mercoledì 18 aprile 2007

RAVVEDUTI = VINCENTI !

Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all'infuori di chi la riceve.(Ap2,17)

Pergamo, la Chiesa a cui è indirizzata questa lettera, è città che anticamente fu capitale di un regno famoso . La città è ammantata di quel vezzo tipico di una protagonista che vuole imporsi e dominare e che diventa un riflesso dell’immagine della potenza che domina il mondo che è il potere dell’impero romano. La Chiesa di Pergamo vive, opera, svolge il suo ministero pastorale nel clima della città segnato dalla cultura del potere, subendo anch’essa le conseguenze di tutto un modo di gestire le relazioni, di guardare il mondo, di operare sulla scena pubblica che fa e costantemente riferimento al potere come valore assoluto considerandolo, in quanto tale, degno di culto. Insomma è una delle nostre città, forse proprio la nostra.


Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. (Ap 2,16)

L’invito al ravvedimento per questo tipo di condotta è fondamentale per comprendere il personaggio del “vincitore” cioè colui che si è ravveduto, ha pianto i suoi peccati, ha rinunciato al potere, a dire la sua, a proclamare la sua verità, a affermare le sue giustizie, ad esprimere la sua ministerialità nella stessa Chiesa … stà parlando di un morto a se stesso, di un’arreso, di un uomo che rinnega se stesso per Cristo e lo chiama “vincitore”.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!(Col 3,3)

Per il mondo anche quello cristiano un "nulla" è ormai morto, uno senza più identità propria, senza riconoscimento umano, senza credenziali, senza pulpito, chiesa, ministeri, ecc. simile ad un povero ma è di più, è un morto!
Se devo morire, morirò, ma vedrò il Re. Voglio conoscerLo . Devo vedere il Suo volto! (Tommy Tenney - Inseguitori di Dio pg.63)
Ma qual è il premio a questa morte?

Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve.

E’ interessante come, qui, il vincitore è raffigurato mediante l’immagine di colui che ravveduto, gusta la manna, che è sicuramente un riferimento eucaristico, ed il fatto che sia nascosta non solo perchè essa è velata divinità nella sostanza materiale, perchè non è riconosciuta come Corpo di Gesù da tutta la Chiesa Cristiana, ma e anche perchè è "reclusa" nei tabernacoli e quindi nascosta alla "fame" di adorazione di tutti coloro che la cercano e non la conoscono intimamente. Anche questa “pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve” sa molto di profetico, sembra proprio parlare del dono di un'elezione alla contemplazione, di un dono non compreso dal resto dell'umanità e della cristianità indaffarata, ma che per il Datore di esso è la chiave ad una relazione sponsale, segreta e quindi mistica. E’ quel sapore nascosto dell’intimità profonda che lega la vita del cristiano nella Chiesa alla signoria di Cristo.
“Quel nome che nessuno conosce all’infuori di chi” l’ha ricevuto; quel nome per cui ci “intendiamo”, dice il Signore alla sua Chiesa. Ci intendiamo, io e tu, tu ed io; è quel nome per cui siamo in relazione, tu ed io e in questa pienezza di comunione che rimane segreta, che non appare, che non ha riscontri nel sistema dei poteri dominanti, ecco come la tua vita si riempie nella segretezza della tua adorazione. Una vita senza potere, ma … un nome nuovo tra me e te, un nome “che nessuno conosce”, nel senso che non è utilizzabile come strumento che per imporre decisioni o per gestire gli equilibri della società civile o cristiana; eppure tra me e te c’è questa intesa così profonda per cui la vita umana ne riceve un beneficio che è portatore di una consolazione inesauribile, traboccante.
Pertanto io voglio vincere ... e voi?


