martedì 20 novembre 2007

LO VEDI TU ?


di David Wilkerson


Isaia Lo vide in tutto il Suo regale splendore ed esclamò forte:"Allora la gloria dell'Eterno sarà rivelata, e ogni carne, ad un tempo, lo vedrà; perché la bocca dell'Eterno l'ha detto"(40:5). Davide Lo vide che cavalcava per il cielo sul Suo cavallo bianco, regnando in tutta la Sua potenza:" a Colui che cavalca sui cieli dei cieli eterni! Ecco, Egli fa risonar la Sua voce, la Sua voce potente"(Salmo 68:33). Isaia vide questo Re di gloria che galoppava e abbatteva gli idoli:"Ecco l'Eterno, che cavalca portato da una nuvola leggera, e viene in Egitto; gli idoli d'Egitto tremano davanti a Lui, e all'Egitto si strugge, dentro, il cuore"(19:1).
Lo vedi tu, accampato attorno alla tua casa? Vedi gli eserciti vestiti di bianco? Lo vedi nel loro mezzo? E il Suo cavallo bianco pronto alla battaglia? "E vidi, ed ecco un cavallo bianco; e Colui che lo cavalcava aveva un arco; e gli fu data una corona, ed Egli uscì fuori da vincitore, e per vincere"(Apoc.6:2). Santi di Dio: IO LO VEDO! Il mio velo è tolto! Egli è qui! Egli è con voi, adesso! Egli è qui per mettere in fuga ogni nemico! Egli è qui in potenza e in splendore! Egli è qui per conquistare e abbattere ogni fortezza del nemico! Aprite i vostri occhi, togliete il velo! Credete a quello che disse:" io Lo vedo, sul Suo cavallo bianco, con l'arco nelle Sue mani, un
"Si rallegri Israele in Colui che lo ha fatto, esultino i figliuoli di Sion nel loro Re. odino il Suo Nome con danze, gli salmeggino col timpano e la cetra, perché l'Eterno prende piacere nel Suo popolo, Egli adorna di salvezza gli umili. Esultino i fedeli adorni di gloria, cantini di gioia sui loro letti"(Salmo 149:2-5).
Io ti dico, con l'autorità della Santa Parola di Dio: Re Gesù ha circondato la tua casa con un esercito di carri e cavalieri reali, vestiti di bianco con Se stesso a capo, cavalcando maestosamente il Suo cavallo bianco! Nessun nemico nell'universo oserà avvicinarsi a te! I demoni sono fuggiti terrorizzati! I principati e le potestà delle tenebre son in rotta, Satana trema, perché il Re della gloria è qui!
LO VEDI TU?!

