello del neonato soddisfatto dopo la poppata. Un silenzio di disprezzo, di sfida. E uno di compassione, di pietas. Un silenzio di complicità con il male. E un altro che è in realtà urlo assordante di fronte alle ingiustizie. Il silenzio spaventa. E affascina. Spaventa, perché obbliga a guardarsi dentro, nelle profondità dell’anima, col rischio di scoprire il vuoto abissale di una vita riempita soltanto dagli oggetti. Affascina, perché è il "luogo" del possibile, in cui riposarsi, prendere fiato, dedicarsi a un vero faccia a faccia con Dio. Il silenzio è sempre di più una "merce" rara, un frutto esotico da coltivare come un bene prezioso. Roba da eccentrici. E da monaci.
Se la spiritualità cristiana insiste sul valore del silenzio, è perché in esso scorge il luogo in cui ritrovare l’unità del cuore, mettendosi alla presenza di Dio. L’Altissimo non è, infatti, nel frastuono, non è nei proclami roboanti, non è nei fuochi d’artificio, nelle apparizioni in technicolor, negli effetti speciali di una religiosità ridotta a psicodramma o allucinazione collettiva. Non è nel furore o nel clangore delle armi, nella retorica dello scontro di civiltà. È nel sussurro di una brezza leggera, nella «voce di un silenzio sottile», come sperimenta Elia sul Monte Horeb (1Re 19,12).
Dai padri del deserto ai certosini, da Teresa d’Avila ai mistici renani e fiamminghi, dalle Piccole sorelle di Gesù alle nuove comunità monastiche, il silenzio è la via del cuore, condizione indispensabile per aprirsi all’ascolto. Perché non vi è attenzione senza silenzio, la capacità di far tacere i rumori del mondo, i pensieri che accaparrano ogni energia, per concentrarsi sull’essenziale. Per i cristiani il silenzio è anche lotta, frutto di ascesi, una battaglia invisibile che ha come teatro il cuore di ognuno. «Siamo come guerrieri sotto la tenda», diceva san Bernardo di Chiaravalle, parlando dei monaci. Strani guerrieri. Che combattono una ancora più strana battaglia, in cui vincitore e vinto sono la stessa persona.
Questo silenzio implica sempre due movimenti, come in una sinfonia breve o incompiuta: il primo, "negativo", è il ritrarsi, il distaccarsi dai rumori e dalle agitazioni, dal vaniloquio che mortifica la parola, alla ricerca di un rifugio sicuro in cui ritrovarsi e ritrovare gli altri, senza il velo delle illusioni, delle distinzioni di classe, del potere o del rango, ma nella loro "nudità" di esseri umani. È il deserto degli antichi monaci, popolato da bestie feroci, terra di insidie e di miraggi, ma anche luogo in cui gli occhi, come scrive Giovanni Crisostomo, «possono fissarsi su Dio solo e le orecchie protendersi unicamente nell’ascolto attento delle parole divine». Nel deserto, l’udito interiore – aggiunge il santo patriarca di Costantinopoli – si diletta talmente «della sinfonia armoniosa dello spirito che l’anima, affascinata da quella melodia, la preferisce a ogni altra cosa, dimenticando il cibo, la bevanda e il sonno».