Giosuè

Cristo vivente nella sua Chiesa

Carissimi, il Figlio di Dio ha assunto la natura umana con una unione così intima da essere l'unico ed identico Cristo non soltanto in colui, che è il primogenito di ogni creatura, ma anche in tutti i suoi santi. E come non si può separare il Capo dalle membra, così le membra non si possono separare dal Capo.E se è vero che, non è proprio di questa vita, ma di quella eterna, che Dio sia tutto in tutti, è anche vero che fin d'ora egli abita inseparabilmente il suo tempio, che è la Chiesa. Lo promise con le parole: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).Tutto questo dunque che il Figlio di Dio ha fatto e ha insegnato per la riconciliazione del mondo, non lo conosciamo soltanto dalla storia delle sua azioni passate, ma lo sentiamo anche nell'efficacia di ciò che egli compie al presente.E' lui che, come è nato per opera dello Spirito Santo da una vergine madre, così rende feconda la Chiesa, sua Sposa illibata, con il soffio vitale dello stesso Spirito, perché mediante la rinascita del battesimo, venga generata una moltitudine innumerevole di figli di Dio. Di costoro è scritto: «Non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 13).E' in lui che viene benedetta la discendenza di Abramo, e tutto il mondo riceve l'adozione divina. Il Patriarca diventa padre delle genti, ma i figli della promessa nascono dalla fede, non dalla carne.E' lui che, eliminando ogni discriminazione di popoli, e radunando tutti da ogni nazione, forma di tante pecorelle un solo gregge santo. Così ogni giorno compie quanto aveva già promesso, dicendo: «E ho altre pecore, che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce, e diventeranno un solo gregge e un solo pastore» (Gv 10, 16).Sebbene infatti egli dica particolarmente a Pietro: «Pasci le mie pecorelle» (Gv 21, 17), nondimeno tutta l'attività dei pastori è guidata e sorretta da lui solo, il Signore. E' lui che, con pascoli ubertosi e ridenti, nutre tutti coloro che vengono a questa Pietra. Cosicché innumerevoli pecorelle, fortificate dalla sovrabbondanza dell'amore, non esitano ad affrontare la morte per la causa del loro Pastore, come egli, il buon Pastore, si è degnato di dare la propria vita per le stesse pecorelle.Partecipi della sua passione sono non solo i martiri forti e gloriosi, ma anche i fedeli che rinascono, e già nell'atto stesso della loro rigenerazione.E' questo il motivo per cui la Pasqua viene celebrata, secondo la Legge, negli azzimi della purezza e della verità: la nuova creatura, getta via il fermento della sua malvagità e si inebria e si nutre del Signore stesso.La nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo, a farci rivestire in tutto, nel corpo e nello spirito, di colui nel quale siamo morti, siamo stati sepolti e siamo risuscitati.
Dai «Discorsi» di Leone Magno(Disc. 12 sulla passione, 3, 6, 7; Pl 54, 355-357)

martedì 10 aprile 2007

E' risorto!

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!
Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.
Col 3, 1-4

Alleluia Gesù è risorto!
Con la resurrezione di Gesù tutta la storia dell’umanità è cambiata, infatti prima di allora non s’èra mai sentito nessuno risalire dalla morte alla vita. Prima di Gesù nessuno aveva potentemente sconfitto chi da sempre fa tremare il cuore dell’uomo: la morte! Essa non ha più forza né potere sull’umanità e questa è una novità, una buona novità, una buona novella, un vangelo … E’ questa notizia che l’umanità intera attendeva, che ha disorientato chi ha cercato e cerca ancora di soffocare la vita e le opere di Gloria che Gesù sulla terra ha manifestato e manifesta tutt’oggi. E’ il prodigio dei prodigi! Fratelli dico, comprendiamo quello detto nei vangeli? Gesù è VERAMENTE risorto!
Allora chiediamoci perché in molti di noi questa notizia è vissuta con superficialità e religiosità che si ottempera nel giro del triduo pasquale denso di liturgie suntuose e celebrazioni che lasciano ancora il vuoto in noi. Perché? Perché questa notizia non ci fa sussultare, non ci sconvolge la vita e non ci rallegra?
Perché le cose di questo mondo affollano i nostri pensieri ed intasano i nostri cuori e lo Spirito Santo che è in noi è costipato ed ostacolato dalla paura di un cambiamento anche minimo della vita nostra, è quasi meglio tacerla questa notizia, sussurrarla, moderarla, controllarla, insomma ignorarla!
Il nostro compito è tuttavia semplice, Gesù lo puoi anche raccontare ma se non lo incontri difficilmente hai l’esperienza del Risorto, cercarlo è doveroso, cercarlo è saggio, cercarle le “cose di lassù” e ricordarsi che noi siamo pellegrini e forestieri in questa terra, questo ci renderà risorti!

Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l`animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.
Lc 12,29-32

Che dolce notizia e che privilegio ereditare il Regno del nostro Onnipotente Padre! Vale la pena provare a vive con la “testa ed il cuore tra le nuvole”!
Si proprio così, vivere ad un palmo da terra, impermeabili all’indifferenza, superiori alle incomprensioni, estranei all’accaparramento dei beni materiali, ma avidi collezionisti di glorie spirituali. Per il mondo che gode la vita nel senso “carnale” del termine questo stile di vita è inutile, è quasi uno spreco, quasi sarebbe meglio che non fosse vissuta!
Allora quando si manifesterà Gesù, che è la nostra vita, vedremo la stessa cambiare e volare e quasi ci sembrerà che essa non ci appartenga più, quasi che, se non vissuta per Cristo, essa ci apparirà inutile, allora lo Spirito Santo ci stimolerà a desiderare di più, ad anelare, a bramare “le cose di lassù” ci darà attraverso la preghiera di “sbirciare” nella sala del Trono dove risiede l’Eterno e dopo averlo fatto ne avremo sempre nostalgia.
Ma in che modo si manifesta Gesù? Questa è la domanda che ricorre più frequentemente nei miei dialoghi con i fratelli, certo non subito, magari non nella confusione, nella fretta, tra la gente, forse non in chiesa almeno non dal principio, non in una riunione di lode magari, ma allora quando e soprattutto dove?!

Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Mt 6,5-6

Ecco il segreto ! E’ nell’intimità di un luogo appartato, silenzioso, dove si può dialogare, ascoltare, amare ed essere amati … attendere con fiducia, pazienza e senza ombra di dubbio Gesù verrà, perché …

è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».
Gv 4,23-24

Ecco fratelli, fare l’esperienza del risorto implica una ricerca paziente e costante del volto di Dio, e leggendo Giovanni 4 anche Dio sente la nostalgia di anime, cuori e uomini che desiderano stare con Lui in intimità, senza fretta.

Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto
Lc 11,9-10

Questa è la promessa e se è Gesù a farla non oso pensare che non l’adempirà Egli è la Verità ed è Fedele per sempre, diamogli fiducia, FEDE ed Egli ci ricompenserà.
Auguri!

Giosuè

E' Pasqua!