FIGLI DI RE


di David Wilkerson

Noi siamo i figli del Re della gloria sebbene viviamo come se fossimo abbandonati e senza aiuto. Pochi di noi sono consapevoli di essere i figli amati di un potente Sovrano che domina sui nostri interessi con una bacchetta di ferro. Se veramente i nostri veli sono stati rimossi, e se abbiamo realizzato che Cristo sta regnando per noi, dovremmo essere indignati per ogni attacco satanico che ci tocca! Ci dovremmo levare con indignazione spirituale e gridare:"Diavolo, non puoi farmi questo, nè a me, nè alla mia famiglia e a chiunque mi appartiene! Sono figlio del Re dell'universo ed Egli ti schiaccerà alla mia parola. Io ti lego; ti rigetto; ti rimando alle tue tenebre, nel Suo poderoso Nome!".
Non dovremmo giacere come figli deboli e confusi, lasciando alle potenze delle tenebre la libertà di tormentarci e calpestarci, confonderci, ferirci, irritare le nostre menti, le nostre case, i nostri congiunti e i nostri figli. Dovremmo, invece, levarci in fede, pienamente sicuri, dimorando nella gloria e nella potenza del nostro incoronato Re! Re Gesù dovrebbe essere il nostro riposo! Re Gesù dovrebbe combattere le nostre battaglie. Egli dovrebbe dare la caccia al nostro nemico! Dovremmo avere una perfetta confidenza di vittoria in tutte le cose, perché stiamo confidando pienamente nella Sua potenza onnipotente. La situazione è questa:" CREDI TU CHE GLI E' STATO DATO UN REGNO? Credi insieme agli eserciti del cielo e ai ventiquattro anziani che ha preso dominio su tutto e che tutti i regni di questo mondo sono Suoi, e che regna come Signore di tutto? Se è così, credi tu che ha tutta la potenza della Deità nel Suo corpo celeste? Credi tu che ha sconfitto il diavolo e tutte le sue forze? Credi tu che ha conquistato l'ultimo nemico, la morte?
Se Egli è Re, se ha tutta la potenza, se l'intero universo è Suo, se ogni cosa in cielo e sulla terra s'inchina davanti a Lui, e se lo stesso Re ha fatto la Sua dimora in me e ora è il Re e il Signore che sta regnando in me con gloria e potenza PERCHE' DOVREI TEMERE? Cosa mi potrebbe irritare? Tutte le cose sono possibili ora! Tutte le cose sono sotto la Sua autorità e il Suo dominio.
Perché allora ci sono così tanti cristiani che vivono nella sconfitta, nella disperazione, nella solitudine, combattendo una battaglia perduta contro la tentazione, senza una direzione, senza pace, senza sicurezza, senza nessuna cosa meravigliosa rimasta? E' perché hanno un velo di incredulità sui loro occhi e sui loro cuori!Hanno un Re che sta regnando e non lo sanno! Hanno tutto ciò di cui hanno bisogno ma non lo vedono. Hanno tutta la potenza sugli inganni del nemico, ma sono ciechi a riguardo! Dal modo confuso nel quale i cristiani vivono stiamo dicendo a Dio e al mondo intero:"non abbiamo un Re! Siamo senza potenza! Non ci sono eserciti dalla nostra parte! Dipendiamo dalla misericordia dei nostri nemici!".
Questa è senz'altro una bugia! E' un oltraggio d'incredulità contro il Re della gloria!Noi siamo alla corte di Re Gesù come dei perduti, come figli senza aiuto con un cappuccio in testa, non vedendo e non ascoltando niente, mentre tutti gli eserciti del cielo sono inchinati davanti a Lui proclamando LA SUA ASCESA AL POTERE!