E` la Pasqua del Signore, è la Pasqua, sì, la Pasqua, diciamolo ancora a gloria della Trinità. E` per noi la festa delle feste, la solennità delle solennità. Come il sole supera le stelle col suo splendore, così essa supera tutte le altre feste, e non solo quelle degli uomini, che sono puramente terrene, ma anche quelle che sono di Cristo stesso e che si celebrano in suo onore... Ieri l`Agnello veniva immolato e gli stipiti delle porte aspersi di sangue. Mentre l`Egitto piangeva i suoi primogeniti, noi, protetti da quel sangue prezioso, sfuggivamo all`angelo sterminatore, a cui quel segno incuteva timore e rispetto. Oggi abbiamo definitivamente lasciato l`Egitto, la tirannia del faraone crudele e l`oppressione dei sorveglianti; siamo stati liberati dal lavoro dell`argilla e dei mattoni. Nessuno può impedirci di celebrare, a gloria del Signore nostro Dio, la festa dell`Esodo, e di celebrarla non con il vecchio lievito della malizia e della malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità (1Cor 5,8), perché ormai non portiamo più niente con noi dell`empio lievito dell`Egitto.
Giorno della risurrezione: un fausto inizio! Accendiamo la nostra luce in questo giorno di festa. Abbracciamoci l`un l`altro. Rivolgiamoci, o fratelli, anche a coloro che ci odiano, non soltanto a chi, per amore, abbia compiuto o sofferto qualcosa per noi. Rimettiamo tutto alla risurrezione e perdoniamoci l`un l`altro...
Ieri ero crocifisso con Cristo, oggi sono glorificato assieme a lui; ieri morivo con lui, oggi veniamo entrambi vivificati; ieri ero seppellito insieme con Cristo, oggi io e lui risorgiamo. Rechiamo, dunque, offerte a colui che ha patito ed è risorto per noi. Voi pensate, forse, che io intenda dire oro o argento o tessuti o pietre lucenti e preziose: materia corruttibile, insomma, che proviene dalla terra e sulla terra è destinata a rimanere, in proprietà, per lo più, di gente malvagia e schiava del mondo e del suo principe. Io dico, invece, che dobbiamo offrire a Dio tutti noi stessi: questa è l`offerta a lui più gradita e conveniente. Restituiamo all`immagine [l`impronta divina presente nell`uomo] quanto le si addice, riconosciamo la dignità che ci è ascritta, rendiamo onore all`archetipo, adoperiamoci a intendere l`importanza del mistero e a capire nel nome di chi Cristo è morto.
Cerchiamo di essere come Cristo, giacché anche Cristo è divenuto come noi; di diventare dèi per mezzo di lui, dal momento che lui stesso, per il nostro tramite, è diventato uomo. Prese il peggio su di sé, per farci dono del meglio: si fece povero perché noi, grazie alla sua povertà, divenissimo ricchi (cf. 2Cor 8,9); assunse l`aspetto d`un servo (cf. Fil 2,7), perché ottenessimo la libertà; discese in basso, perché noi fossimo elevati in alto; subì la tentazione, perché noi riuscissimo a vincerla; si lasciò disprezzare, per donare a noi la gloria; morì, per recarci la salvezza; salì al cielo, per attirare a sé coloro che giacciono a terra, dopo esser caduti a causa del peccato.
Ciascuno, dunque, doni tutto, offra in sacrificio tutto a colui che diede in cambio se stesso per la nostra redenzione (cf. Mt 20,28). Il dono più grande che potremo fare, d`altronde, sarà proprio quello di donare tutti noi stessi, dopo aver compreso il significato di un tale mistero ed esserci resi conto del fatto che egli ha compiuto ogni cosa per noi.

Gregorio di Nazianzo

E' VERAMENTE RISORTO!