Davide gridò:"l'Eterno regna; tremino i popoli la terra sia scossa. L'Eterno è grande in Sion, ed eccelso sopra tutti i popoli. Lodino essi il Tuo Nome grande e tremendo. Egli è Santo"(Salmo 99:1-3),"l'Eterno regna, Egli s'è rivestito di Maestà; l'Eterno s'è rivestito,s'è cinto di forza il Tuo trono è saldo ab antico, Te sei ab eterno"(Salmo 93:1,2).
La testimonianza di ogni singolo credente dovrebbe essere: "IO CREDO CHE RE GESU', ADESSO, PROPRIO ORA, REGNA IN GLORIOSA POTENZA!" Isaia disse: "quanto son belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone novelle, che annunzia la pace, ch'è araldo di notizie liete, che annunzia la salvezza, che dice a Sion: IL TUO DIO REGNA!"(52:7). Davide disse:"dite fra le nazioni: L'ETERNO REGNA "(Salmo 96:10).

ADORARE DIO SENZA VELI


di David Wilkerson

Non attribuiamo a Gesù tutta la Sua potenza, la Sua gloria e la Sua possanza, non realizziamo che stiamo andando alla presenza di un Re che regna. Questo potente Re, con tutta la Sua potenza in cielo e in terra, ci dice che i Suoi occhi sono su di noi e che le Sue orecchie sono aperte e attente alle nostre richieste. Ci dice che se solo ci ascolta, abbiamo già le risposte alle domande che Gli abbiamo rivolto. Ma chi realmente crede questo?Abbiamo difficoltà anche a credere che il Re della gloria sia là, nel luogo segreto, in tutto il Suo splendore, seduto come un Re maestoso che ci invita ad andare arditamente nella Sua corte reale per ricevere tutta la misericordia e la grazia di cui abbiamo bisogno nei nostri travagli terreni. Il velo d'incredulità è sui nostri cuori! Mostratemi un credente in questo mondo che nel momento in cui egli sta in comunione ed in preghiera con Dio, abbia la consapevolezza e la sicurezza che il Re di gloria è proprio là, in reale presenza per impiegare le Sue potenze eterne in suo favore. Quanti credono che un tal glorioso Re aspetta che il Suo popolo venga alla Sua presenza con lodi, che si diletti in quella comunione e che manifesti e riveli la Sua presenza in un modo intimo e familiare?
Se realmente non abbiamo nessun velo di incredulità sui nostri cuori, ci dovremo approssimare a Lui come a UNO che ora regna, come a UNO che ha la pienezza della Deità pronta per essere usata in nostro favore! Dovremmo adorare con la consapevolezza che siamo nella Sua reale presenza. Dovremmo lodare sapendo che Egli è proprio là per accettare le nostre offerte sul posto. Dovremmo chiedere in fede, sapendo che sarà fatto, perché Egli ci ascolta e ha tutta la potenza per farlo. Uscire dalla Sua presenza non credendo che Egli ha ascoltato e risposto, significa non credere che Egli è proprio là ed è Re di tutto!
Se Egli dimora in me, deve essere il Re di tutto! Quando mi arrendo a Lui, non Lo sto facendo Re, ma è Lui che prende la mia vita come Re! Dio incoronò Lui, non me! Egli ha già un regno, io fui semplicemente trasferito dal mio regno di tenebre al Suo glorioso regno di luce e, per entrare nel Suo regno devo morire! Quando tu muori al peccato, quando muori con Cristo, tu sei innalzato nel regno dove Egli sta regnando! Qualcuno dirà:"ma il regno di Cristo è in me! Tutta la Sua potenza di Re è in me! ". Si, ma è sempre la Sua potenza! "Or a Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di la di quello che domandiamo o pensiamo..."(Ef.3:20). Quella potenza è SUA, sovrana potenza di Dio.