Ci sono uomini - lo vediamo nel fenomeno dei terroristi kamikaze - che muiono per una causa sbagliata o addirittura iniqua, ritenendo, a torto, ma in buona fede, che sia buona. Anche la morte di Cristo, per sé, non testimonia della verità della sua causa, ma solo del fatto che egli credeva nella verità di essa. La morte di Cristo è testimonianza suprema della sua carità, ma non della sua verità. Questa è testimoniata adeguatamente solo dalla risurrezione. “La fede dei cristiani, dice S. Agostino, è la risurrezione di Cristo. Non è gran cosa credere che Gesù è morto; questo lo credono anche i pagani, tutti lo credono. Ma la cosa veramente grande è credere che egli è risorto”.
Noi però, attenendoci allo scopo che ci ha guidato fin qui, siamo costretti a lasciare da parte per il momento la fede per attenerci alla storia. Vorremmo cercare di rispondere alla domanda: Possiamo, o no, definire la risurrezione di Cristo un evento storico, nel senso comune del termine, cioè di “realmente accaduto”? Quello che si offre alla considerazione dello storico e gli permette di parlare della risurrezione, sono due fatti: primo, l’improvvisa e inspiegabile fede dei discepoli, una fede così tenace da resistere perfino alla prova del martirio; secondo, la spiegazione che di tale fede gli interessati, cioè i discepoli, ci hanno lasciato. Nel momento decisivo, quando Gesù fu catturato e giustiziato, i discepoli non nutrivano alcuna attesa di una risurrezione. Essi fuggirono e dettero per finito il caso di Gesù. Dovette quindi intervenire qualcosa che in poco tempo non solo provocò il cambiamento radicale del loro stato d’animo, ma li portò anche a un’attività del tutto nuova e alla fondazione della Chiesa. Questo “qualcosa” è il nucleo storico della fede di Pasqua”. La più antica testimonianza della risurrezione è quella di Paolo ed essa dice così:
“Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto” (1 Cor 15, 3-8).
La data in cui furono scritte queste parole è il 56, o il 57 d.C. Il nucleo centrale del testo, tuttavia, è costituito da un credo anteriore che san Paolo dice di avere egli stesso ricevuto da altri. Tenendo conto che Paolo apprese tali formule subito dopo la sua conversione, possiamo farle risalire a circa il 35 d.C., cioè a cinque, sei anni dopo la morte di Cristo. Testimonianza dunque di raro valore storico. I racconti degli evangelisti furono scritti alcuni decenni più tardi e rispecchiano una fase ulteriore della riflessione della Chiesa. Il nucleo centrale della testimonianza però permane immutato: il Signore è risorto ed è apparso vivo. A ciò si aggiunge un elemento nuovo, forse determinato da preoccupazione apologetica e perciò di minor varore storico: l’insistenza sul fatto del sepolcro vuoto.
Anche per i vangeli il fatto decisivo restano le apparizioni del Risorto. Le apparizioni, tuttavia, testimoniano anche la nuova dimensione del Risorto, il suo modo di essere “secondo lo Spirito”, che è nuovo e diverso rispetto al modo di esistere anteriore, “secondo la carne”. Egli, per esempio, può essere riconosciuto non da chiunque lo vede, ma solo da colui al quale egli stesso si dà a conoscere. La sua corporeità è diversa da quella di prima. È libero dalle leggi fisiche: entra ed esce a porte chiuse; compare e scompare.
Una spiegazione diversa della risurrezione, avanzata da Rudolf Bultmann e tuttora riproposta da alcuni, è che si trattò di visioni psicogene, cioè di fenomeni soggettivi, del genere delle allucinazioni. Ma questo, se fosse vero, costituirebbe, alla fine, un miracolo non meno grande di quello che si vuole evitare di ammettere. Suppone infatti che persone diverse, in situazioni e luoghi diversi, abbiano avuto tutte la stessa impressione, o allucinazione. I discepoli non poterono ingannarsi: erano gente concreta, pescatori, tutt’altro che portati alle visioni. Sulle prime non credono; Gesù deve quasi sopraffare la loro resistenza: “O tardi di cuore a credere!”. Neppure poterono volere ingannare gli altri. Tutti i loro interessi vi si opponevano; sarebbero stati i primi a sentirsi ingannati da Gesù. Se egli non fosse risorto, a che scopo affrontare la persecuzione e la morte per lui? Quale vantaggio materiale ne traevano?
Negato il carattere storico, cioè il carattere oggettivo e non solo soggettivo, della risurrezione, la nascita della Chiesa e della fede, diventa un mistero più inspiegabile della risurrezione stessa. È stato giustamente notato: “L’idea che l’imponente edificio della storia del cristianesimo sia come un’enorme piramide posta in bilico su un fatto insignificante è certamente meno credibile dell’affermazione che l’intero evento – e cioè il dato di fatto più il significato a esso inerente – abbia realmente occupato un posto nella storia paragonabile a quello che gli attribuisce il Nuovo Testamento”.
Qual è allora il punto di arrivo della ricerca storica a proposito della risurrezione? Possiamo coglierlo nelle parole dei discepoli di Emmaus: alcuni discepoli il mattino di Pasqua sono andati al sepolcro di Gesù e hanno trovato che le cose stavano come avevano riferito le donne, andate prima di loro, “ma lui non l’hanno visto”. Anche la storia si reca al sepolcro di Gesù e deve constatare che le cose stanno così come i testimoni hanno detto. Ma lui, il Risorto, non lo vede. Non basta constatare storicamente, bisogna vedere il Risorto e questo non lo può dare la storia, ma solo la fede. L’angelo che apparve alle donne, il mattino di Pasqua, disse loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24, 5).
Vi confesso che al termine di queste riflessioni sento questo rimprovero come rivolto anche a me. Come se l’angelo mi dicesse: “Perché ti attardi a cercare tra i morti argomenti umani della storia, colui che è vivo e operante nella Chiesa e nel mondo? Va’ piuttosto e di’ ai tuoi fratelli che egli è risorto”.