GESU' E' RE!


di David Wilkerson

"Ed il settimo angelo sonò, e si fecero gran voci nel cielo, che dicevano: il regno del mondo è venuto ad essere del nostro Signor e del Suo Cristo; ed Egli regnerà nei secoli dei secoli" (Apoc. 11:15).
Giovanni, il rivelatore, vide la gloriosa visione di Cristo incoronato Re dell'universo. Lo Spirito Santo aveva vivificato il corpo di Gesù dopo la morte; Egli aveva vinto l'ultimo nemico, la morte, ed era risorto trionfante!
La scena che ora vede Giovanni è il ritorno di Cristo dal Cielo per reclamare il Suo trono. E' l'incoronazione del Signore come Re dei re! Ci furono delle gran voci attraverso il cielo, lodi giubilanti degli angeli, Serafini e Cherubini e di tutti gli eserciti della gloria. Re Gesù, l'uomo glorificato, è tornato ad essere il Signore di tutto. Che tuonante e rumoroso benvenuto ha dovuto essere, con tutte le voci celesti che gridavano forte:" il regno del mondo è venuto ad essere il Regno di Cristo, ed Egli regnerà per sempre! i ventiquattro anziani caddero dalle loro sedie, con le facce al suolo lodando e gridando:" noi Ti ringraziamo, o Signore Iddio Onnipotente che Sei e che Eri, perché hai preso in mano il Tuo gran potere, ed hai assunto il Regno"(Apoc.11:17).
Noi non possiamo incoronare Gesù Cristo come Re! Egli già lo è! Non possiamo farlo Signore di tutto, Egli è già Signore di tutto. Dio il Padre, lo ha ripreso nella gloria, incoronandoLo Re e Signore di tutto e gli ha dato tutta la potenza della Deità! "Poiché in Lui si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza"(Colossesi 1:19)," poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità Egli è il capo d'ogni principato e d'ogni potestà"(Col.2:9,10).
Paolo ebbe la stessa visione, cioè di Cristo seduto come Re e Signore di tutte le cose. Egli parlò della potente efficacia delle Sua forza per noi:" e qual sia verso noi che crediamo, l'immensità della Sua potenza. La qual potente efficacia della Sua forza Egli ha spiegata in Cristo,quando Lo resuscitò dai morti e Lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire. Ogni cosa Ei gli ha posto sotto ai piedi e l'Ha dato per capo supremo della chiesa, che è il corpo di Lui, il compimento di Colui che porta a compimento ogni coda in tutti"(Ef.1:19-23).
Potreste immaginare voi, un umile e mansueto Nazareno che sta alla porta del vostro cuore, sperando che Lo facciate Signore della vostra vita. Egli non è più l'uomo rigettato, Egli è il Re della gloria!Egli viene fuori dalla tomba nella piena potenza della resurrezione, Egli ascende al Suo trono eterno, Egli prese tutta la potenza e il dominio e in questo preciso momento sta regnando sopra tutte le potenze e i regni di questo universo. L'ultimo nemico fu la morte, e Cristo anche di quella ne fece un Suo sgabello! Se la morte fu l'ultimo nemico allora, vuol dire che tutti gli altri sono stati sconfitti! Cristo non sta cercando di fare il braccio di ferro con Satana. La guerra è finita, Satana fu sconfitto e Cristo lo buttò giù in un disonore vergognoso. Il calcagno di Cristo ha schiacciato la testa del serpente:"e vi fu battaglia in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro nonfu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù "(Apoc.12:7-9)," e avendo spogliato i principati e le potestà, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce"(Col.2:15),"ed io udii nel cielo una gran voce che diceva: ora è venuta la salvezza e la potenza ed il regno dell'Iddio nostro, e la potestà del Suo Cristo, perché è stato gettato giù l'accusatore dei nostri fratelli, che li accusava giorno e notte, dinanzi all'Iddio nostro"(Apoc.12:10).
In questo mondo ci sono ancora delle persone che si dilettano nel pensare di permettere a Cristo di venire nei loro cuori. Sono arrivati persino al punto di pensare che potrebbero incoronarLo Signore delle loro vite. E come se Gli stessero dicendo:" Gesù, se giochi le Tue carte nel modo giusto, forse Ti faccio entrare! Se mi dai felicità, se mi guarisci, se rispondi alle mie preghiere, se mi mostri un segno o al limite due, se mi fai un miracolo: forse finirai con l'essere incoronato Re della mia vita". Come siamo ridicolmente ciechi! Là, ora Egli siede, in tutta la Sua sbalorditiva potenza e gloria, con tutti gli eserciti del cielo adoranti ai Suoi piedi, con i ventiquattro anziani chinati sulle loro facce davanti a Lui, con Dio che ha riversato su Lui tutta la potenza della Deità, con un diavolo ammaccato e sconfitto che scappa alla Sua presenza, con tutti i principati e le potestà in cielo e sulla terra inchinati davanti alla Sua potenza e alla Sua maestà!
E invece qui abbiamo un esercito di ciechi, carnali e tiepidi cristiani, per metà decisi peccatori, che pensano di star facendo un favore a Gesù permettendoGli di regnare nelle loro vite. Che stoltezza! Mentre Egli con un solo respiro della Sua bocca potrebbe soffiare via regni e sovrani."Ecco, le nazioni sono, agli occhi Suoi, come una gocciola nella secchia, come la polvere minuta delle bilance; ecco, le isole sono come pulviscolo che vola. Tutte le nazioni sono come nulla dinanzi a Lui; Ei le reputa meno che nulla, una vanità" (Isaia 40:15-17).
Cosa è la Russia, con tutti i suoi missili e i suoi armamenti? Essa è una gocciola in una secchia! Cosa è la Cina con i suoi innumerevoli eserciti? Niente! Cosa è l'America, ch'è leader nel mondo e che fa tremare le nazioni? Niente! Esse sono polvere, come niente davanti a Re Gesù! "Tutti gli abitanti della terra son reputati nulla da Lui; Egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non v'è alcuno che possa fermare la Sua mano o dirGli: che fai?" (Daniele 4:35).