Pd Raniero Cantalamessa (OFMCapp)

venerdì 6 aprile 2007

martedì 3 aprile 2007

Gloria ed onore a Jeshua il Re!


Gesù disse:
«Tutto
è compiuto!».
E, chinato il capo,
spirò…


Gv 20, 30


La Passione di Gesù

Cristo ha scelto la croce e lo svuotamento perche' essa fosse programma di vita di quanti nel tempo lo avrebbero seguito: "Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua (Mt 16,24). Con Gesù non siamo piu' soli ! Mettiti con semplicita' davanti a Lui, e dopo scoprirai il segreto della Sua dolce Presenza in te. Fa spazio all'accoglienza integrale della tua esistenza cosi' come ti viene offerta, con tutte le sue prove, e dopo troverai il senso luminoso della fede: troverai nella tua vita mortale un varco alla Vita vera ed eterna. Prima o poi, nella vita, si fa l'incontro personale con Cristo. Non avviene mai nello stesso modo, ne' nello stesso tempo, ma avviene. Avviene per caso o tramite qualcuno; nel silenzio o nel rumore, nella gioia o nel dolore... ma avviene. Il governatore Pilato lo incontra in un tardo pomeriggio quando ormai il fragore delle strade di Gerusalemme si affievolisce perche' si avvicina la sera. Pilato e' stanco e annoiato, ma nel momento in cui il suo sguardo si incrocia con quello del Maestro, egli sente un brivido scuoterlo. È uno sguardo, quello di Gesu', che non si puo' evitare. Lungo la strada che porta al Calvario, Gesu' viene fermato da una donna, la Veronica, che fin da quando ha ascoltato il Maestro ha creduto in Lui. Ora lo vede passare e si fa avanti per tergere con amore quel volto coperto di sangue.Conoscere Cristo e' riconoscerlo nel volto dei fratelli che soffrono nel dolore, nella solitudine, nella incomprensione, nella fame...
"Padre, perdonali, perche' non sanno quello che fanno !" (Lc 23,33-34)
La vittima e' diventata l'avvocato dei suoi assassini. È arrivato il giorno del grande perdono. Il perdono e' infatti la presa di coscienza del dono, il solo dono, il dono perfetto per il quale l'umanita' continua ad esistere. Questo dono e' la disponibilita' di perdono continuo.Se si ritirasse un attimo questa disponibilita' da parte di Dio, il mondo crollerebbe poiche' la ricompensa del peccato e' la morte. La guarigione si trova nelle piaghe di Cristo, nelle sue ferite. Il perdono procede dalla giustizia di Dio portata alla sua esasperazione, ma sempre unita ad amore e misericordia.Gesu', le tue prime parole in croce mostrano chi sei, com'e' fatto il tuo cuore: Tu sei l'Amore !Grazie, Maestro. Queste parole danno fiducia a tutto il mondo. Gli uomini hanno tentato di uccidere l'Amore, ma l'Amore non puo' morire.
"In verita' ti dico, oggi sarai con me nel paradiso". (Lc 23,39-43)
La misericordia di divina e' per noi troppo insondabile, dal momento che Dio e' stato considerato al pari dei malfattori. Che ha fatto per meritare il cielo uno dei due ladroni, questo criminale cosi' comune al nostro genere umano ? Niente altro che accondiscendere alla misericordia.Gesu, tutte le tue parole sono bonta' e carita'. Tu hai certamente perdonato anche al cattivo ladrone, infatti hai pregato per chi ti ha crocifisso.Fa che io abbia comprensione e pazienza con chi mi tratta male, con chi non mi capisce, con chi non sa amare.
"Ecco la tua Madre" (Gv 19,25-27)
La Scrittura non dice - sua madre -, ma "la madre". Madre di Gesu', ella regna nel suo cuore e diviene la Signora di colui che Egli ama tra gli uomini e diventa la Madre di tutti i fratelli di Giovanni e di tutti coloro che Dio ama di un amore di predilezione. Madre contro la quale nessuna potenza di morte prevarra' perche' ha dato la vita alla Vita.Siamo stati consegnati a Maria. La dolcissima Maria ci accoglie, ci accompagna, infonde fiducia ai nostri cuori. La sofferenza del cammino, la nostra interiore debolezza, le tentazioni che ci tormentano creano nella nostra anima un senso di smarrimento... Ma lo sguardo materno di Maria che ci segue con amore, ci apre l'animo ad un sentimento nuovo: la certezza del suo aiuto.Grazie, Gesu'. E' un dono immenso quello che ci hai fatto, e l'hai fatto tra dolori indicibili. Aiuta anche noi ad essere sempre generosi nel donarci, anche quando costa, anche quando e' molto difficile.
"Mio Dio, mio Dio perche' mi hai abbandonato ?" (Mc 15,33-39)
Il Verbo tace per tre ore. La sua sofferenza si unisce silenziosamente alle sofferenze del Padre e all'agonia del mondo. Questo silenzio risuona di tutte le parole che il Padre ha proferito per bocca dei suoi servitori, i Profeti. E quando il Verbo aprira' la sua bocca ferita sara' per citare le Scritture perche' l'agonia l'ha unito nel modo piu' intimo possibile alla volonta' di Dio.Non e' un grido di disperazione, ma la testimonianza abbagliante della dignita' umana restaurata e assunta dal Cristo nella piu' tragica delle sofferenze: Egli cita le Scritture e il grido di Gesu' e' sigillato dalla speranza espressa negli ultimi versetti:"E io vivro' per lui,la mia discendenza lo servira';si parlera' del Signore alla generazione che viene;annunzieranno la sua giustizia;al popolo che nascera' diranno: Ecco l'opera del Signore !(Sal 21,30-32)E la sua opera e' perfetta perche' il Figlio la porta a compimento:Cristo mormora la sua preghiera, e' un grido rivolto al Padre, e' un grido che esprime il dolore di ogni uomo.Sperimentare momenti di abbandono, chi non l'ha provato ?Le parole del salmo affiorano sulle sue labbra per esprimere la sofferenza di chi a volte si sente trascurato, abbandonato, anche da Dio.La preghiera che Gesu' ci invita a vivere e' una preghiera di intercessione per il mondo, ascolto del grido dell'uomo, accoglienza della risposta rassicurante di Cristo.
"Ho sete" (Gv 19,28-29)
Gesu' aveva gia' pronunciato queste parole nel dialogo con la donna samaritana (Gv 4), aveva evocato le Scritture e questa donna aveva compreso che il pozzo di Giacobbe, la roccia che ci salva si trovava sotto i suoi occhi.L'acqua viva puo' chiedere da bere ?La sorgente non prende niente, non trattiene niente, essa da' e da' sempre, fino a diventare fiume.Ma ora la sete di Gesu' e' altro: e' quella del salmista che desidera il compimento totale (Salmo 41).Signore la tua e' sete di amore, della risposta del nostro cuore a te che sei l'Amore.
"Tutto e' compiuto" (Gv 19,30)
La croce e' stata piantata e intorno ad essa ruotano il tempo e lo spazio. Non c'e' piu' un prima ne' un dopo: c'e' solo l'oggi divino.Non c'e' piu' ne cielo ne' terra perche' si sono riuniti; non c'e' piu' nulla altro che il miracolo dell'amore che si e' compiuto. Dio non e' piu' straniero su questa terra.Tutto e' compiuto: e' consumata la vittima dell'amore misericordioso. Ha versato il suo sangue non per soddisfare la giustizia, ma per soddisfare l'amore.L'ha donato come offerta del proprio cuore, ma e' stato Lui a consegnarlo."Tutto e' compiuto" si prolunga come un'eco che ci affianca dal tempo fino al compimento finale dei tempi. E la Chiesa con i suoi sette sacramenti ci conduce ai piedi della croce nell'ora del compimento finale.Maestro, hai dato tutto. Ora la Redenzione e' compiuta. Comincia da questo momento la vita nuova in terra e in cielo.La Redenzione e' attuata, si tratta solo di portarla a tutto il mondo, ma ora Tu hai vinto.Gli uomini scuotono il capo pensando alla tua sconfitta. La tua sconfitta invece, e' vittoria senza fine, che congiunge ormai il Cielo alla terra, che restituisce la terra al Cielo e da' il Cielo alla terra.Grazie, Signore Gesu' !
"Nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46)
Queste parole esprimono la preghiera di Gesu' che si affida al Padre. E' il dono totale di se', l'affidamento dei piccoli. L'evangelista Luca ci fa entrare nel buio, dove il cuore percepisce una sola Luce, il Padre al quale affidarsi come Gesu', Servo simile agli uomini, obbediente fino all'offerta totale di se stesso.L'affidamento totale da' pace al cuore. Per chi si affida il Padre ha preparato il grande dono: "scelti ad essere santi e immacolati nell'amore". Gesu' Maestro dell'abbandono ci guida alla pienezza dell'amore.
Maestro, termini la tua vita con un grido di fiducia, forte, per esprimere qualcosa che le parole non possono piu' esprimere, parole piene di fede e piene di amore.È stata tutta la tua vita la fede, l'amore e' stato tutto il tuo messaggio al mondo, fino all'ultimo istante della tua esistenza... e poi lo hai ripreso con forza inesauribile dal momento della tua gloriosa Risurrezione, con la tua voce e attraverso la voce di tutti i tuoi testimoni sinceri fino alla fine dei tempi. Grazie, Gesu', perche' ci doni la tua Presenza, e la tua presenza e' Amore.
Nell'impatto con la croce la fede viene messa alla prova. Il peso di una forca schiaccia il Giusto per eccellenza e sembra dar ragione alla potenza dell'ingiustizia, della violenza e della malvagita'. Sale inquietante la domanda del perche' di questo cumulo insopportabile di sofferenza e di dolore che investe Gesu', il Crocifisso, e con lui tutti i crocifissi della storia. Sulla croce muoiono tutte le false immagini di Dio che la mente umana ha partorito e che si continuano ad alimentare: dov'e' l'onnipotenza di Dio, la sua perfezione, la sua giustizia ?Perche' Dio non interviene in certe situazioni intollerabili ? Solo la fede e' capace di leggere l'onnipotenza di Dio nell'impotenza di una croce.
È l'impotenza dell'Amore !Gesu' ha tanto amato il Padre da accogliere liberamente il suo progetto "per noi uomini e per la nostra salvezza". Gesu' non muore perche' lo uccidono, ma perche' Egli stesso "si consegna" (cf. Gal 2,20) con liberta' sovrana, per amore. Questo amore supremo che Egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall'uomo, da' la misura dell'annientamento di Gesu' e manifesta il rovesciamento delle situazioni umane: la vera grandezza dell'uomo non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell'amore che condivide, che e' solidale, che e' vicino ai fratelli, che si fa servizio.Dio non vince il dolore e la morte non togliendoli dal cammino dell'uomo, ma assumendoli in se'.
Il Dio giusto si sottrae ai nostri schemi di giustizia, che reclamerebbero la vendetta immediata sui cattivi: la sua giustizia si rivela perdonando e togliendo all'omicida anche il peso del proprio peccato.Il vinto che perdona il vincitore lo libera dalla sua aggressivita' mortale mostrandogli come l'amore vinca l'odio.La spiritualita' della croce ha sempre uno spazio rilevante nel cuore del credente. Cristo stesso ha promesso con la sua parola infallibile: "Io quando saro' elevato da terra, attirero' tutti a me!" (Gv 12,32).Egli ha mantenuto questa promessa lungo i secoli, perche' ha attratto a se' uomini di ogni generazione e li ha trasformati a sua immagine attraverso la potenza e l'esemplarita' della croce.
Questa esperienza rimarra' per sempre un elemento essenziale nel campo della santita'.
Qualunque forma la spiritualita' della croce possa assumere, ogni cristiano deve continuare a guardare a Cristo crocifisso, per arrivare a condividere la fedelta' e la carita' del Figlio incarnato di Dio, il quale ci "ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ef 5,2).

(di Padre Claudio Traverso)