TU LO DICI, IO SONO RE! (commento Gv 18 di S.Agostino)

In questo discorso dobbiamo esaminare e spiegare che cosa disse Pilato a Cristo, e cosa egli rispose a Pilato.
Dopo aver detto ai giudei: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge», e dopo che essi gli ebbero risposto: «Non è permesso a noi dare la morte ad alcuno», "Pilato rientrò nel pretorio, e chiamò Gesú e gli disse: «Tu sei il re dei giudei?». Rispose Gesú: «Da te lo dici, ovvero altri te l`hanno detto di me?»" (Gv 18,33-34). Il Signore sapeva bene quel che chiedeva a Pilato, come pure sapeva cosa egli gli avrebbe risposto; tuttavia, volle che fosse detto ciò, non per sapere quanto già sapeva, ma perché fosse scritto quanto voleva che giungesse a nostra conoscenza. "Rispose Pilato: «Sono io forse giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me: che hai fatto?». Rispose Gesú: «Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi avrebbero certamente combattuto perché io non fossi dato nelle mani dei giudei; invece il mio regno non è di quaggiú»" (Gv 18,35-36).
Questo è quanto il buon maestro ci volle insegnare: ma prima era necessario dimostrarci quanto vana fosse l`opinione che del suo regno avevano sia i gentili sia i giudei, dai quali Pilato l`aveva appresa. Essi pretendevano che egli dovesse esser messo a morte nerché aveva cercato di impadronirsi ingiustamente del regno; oppure perché sia i romani che i giudei dovevano temere, come avverso al loro potere, il suo regno, in quanto appunto i detentori del potere sono soliti temere ed esser gelosi di chi potrebbe prendere il loro posto. Il Signore avrebbe potuto rispondere subito alla prima domanda di Pilato: «sei tu il re dei giudei?», dicendo: «il mio regno non è di questo mondo». Ma egli, chiedendo a sua volta se quanto Pilato domandava, lo diceva da sé, cioè fosse la sua opinione personale, oppure l`avesse inteso da altri, volle che fosse palese, attraverso la risposta di Pilato, che erano i giudei a formulare tale accusa contro di lui. Egli ci mostra cosí la vanità dei pensieri degli uomini (cf. Sal 93,11), che ben conosceva, e rispondendo loro, giudei e gentili insieme, con parole piú opportune ed efficaci, dopo quanto ha detto Pilato, dice: «Il mio regno non è di questo mondo».
Se avesse fatto questa dichiarazione subito dopo la prima domanda di Pilato, si sarebbe potuto pensare che egli rispondesse, non anche ai giudei ma ai soli gentili, come se fossero stati solo questi ad avere di lui una tale opinione. Poiché invece Pilato risponde: «Sono io forse giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me», allontana da sé ogni sospetto che si possa ritenere che egli abbia spontaneamente detto, e non piuttosto sentito dai giudei, che Gesú aveva affermato di essere re dei giudei. E Pilato, inoltre, col chiedergli: «che hai tu fatto?», lascia intendere che egli era stato condotto a motivo di un delitto. E` come se Pilato dicesse: Se non sei re, che hai fatto di male da essere consegnato a me? Quasi non fosse già straordinario il fatto che si consegnasse al giudice per essere punito chi diceva di essere re, ecco che se non avesse detto ciò, il giudice deve chiedere cos`altro abbia fatto di male per essere condotto da lui ad essere giudicato.
Ascoltate dunque, giudei e gentili, ascoltate circoncisi e incirconcisi; tutti i regni della terra prestino orecchio: Io non danneggio il vostro potere in questo mondo, dice in sostanza il Signore, perché «il mio regno non è di questo mondo». Non fatevi prendere dall`assurdo timore che colse Erode, quando apprese la nascita di Cristo, e si spaventò tanto che fece uccidere tutti i neonati, sperando di uccidere anche Gesú tra quelli, mostrandosi cosí sanguinario e crudele piú per la paura che non per la collera (cf. Mt 2,3-16). «Il mio regno» - dice il Signore - «non è di questo mondo». Che volete di piú? Venite dunque nel regno che non è di questo mondo; venite credendo, e guardatevi dalla crudeltà ispirata dalla paura. E` vero che in una profezia, il Figlio, parlando di Dio Padre, ha detto: "Sono stato consacrato re da lui su Sion, il sacro suo monte" (Sal 2,6), ma questo monte e quella Sion non sono dl questo mondo. Di chi è composto il suo regno, se non di coloro che credono in lui, ai quali egli ha detto: «Non siete del mondo, cosí come io non sono del mondo»? Senza dubbio egli voleva che essi dimorassero nel mondo, e per questo chiese al Padre: «Non domando che tu li tolga via dal mondo, ma che li custodisca dal male». Notate che anche ora non dice: Il mio regno non è in questo mondo; ma dice: «il mio regno non è di questo mondo». E dopo aver provato la sua asserzione, soggiungendo: «Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi avrebbero certamente combattuto perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei», non dice: invece il mio regno non è qui, ma dice: «il mio regno non è di quaggiú». In realtà, il suo regno è qui, sulla terra, fino alla fine dei secoli, dove la zizzania è mischiata al buon grano sino alla mietitura che sarà alla fine dei tempi quando verranno i mietitori, cioè gli angeli, e toglieranno dal suo regno tutti gli scandalosi (cf. Mt 13,38-41). E questo non potrebbe accadere, se il suo regno non fosse sulla terra. Tuttavia, esso non è di quaggiú, perché è esiliato nel mondo. E` al suo regno, cioè a questi pellegrini nel mondo, che egli dice: «Voi non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo». Essi erano del mondo, quando ancora non facevano parte del suo regno ma appartenevano al principe di questo mondo. Tutto quanto negli uomini è stato creato da Dio, ma che ha avuto origine dalla stirpe colpevole e dannata di Adamo, appartiene al mondo; e tutto quanto è stato rigenerato in Cristo fa parte del regno e non appartiene piú al mondo. E` in questo modo che Dio ci ha sottratti al potere delle tenebre (cf. Col 1,13) e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore. Ed è appunto di questo regno che egli dice: «Il mio regno non è di questo mondo», oppure: «Il mio regno non è di quaggiú».
"Gli disse allora Pilato: «Dunque tu sei re?». E Gesú rispose: «Tu dici che io sono re»" (Gv 18,37).
Il Signore non teme di riconoscersi re, ma la sua espressione: «tu lo dici», è cosí calibrata che non nega di essere re (re, si intende, il cui regno non è di questo mondo), ma neppure afferma di esserlo, in quanto ciò potrebbe far pensare che il suo regno è di questo mondo. In questo senso infatti pensava Pilato, col dire: «dunque tu sei re?». Gesú risponde: «tu lo dici», cioè tu sei della terra, e secondo la carne cosí ti esprimi.

mercoledì 14 novembre 2007

LA PREGHIERA

La tradizione spirituale della Chiesa considera la preghiera come un cammino di graduale maturazione nel dialogo con Dio. Come ogni altra relazione personale, anche il rapporto di amicizia col Signore ha bisogno di crescere e di approfondirsi nel tempo. Il battezzato passa perciò attraverso diverse forme di preghiera, in proporzione alla sua maturità spirituale: il primo gradino è rappresentato dalla preghiera vocale, il secondo da quella mentale, il terzo dalla preghiera del cuore, il quarto dalla contemplazione.

preghiera vocale
La preghiera più facile, ossia quella che costituisce il primo gradino del cammino spirituale è la preghiera fatta di formule. Con la definizione “orazione vocale” non si intende tanto la preghiera pronunciata ad alta voce (anche la preghiera del cuore può essere pronunciata ad alta voce), ma si allude alla preghiera accessibile a chi è ancora immaturo nel dialogo con Dio, e perciò non gli sgorga nulla da dire a Dio, oppure gli sgorgano richieste sbagliate. La Chiesa, allora, ha preparato delle preghiere standard (l’Ave Maria, l’Atto di Fede, l’Atto di Speranza, le preghiere del mattino e della sera…) in cui il battezzato può trovare ciò che va detto a Dio. La preghiera del “Padre Nostro”, insegnata da Gesù ai suoi discepoli risponde proprio a questa esigenza. In sostanza, nella fase immatura della vita cristiana non si sente il bisogno di parlare a Dio (così come non si sente il bisogno di ascoltarlo nella sua Parola), e la preghiera dei formulari è un aiuto per l’elevazione della mente a Dio.

La preghiera mentale
secondo gradino è la preghiera “mentale”. Questo tipo di preghiera è priva di formule. Anche qui la definizione non allude semplicemente al fatto che non è pronunciata con le labbra. Infatti, anche la preghiera vocale, ad esempio un’Ave Maria, può essere recitata mentalmente, pur essendo costituita da una formula prestabilita. Più precisamente, con la definizione “orazione mentale” ci si riferisce solitamente alla meditazione. La meditazione è una forma di preghiera elevata a cui non si arriva facilmente. Essa può essere definita pure “preghiera di ascolto”, perché si fonda su un rapporto profondo con la Parola di Dio. Questa forma di preghiera non consiste nel “dire” qualcosa a Dio, ma nella capacità di “ascoltare e capire” ciò che Egli sta dicendo proprio a me attraverso i testi biblici della Messa, e attraverso la lettura quotidiana della Bibbia.
Questo tipo di preghiera raggiunge la sua massima espressione nelle giornate di ritiro e negli esercizi spirituali. Beninteso, questa forma di preghiera non consiste nel capire il testo biblico, ma nella capacità di sentire quella parola utile e illuminante per le situazioni che io sto vivendo proprio adesso.

La preghiera del cuore
Terzo gradino: la preghiera del cuore. La preghiera del cuore consiste nel “dire” qualcosa a Dio. Essa rappresenta un livello ancora più alto di quello della meditazione. Quando la persona giunge a sentire il bisogno di “parlare” a Dio, di aprirgli il cuore con fiducia, di esprimergli l’affetto filiale e la lode senza formule prestabilite, ma con parole che vengono dall’intimo, come quelle che siamo soliti dire alle persone che più amiamo, allora significa che si è giunti alla preghiera del cuore e che si è ben avanti nello sviluppo della carità teologale. Questo tipo di preghiera si manifesta sia in momenti celebrativi comunitari, sia nella preghiera intima e individuale, e assume quindi sia il carattere vocale che mentale. Negli incontri di preghiera, quando la comunità si raduna per l’ascolto della Parola o per l’Adorazione, allora la preghiera del cuore si presenta come preghiera spontanea, perlopiù sotto la forma della lode. Nella preghiera individuale, la preghiera del cuore si ha nella spontanea e filiale consegna della propria vita quotidiana a Dio, sentito come Padre. La conoscenza di Dio come “mio” Padre è essenziale alla preghiera del cuore; senza questo rapporto veramente filiale con Dio non può esserci alcuna preghiera del cuore. Sarebbe inautentica se ci fosse.

La contemplazione
La forma più elevata di preghiera è la contemplazione. La sua caratteristica peculiare è quella di essere “quasi senza parole”. In termini pratici, questa forma di preghiera si attua quando la persona si concentra su un mistero della fede, preferibilmente con l’aiuto di una icona o di un crocifisso su cui fissare lo sguardo, perché le distrazioni non producano eccessivo disturbo. Per questa preghiera conviene assumere una posizione comoda, in modo che ci si possa rilassare; poi, fissando lo sguardo sul crocifisso, o su un’icona, o sull’Eucaristia solennemente esposta, ridurre i pensieri al silenzio e lasciare che il mistero di Dio occupi tutto lo spazio della nostra interiorità. L’obiettivo è quello cogliere le meraviglie di Dio, intuire la sua bellezza, e guardarlo come si guardano gli innamorati, ossia con un senso di beatitudine e di stupore. Mentre l’attenzione è concentrata sul mistero di Dio, il pensiero non deve seguire alcun ragionamento. Al massimo, conviene far risuonare dentro di sé, di tanto in tanto, e secondo il proprio stato interiore, qualche breve frase evangelica o liturgica come ad esempio: “Se vuoi puoi guarirmi”, “Figlio di Davide, abbi pietà di me”, “Tu sei il Cristo”, “vieni, Spirito Santo”, “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, oppure semplicemente “Padre”. Ma tutto ciò senza che la mente sia afferrata dal ragionamento.

Salì sul monte a pregare (di Pd.Raniero Cantalamessa)


Luca 9, 28b-36



Luca, nel suo vangelo, chiarisce il motivo per cui Gesú quel giorno "salì su un alto monte": vi salì "per pregare". Fu la preghiera che rese il suo vestito bianco come la neve e il suo volto splendente come il sole. Partiamo da questo episodio per esaminare il posto che la preghiera occupa in tutta la vita di Cristo e cosa essa ci dice sull'identità profonda della sua persona. Qualcuno ha detto: "Gesú è un uomo ebreo che non si sente identico a Dio. Non si prega infatti Dio se si pensa di essere identico a Dio". Lasciando da parte per il momento il problema di cosa Gesú pensasse di se stesso, questa affermazione non tiene conto di una verità elementare: Gesú è anche uomo ed è come uomo che prega. Dio non potrebbe neppure avere fame e sete, o soffrire, ma Gesú ha fame e sete e soffre perché è anche uomo. Al contrario, vedremo che è proprio la preghiera di Gesú che ci permette di gettare uno sguardo nel mistero profondo della sua persona. È un fatto storicamente attestato che Gesú, nella sua preghiera, si rivolgeva a Dio chiamandolo Abbà, cioè caro padre, padre mio, e perfino papà mio. Questo modo di rivolgersi a Dio, pur non del tutto ignoto prima di lui, è talmente caratteristico di Cristo da obbligare ad ammettere un rapporto unico tra lui e il Padre celeste. Ascoltiamo una di queste preghiere di Gesú, riportata da Matteo:
"In quel tempo Gesù disse:
Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. "Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11, 26-27).

Tra Padre e Figlio c'è, come si vede, una reciprocità totale, "uno stretto rapporto famigliare". Anche nella parabola dei vignaioli omicidi emerge chiaro il rapporto unico, come di figlio a padre, che Gesú ha con Dio, diverso da quello di tutti gli altri che sono chiamati "servi" (cf. Mc 12, 1-10). A questo punto sorge però un'obbiezione: perché allora Gesú non si è attribuito mai apertamente il titolo di Figlio di Dio durante la sua vita, ma ha parlato sempre di se come del "figlio dell'uomo"? Il motivo è lo stesso per cui Gesù non dice mai di essere il Messia e quando altri lo chiamano con questo nome è reticente, o addirittua proibisce di dirlo in giro. La ragione di questo modo di comportarsi è che quei titoli erano intesi dalla gente in un senso ben preciso che non corrispondeva all'idea che Gesù aveva della sua missione.
Figlio di Dio erano detti un po’ tutti: i re, i profeti, i grandi uomini; per Messia si intendeva l'inviato di Dio che avrebbe combattuto militarmente i nemici e regnato su Israele. Era la direzione in cui cercava di spingerlo il demonio con le sue tentazioni nel deserto… I suoi stessi discepoli non avevano capito questo e continuavano a sognare un destino di gloria e di potere. Gesú non intendeva essere questo tipo di Messia. "Non sono venuto, diceva, per essere servito, ma per servire". Egli non è venuto per togliere la vita a qualcuno, ma "per dare la vita in riscatto per molti". Cristo doveva prima soffrire e morire perché si capisse che tipo di Messia era.
È sintomatico che l'unica volta che Gesú si proclama lui stesso Messia è mentre si trova in catene davanti al Sommo Sacerdote, in procinto di essere condannato a morte, senza più possibilità ormai di equivoci. "Sei tu il Messia, il Figlio di Dio benedetto?", gli domanda il Sommo Sacerdote, e lui risponde: "Io lo sono!" (Mc 14, 61 s.). Tutte i titoli e le categorie dentro cui gli uomini, amici e nemici, cercano di inquadrare Gesú durante la sua vita, appaiono strette, insufficienti. Egli è un maestro, "ma non come gli altri maestri", insegna con autorità e in nome proprio; è figlio di David, ma è anche Signore di David; è più che un profeta, più che Giona, più che Salomone. La domanda che la gente si poneva: "Chi è mai costui?" esprime bene il sentimento che regnava intorno a lui come di un mistero, di qualcosa che non si riusciva a spiegare umanamente. Il tentativo di certi critici di ridurre Gesú a un normale ebreo del suo tempo, che non avrebbe detto e fatto nulla di speciale, è in contrasto totale con i dati storici più certi che possediamo su di lui e si spiega solo con il rifiuto pregiudiziale di ammettere che qualcosa di trascendente possa apparire nella storia umana. Tra l'altro, non spiega come un essere così ordinario sia diventato (a detta di quegli stessi critici) "l'uomo che ha cambiato il mondo".
Torniamo ora all'episodio della Trasfigurazione per trarne qualche insegnamento pratico. Anche la Trasfigurazione è un mistero "per noi", ci riguarda da vicino. San Paolo, nella seconda lettura dice: "Il Signore Gesù Cristo trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso". Il Tabor è una finestra aperta sul nostro futuro; ci assicura che l'opacità del nostro corpo un giorno si trasformerà anch'essa in luce; ma è anche un riflettore puntato sul nostro presente; mette in luce quello che già ora è il nostro corpo, al di sotto delle sue misere apparenze: il tempio dello Spirito Santo. Il corpo non è per la Bibbia un'appendice trascurabile dell'essere umano; ne è parte integrante. L'uomo non ha un corpo, è corpo. Il corpo è stato creato direttamente da Dio, assunto dal Verbo nell'incarnazione e santificato dallo Spirito nel battesimo. L'uomo biblico rimane incantato di fronte allo splendore del corpo umano: "Mi hai fatto come un prodigio. Sei tu che mi hai tessuto nel seno di mia madre. Sono stupende le tue opere" (Sal 139). Il corpo è destinato a condividere in eterno la stessa gloria dell'anima. "Corpo e anima, o saranno due mani giunte in eterna adorazione, o due polsi ammanettati per una cattività eterna" (Ch. Péguy).
Il cristianesimo predica la salvezza del corpo, non la salvezza dal corpo, come facevano, nell'antichità, le religioni manichee e gnostiche e come fanno ancora oggi alcune religioni orientali Che dire però a chi soffre? a chi deve assistere alla "sfigurazione" del corpo proprio, o di quello di una persona cara? Per costoro è forse il messaggio più consolante della Trasfigurazione. "Egli trasfigurerà il nostro misero corpo conformandolo al suo corpo glorioso". Saranno riscattati i corpi umiliati nella malattia e nella morte. Anche Gesù, di lì a poco, sarà "sfigurato" nella passione, ma risorgerà con un corpo glorioso, con il quale vive in eterno e al quale, la fede ci dice che andremo a ricongiungerci dopo morte.

martedì 6 novembre 2007

CROCIATA D'INTERCESSIONE


Antonio (settimana trascorsa in day-hospital per accertamenti è stato dimesso del tutto da lun 5/11 ricomincia la scuola, la famiglia si è avvicinata a Jeshua ... Gloria solo a Dio!!!)
Bruno (operazione d'urgenza sospetto tumore)
Susanna 25 anni tumore
Filippo (bimbo malato dalla nascita in ospedale)
Giusi (ricerca vocazionale)
Martina (adolescente in difficoltà)
Sara (sorella ad un bivio spirituale di un momento molto delicato)
Rachele (giovane carismatica 27 anni varie metastasi, molto grave)
Domenico (piccolo bimbo non è ancora chiaro il problema)
Vittorio (problemi vari)